Governissimo da dimenticare? Vincenzo Viti, politico navigato, che alcuni vorrebbero si ritirasse a vita privata magari per scrivere qualcosa che analizzi fallimenti e prospettive della politica lucana, è tra i più tenaci nel portare avanti la bandiera del confronto. E, nella nota che segue, si rivolge all’ex sindaco Salvatore Adduce affinchè riprenda le redini e la proposta di un ‘governo di scopo’ – dopo quella del governissimo- sulle cose da fare. Ma per farle occorre avere le idee chiare, senza pregiudizi e preclusioni, e che parte della eterogenea maggioranza dell’Arca di Noè, che ha eletto e poi tenuto in bilico( o fatto finta, rimediando una figuraccia per non avere portato a casa al momento nulla di appariscente) Raffaello De Ruggieri e delle varie anime del Pd mettano da parte le attese e i calcoli della campagna elettorale e delle elezioni per le segreterie. Il nodo è questo aldilà di quanto concordato per i quattro assessori in giunta per l”ingresso del Pd, della vicepresidenza in giunta, dell’ingresso nel cda della Fondazione e di altra visibilità di qua o di là come l’Ente Parco. Ma l’ultima parola spetta al sindaco, che ha tirato avanti finora con la logica premiante del ”divide et impera” barcamenandosi alla grande tra Matera, Potenza e Roma. Durerà? Ormai il bilancio è al sicuro e la strada è in discesa fino alle prossime elezioni e buttare il gioco a terra non conviene a nessuno. O sbaglio?…

TOCCA AD ADDUCE RIPRENDERE IL BANDOLO DELLA MATASSA

 

“”Leggo dalle cronache, non si sa quanto informate o ispirate, della possibilità che gli ormai troppo lunghi conversari possano aver indotto il Sindaco di Matera a considerare chiuso il dialogo con il Pd in assenza di una soluzione condivisa.

Credo di essere stato fra i primi a sollecitare il Pd a proporsi come attore di una iniziativa che lo riposizionasse all’interno del progetto di Matera capitale, dal quale il voto amministrativo lo aveva escluso.  Ciò che avrebbe peraltro preteso un serio indizio di rinnovamento che finora non è venuto né potrebbe essere sollecitato  solo a livello regionale  senza che  riguardi concretamente e radicalmente la città capoluogo.

Per queste ragioni e seguendo il filo di un ragionamento con cui mi sono prefisso di contribuire alla ricerca di una via di uscita dall’ impasse , mi permetto di  riassumere alcuni dei punti che considero non solo decisivi ma urgenti :

-non è più consentito di indulgere nel vecchio contrattualismo su numeri e su posti in Giunta. Mentre è urgente conseguire un accordo sull’Agenda e su un’equa e realistica ripartizione  di  postazioni con cui si attribuisca al Pd un ruolo di piena corresponsabilità anche ai fini della credibilità e della tenuta dell’ Intesa; questione accessoria la ricerca di un competenze nuove in linea con la qualità degli obiettivi cui si dovrà lavorare;

-per queste ragioni partecipazione al progetto politico e presenza nel governo cittadino dovrebbero coincidere,così da imprimere un forte rilancio di legislatura non soggetto  a ripensamenti o giochi o autunnali trappole levantine;

-la prospettiva non è, non può essere il Governissimo,che presume la esplicita identificazione delle componenti consiliari in una coerente cornice politica,ma un ‘Governo di Scopo’,frutto anche

della condivisione delle emergenze che la città vive, assediata com’è dai problemi di manutenzione ordinaria, dal recupero di  funzionalità dei servizi più vicini alle domande e alle sofferenze dei cittadini, dall’incalzare sopratutto delle scadenze finora non evase cui la città viene chiamata in vista del 2019.

Credo sia giusto considerare che il tempo, mentre sta logorando, dissolvendo  e distruggendo ogni residua possibilità di ripresa di un profilo progettuale e amministrativo adeguato agli impegni che fervono, alimenta i tanti tentativi  in corso di anticipare la dichiarazione di morte presunta del progetto di Matera Capitale .  Come si rileva  sia dalla “Stampa” nazionale (a trazione piemontese)  sia dalle incalzanti osservazioni polemiche che  salgono da contesti che concorrevano con Matera per l’attribuzione del riconoscimento a capitale culturale (vedi Ravenna).

Tutto ciò considerato, e immaginando che il Sindaco abbia sentito le componenti che lo hanno finora sostenuto,credo sia giunto il momento di concludere con la definizione di un Accordo sull’Agenda e sul più realistico profilo di un Governo da sottoporre al Consiglio Comunale e alla città.

Chiamando il Sindaco uscente, Adduce, ad assumere un ruolo che si colleghi al suo impegno politico e istituzionale e a concorrere così  al conseguimento degli obiettivi che l’intera comunità pretende vengano decorosamente realizzati.

Sono convinto che questa sia la strada,l ‘unica percorribile con il concorso di tutte le volonta’.

Il Sindaco lo sa bene,avendogliela io questa mattina esposta con grande, aggiungo, condivisa chiarezza.

Chiunque perciò oggi se ne sottragga,per calcolo o per bulimia,si assumerebbe gravi e irrevocabili responsabilità.””