Fischia il vento… della piazza e più di qualcuno s’incazza sull’onda del ” non disturbate il manovratore”. I canali preferenziali si sono otturati in via del Nazzareno e non va nemmeno bene al di qual e al di là del Reno. L’Italia ha bisogno di serietà e senso di responsabilità, di confronti leali e di chiarezza, evitando i compromessi, le prove di forza e gli ammiccamenti compromissori all’insegna del “me ne fregoTiriam Innanz… tanto si stancheranno e mi, ci ringrazieranno”.

Senza scelte precise e condivise, sui tempi e sulle cose da fare, senza la liberazione di risorse rivenienti dai tagli in alto sulla miriadi di improduttive realtà ministeriali e paraministeriali non andiamo da nessuna parte. Non si può continuare a tartassare in basso i soliti noti, scaricando la patata bollente sui Comuni che per assicurare un minimo di servizi dovranno aumentare le imposte. E che dire dell’Iva destinata a lievitare di qualche altro punto, tariffe più care? Ma gli acquisti  proprio restano al palo perchè le retribuzioni sono bloccate da un quinquennio, idem le pensioni sociali e gli investimenti languono per tutta una serie di questioni irrisolte che vanno dai lacci della burocrazia alla corruzione ai costi dei servizi. Gli 80 euro, per una parte della popolazione, e il tfr in busta paga per gli autonomi non sono la panacea (e nè poteva esserlo) per dare uno scossone all’economia del Paese.

Non si può passare da una inaugurazione all’altra di fabbriche (magari mandando a casa gli operai come accaduto nel Bresciano) o tagliare il nastro per l’abbattimento del diaframma senza una politica industriale e del lavoro di riferimento. Manca da 20 anni e passa e continuano le dismissioni, le delocalizzazioni senza colpo ferire mentre continua la campagna acquisti a prezzi convenienti di tanti marchi del made in Italy, che ormai nulla o poco hanno a che vedere con la nostra filiera o tradizione. E non si può continuare con il valzer ubriacante di dati ricorrenti su spread, occupazione, pil e altro ancora , dispensati ora dall’Istat ora da osservatori di varia tendenza che si baloccano su uno o,o1 periodico di miglioramento di questo o quel parametro, puntualmente offuscato da brusche regressione. E non si può continuare a sciorinare i dati sul recupero dell’evasione fiscale quando il nostro Paese – nel solco del compromesso del Nazzareno- continua a tener bloccati i possibili rientri di capitali dalla Svizzera su parametri e identità davvero risibili. Quando si deciderà di definire la cosa gran parte dei capitali sarà finita nei ”paradisi fiscali”.

Quelli hanno un futuro, per i nostri giovani invece no. Continuano a emigrare e tra loro anche tanti boy scouts che laurea e posti di lavoro li hanno trovati all’estero. Una contraddizione: formiamo eccellenze che fanno la fortuna di altre economie e si continua a non investire in ricerca, istruzione, servizi. Occorre credibilità anche sulle opere pubbliche: lo sbloccare a tutti i costi non deve procurare altri guasti favorendo irregolarità negli appalti, pur di semplificare ovunque, senza preoccuparsi della gestione futura degli stessi. Ed è questa la pecca maggiore del Bel Paese: far fare e poi abbandonare o peggio condonare, come evidenziano gli effetti negativi del maltempo.

Il  buon governo, la buona amministrazione si assicurano dando il buon esempio con regole precise, ferme, che evitino di penalizzare una parte consistente del Paese: giovani, anziani e precari continuano a restare nel limbo di un programma e di una attenzione che verranno quando sarà. Così non funziona. I sorrisi di circostanza, le dichiarazioni di ascolto per poi continuare a fare altro non servono, sopratutto quando si ricordano significati e prospettive aperte dopo il crollo di tanti muri: da quello di Berlino a quello occhettiano della Bolognina, al diaframma di valico in Val di Sambro.

Occorre cambiare stazione e binario, magari ascoltando gli sbuffi della ”Locomotiva” dei Modena che  è in pressione da sempre tra alte velocità e passaggi panoramici, lungo contrade, marine, officine e colli. Toccherà anche Roma con una fermata al Quirinale…in attesa di un ” Italiani in carrozza!”. Ma questo è un altro discorso.