Il tormentone continua e le polemiche sulla elezione di Salvatore Adduce a presidente della Fondazione ”Matera-Basilicata 2019” non sembrano destinate a cessare. E per farlo occorrerebbe un parere giuridico che le metta a tacere per sempre, altrimenti le richieste di commissariamento si faranno incessanti – come sarebbe stato opportuno fare già da tempo , quando il peso deleterio della mediocrità e dell’opportunismo della politica e il lungo silenzio istituzionale sulla mancata modifica dello Statuto, avevano messo a nudo l’immobilismo, nelle diverse articolazioni, dell’intero programma ” Matera 2019”.

Il nodo continua a essere il consiglio di amministrazione svoltosi a Potenza il 28 marzo scorso che ha determinato -come riportano le cronache-il voto a maggioranza (astenuta l’ex presidente Aurelia Sole) per la elezione del neo presidente della Fondazione, con la delega affidata dal sindaco di Matera al consigliere comunale Salvatore Adduce.

C’è una lettera del sindaco Raffaello De Ruggieri, datata 29 marzo 2018, che lo nomina a componente del consiglio di amministrazione della Fondazione di Partecipazione ”Matera -Basilicata 2019”.

Nella premessa si cita l’articolo 15 del vigente Statuto ”secondo cui il consiglio di Amministrazione è composto da cinque membri tra cui ”il sindaco pro tempore del Comune o suo delegato”.

Considerato che lo scrivente“, motiva il primo cittadino, ”nell’ambito delle attività istituzionali. non può assicurare con continuità la presenza nel predetto organismo nel quale, peraltro, vengono portati in discussione argomenti di rilevante importanza’‘, si ritiene necessario -scrive De Ruggieri-  ”assicurare una qualificata presenza all’interno del citato organismo che possa garantire continuità di presenza in vista del conseguimento degli obiettivi della Fondazione e dell’attuazione dei contenuti del dossier” e di conseguenza ”di poter individuare nel consigliere comunale sen. Salvatore Adduce la persona a cui poter delegare l’incarico di cui sopra”.

Si parla di delega, vista la facoltà concessagli dalla legge. E qui è il punto l’articolo 15 dello Statuto (pubblicato sul sito della Fondazione) al primo rigo recita che ”il consiglio di Amministrazione è composto da cinque membri: il sindaco pro-Tempore del Comune di Matera, o suo delegato di volta in volta delegato per ogni singola seduta” e via via tutti gli altri.

Se è così. Serve una delega ad hoc e lo Statuto parla chiaro. Il dubbio resta e si aggiunge alle perplessità sollevate in consiglio comunale dal consigliere Paolo Manicone e poi dal M5S, circa la “inconferibilità” della nomina indica dal decreto ‘Severino’ n. 39/2019.

Attendiamo chiarezza, aldilà delle spiegazioni verbali dei protagonisti riportate da vari organi di informazione -come il Quotidiano e la Gazzetta del Mezzogiorno- su come sono andate le cose sul piano procedurale, per sgomberare il campo una volta per tutte da dubbi e le perplessità sulla nascita del nuovo esecutivo, alla guida di una Fondazione sempre più regionalizzata come dimostra la sua storia dell’ultimo triennio.

L’entusiasmo e il coinvolgimento durati fino alla esplosione di gioia dell’ottobre 2014, data della proclamazione di Matera a capitale europea della cultura 2019, sono solo uno sbiadito ricordo.

Sappiamo cosa è accaduto dopo, sopratutto a livello politico, con i ribaltoni elettorali e le faide tra le diverse e interessate anime in casa Pd, che hanno mantenute intatte vecchie e nuovi ruggini.

Il resto, con la palla al piede di una campagna elettorale perenne, è storia di oggi con gli appelli e i tentativi a rimboccarsi le maniche per un anno di eventi e di un contenuto programma di opere pubbliche che, speriamo, si possano realizzare per l’anno dopo che verrà…