Una legge elettorale fatta di compromessi per allineati e coperti, per garantire carriere a quanti sono da 20 o 30 anni e passa  in politica e non hanno mai lavorato, messi in collegi sicuri o doppi per far scattare il secondo o la seconda in graduatoria, pescati dalla lista degli  impresentabili e pronti a votare inciuci parlamentari. Pierluigi Diso, avvocato,  che in politica ne ha viste e subite in tutte le salse pesca, a piene mani nelle citazioni letterarie e nei brani musicali, tenendo nel cesto della frutta andata a male per le tante mele marce non rimosse per tempo, anche le deiezioni dei “polli renziani’’ di manzoniana memoria.  E da qui il gioco di parole sulle Idi e le Ire di marzo ci sta bene. Si vada comunque a votare per tenere alto il quorum, altrimenti per gli strateghi della politica sarà un pacchia verso la Camera e il Senato. E infatti contano sull’astensionismo per farsi i calcoli…propri. La scelta è ampia e il Paese ha bisogno di discontinuità, visto che non possiamo scegliere chi mandare in Parlamento o tenere a casa, magari per un utile esperienza di lavoro in campagna o nelle stalle dove si respira aria di fatica. Un voto giusto, ognuno è libero di scegliere come gli pare, ma l’importante è che ragioni con la propria testa, evitando la consueta conta correntizia, di pressione o di lusinghe proprie dei collegi elettorali unici. Ricordiamoci di Matera e dei tanti venduti e opportunisti (con le dovute ma sparute eccezioni) che impropriamente  e  immeritatamente ci rappresentano. Idi e Ira di Marzo insieme.  E usiamo pure la forza Brut..a. La storia si ripete e a fin di bene. Buona lettura e fate buon Diso a cattivo gioco…

 

 

 

Tutti contro tutti e i conti alle Idi di marzo.

 

Siamo in campagna elettorale e mentre le folle si allontanano dalla politica e giovani si girano dall’altra parte, tra le mani mi è capitata oggi una poesia di Costantino Kavafis, Idi di marzo, mai così attuale. Una poesia di ispirazione politica, così come lo fu quella del Manzoni Marzo 1821,  insieme a Aprile 1814 (sul tremendo linciaggio da parte della folla milanese del ministro delle finanze Giuseppe Prina, alla caduta del Regno d’Italia nell’aprile del 1814) Il proclama di Rimini (che rievoca l’appello all’indipendenza della penisola lanciato da Gioacchino Murat, fedelissimo di Napoleone ed ex re di Napoli) e Il cinque maggio, in cui si ricorda la figura del grande generale francese. L’ode manzoniana fu scritta tra il 15 ed il 17 marzo del 1821, sull’onda dell’entusiasmo per il probabile intervento sabaudo (Vittorio Emanuele I il 13 marzo aveva abdicato in favore del fratello Carlo Felice, e il reggente Carlo Alberto di Savoia aveva manifestato simpatie per gli insorti). Tuttavia, Carlo Alberto tolse presto l’appoggio ai moti piemontesi, stroncando sul nascere le speranze e le illusioni che potesse unirsi alle forze lombarde per liberare il Nord Italia dal dominio austriaco. Ma qual è il dominio da cui l’Italia dev’essere liberata? Gli elettori vivono una confusione totale in cui nessuno ha capito la nuova legge elettorale che adesso in molti ribattezzano come nuovo porcellum. Ma passerà anche il 4 marzo e gli italiani ricorderanno quella data solo pensando a Lucio Dalla. D’altronde la campagna elettorale è a ciclo continuo e non accade mai nulla di nuovo: c’è il giovane che ha fondato un nuovo centro-sinistra; l’inossidabile imprenditore delle tv; la passionaria che avrebbe fatto meglio dell’attuale sindaco di Roma; il comico genovese che sembra farsi da parte e dare largo ai giovani; il populista che grida contro i migranti e i meridionali ed infine l’inventore dell’attuale legge elettorale che unirà le forze politiche, ma dopo il 4 marzo, in una confusione totale, tanto che si prevedono già molte schede nulle. Se alle “Calende di Marzo” (4 marzo2018)  molti italiani si recheranno alle urne per esercitare il loro diritto di voto e compiere il loro dovere di cittadini, alle “Idi di Marzo” si tireranno le somme della politica italiana prima, materana poi, ma in prospettiva di un futuro recente anche regionale. Qualcuno siederà nell’emiciclo parlamentare e molti saranno “pugnalati”? Si assisterà ad una nuova rottamazione o il popolo sceglierà la restaurazione? Oppure rivivremo quanto visto nel film di scritto, diretto e interpretato da George ClooneyLe Idi di marzo , ambientato nel mondo politico Usa in un futuro prossimo, nel corso delle primarie in Ohio per la presidenza del Partito Democratico. Lì i protagonisti sono un giovane e idealista guru della comunicazione e il candidato alla presidenza per cui il primo lavora e che si troverà suo malgrado coinvolto negli inganni e nella corruzione che lo circondano. Le Idi di marzo ricordano l’uccisione di Cesare, in una congiura che le ha rese celebri anche in seno non solo alla storia, avendone fatto, in buona sostanza una vera e propria metafora nella quale, spesso e volentieri, ci si imbatte anche nella vita di tutti i giorni. Le idi di Marzo raccontano dell’omicidio di Giulio Cesare che, tratto in un imboscata da alcuni congiurati, tra i quali il figlio Bruto, venne ucciso in nome della Repubblica. Di fatti, gli assassini di Cesare pensavano che egli volesse concentrare su di sé il potere assoluto, ragion per cui decisero di eliminarlo. La congiura che portò alla morte Giulio Cesare e della quale esistono diverse rappresentazioni pittoriche, teatrali e cinematografiche, è rimasta legata a doppia mandata alla data nella quale si è consumata che risulta essere proprio il 15 del mese di Marzo e, in data romana, le Idi di Marzo. Usare oggi il termine Idi di Marzo in un discorso o leggerlo sulle pagine di un giornale non è poco frequente, anzi, quando ci si riferisce a qualcuno dicendo “sono state le sue Idi di Marzo”, si può voler dire che un dato evento o una particolare decisione hanno segnato la fine di chi è oggetto della metafora.

Pierluigi Diso