• Guarda che Mamma se ne va, se non fai il bravo.
  • Se non dici SI’ alla minestrina, la Zia se ne va, eh!
  • Se non ubbidisci a mamma, mamma non ti vuole più bene.
  • Mamma se ne va e non viene più, se continui a dire di NO.

Queste le frasi che hanno accompagnato l’infanzia di molti. Un approccio madre-bambino tutto virato sull’irrazionale, sulla negazione del dialogo e del ragionamento e puntato invece sulla violenza del ricatto, dell’abbandono e della revoca dell’amore: se non fai quel che ti dico, ti priverò della mia guida e del mio affetto, magari per sempre.

A questo genere di minacce, come aggravante terroristica, si accompagna, di solito, quella dell’arrivo del Babau, del Lupocattivo, dell’Uomonero, del Mammone, della Manolunga, dell’Orco e le due tragedie paventate, la mamma che va via – lo spauracchio dell’abbandono – e l’Orco che arriva al suo posto sono interdipendenti e nel combinato disposto dei loro effetti nefasti, incutono nel bambino allarme e sgomento e in conseguenza la – irrazionale – obbedienza ai dettati materni. Obbedienza irragionata perché appunto non frutto di un processo di acquisizione e condivisione delle regole e delle necessità, ma scelta condizionata da un moto pulsionale negativo ispirato al panico e al terrore, scelte cioè non frutto di condivisione, ma di condizionamento.

Gli effetti a lungo termine di questa “formazione” emotivo-irrazionale perdurano tutta la vita, rendendo il bambino per sempre sensibile a questo tipo di minacce che agitano, nel profondo del suo spirito, anche in età adulta, scenari di panico e di insicurezza che inducono, quindi, all’obbedienza e al conformismo nei più svariati scenari, anche elettorali e referendari.

In politica, il potere, utilizza a fondo questo strumento, anche oggi che il livello medio di istruzione, maturità e attitudine al raziocinio del popolo dovrebbe risultare più avanzato rispetto ai secoli passati, almeno in Occidente.

In Italia, nella seconda metà del ‘900, il potere democristiano riusciva a far tollerare la propria corruzione al popolo italiano paventando ogni momento il lugubre scenario sovietico quale trista unica alternativa al loro potere: guarda che viene il Mammone, guarda che dopo di noi vengono i Comunisti, e il giochino, su un popolo educato sin dall’infanzia ad aver paura che la mamma se ne possa andare via e che al suo posto venga l’Uomonero, ha funzionato sino a ieri l’altro, visto che medesimo drappo rosso fu agitato per altri venti anni dal berluconismo che del potere democristiano fu il naturale continuatore, in peggioel_coco_uomonero_2

Ora, da mesi, c’è un nuovo potere che agita in continuazione il medesimo spauracchio; il giochino è sempre lo stesso: guarda che se voti NO, mamma se ne va; attenzione, se non vinco i referendum me ne vado via, lascio la politica. E il popolo italiano, bambino irrazionale, si intimidisce, trema nel buio delle camerette al sol pensiero che mamma se ne va, che la Zia se ne va e non viene più e che la nonna non gli vuole più bene.

Da diverso tempo infatti già sento dire da qualcuno, per riflesso condizionato (non per razionale analisi politica): ma se cade l’attuale premier, a chi potremmo mai affidare le sorti del Paese? Proprio nel senso che se se ne va la mamma, chi arriva? Il Babau?

Viene in mente il grande scienziato russo del secolo scorso, Ivan Pavlov.