Questa mattina insieme a Roberto Speranza, Giannino Romaniello (segretario regionale della CGIL all’epoca dei 21 giorni alla Sata di Melfi), Antonello Molinari e con altri compagne/i e amici di Articolo Uno- MDP, siamo andati a diffondere un volantino sulla questione dell’Articolo 18 e sulle politiche industriali che riguardano il futuro dell’automotive in Italia e in Basilicata a partire dallo stesso stabilimento Sata di Melfi.”

Comincia così il comunicato stampa diffuso da Vincenzo Folino che racconta la giornata di mobilitazione nazionale di “Articolo Uno -Mdp” dinanzi ai cancelli delle fabbriche dove si è tornati con “umiltà” dopo una stagione che aveva disabituato i lavoratori a prassi, invece, considerate “normali” della dirigenza della sinistra. Un ritorno che sembra abbia raccolto anche qualche prevedibile contestazione.

“Ci siamo ritrovati –continua Folino– quindi a fare il nostro dovere di militanti politici tra i lavoratori, con il punto interrogativo della dialettica politica, innescata da un volantino non firmato. Nessuna polemica (tranne qualche rarissima battuta, ovviamente del tutto comprensibile considerato il clima e le questioni aperte), ho osservato con attenzione e curiosità l’atteggiamento di una massa considerevole di lavoratori giovani e meno giovani, donne e uomini, quelli che uscivano con il passo rapido di chi deve tornare a casa e il volto stanco per il lavoro e la levata mattutina (immaginarsi quelli che hanno fatto il turno notturno) e quelli con i volti più distesi, ma che con eguale passo svelto si apprestavano ad entrare per il turno pomeridiano.”

Il diario di Folino prosegue: “Molti lavoratori hanno preso di buon grado il volantino, qualcuno con curiosità, qualche altro sorpreso, qualcuno stizzito con qualche imprecazione. Ecco, dopo tanto tempo e una politica sempre più virtuale o social, trovarsi io presunto legislatore od oppositore a misurare concretamente la presa dei ragionamenti o delle posizioni politiche della “Sinistra” sui diretti interessati, su quella “Classe Operaia” che seppure non può più essere blocco sociale é certamente il soggetto principale di riferimento di un movimento che fa riferimento all’articolo Uno della Costituzione e che fa di una nuova civiltà del lavoro il suo primario obiettivo politico.”

Con la presa di coscienza del profondo solco che negli anni si è scavato tra palazzo e vita reale:  “E allora ti rendi conto plasticamente delle distanze tra le parole e la vita reale, misuri la fragilità della relazione tra rappresentanti e lavoratori, cogli le loro riserve, attenuate da un sorriso al tuo buongiorno. Ecco tutto questo è la conseguenza di una politica vissuta tra slogan e gli hashtag, che ha smarrito la strada, la funzione e il rapporto con la gente. Le rotture nelle comunità, la frantumazione delle reti di fiducia si ripercuotono negativamente anche quando il soggetto e l’oggetto di una proposta (reinserimento dell’art. 18) riguarda direttamente loro, la condizione di lavoro e di vita.”

E la consapevolezza della bontà di una scelta che riporta la politica là dove deve stare: “Penso abbiamo fatto bene ad andare ad incontrare oggi i lavoratori della Sata, della Siderpotenza e dell’Italtractor, dobbiamo ricostruire i rapporti, le relazioni, la fiducia reciproca, con umiltà e la necessaria autocritica anche da parte di una sinistra che ha sottovalutato le conseguenze della globalizzazione. A coloro che hanno espresso quella forte critica vorrei dire che c’è bisogno di un nuovo percorso comune e condiviso per ridare forza e dignità al mondo del lavoro e che la dialettica politica sia sul versante del M5S che di altre espressioni di sinistra non può fermarsi alla cronaca di questi giorni, c’è bisogno di approfondire e riflettere perché di fronte al crescere di una destra neoliberista, ruvida, intrisa di egoismi territoriali, occorrerà contrapporre un progetto di cambiamento sociale ed economico nel quale ognuno, da MDP ad altre forze di cambiamento ed una parte dello stesso PD dovrà assumere la propria parte di responsabilità per non far deragliare questo nostro bel Paese.”