E’ una domanda retorica, ovviamente, quella del titolo di questo articolo. Perchè è stato davvero impressionante assistere a quelle scene di violenza in TV della polizia spagnola (senza che nessuno la aggredisse) che manganellava e picchiava pacifici cittadini che volevano semplicemente votare, deporre una leggera e non contundente scheda di carta nell’urna (nessun’arma, nessun bastone, nessuna molotov). Tutto qui.

Il referendum era illegale? Benissimo, non avrebbe avuto alcun seguito giuridico! Non era sufficiente dichiararlo tale e non dargli seguito, senza mostrare i muscoli e ferire 800 persone inermi, come riferisce la cronaca?

Davvero un atto grave e miope, questa odiosa prova di forza (persino contro i vigili del fuoco), con i suoi oscuri richiami ad un passato non troppo lontano, con quel Franchismo durato per troppo lungo tempo. Una violenza gratuita e sproporzionata che ha regalato -per altro- ulteriore gas alla spinta separatista.

A completare l’opera di questa pessima gestione dell’evento catalano sono poi le dichiarazioni successive del premier spagnolo Mariano Rajoy il quale in diretta tv ha affermato (senza temere il ridicolo) che : “Oggi non c’è stato alcun referendum, è chiaro a tutti “!

Per poi continuare, sulla stampa, dove ha affermato che questo referendum “è stato un ricatto di pochi” e che “la maggioranza del popolo catalano non ha partecipato alla sceneggiata degli indipendentisti. Queste persone hanno dato prova di senso civico e grande rispetto per i principi che sono alla base della nostra convivenza: oggi abbiamo constatato la forza della democrazia spagnola”.

Davvero un voler andare contro l’evidenza, un voler negare la realtà sotto gli occhi del mondo. E ciò sarebbe solo ridicolo se non ci fosse il tragico delle manganellate, della violenza della polizia sui votanti.

 

Basterebbe, infatti, fare il rewind delle immagini di tutti i TG andati in onda prima di domenica per verificare come sia le piazze piene che l’appoggio della quasi totalità delle istituzioni catalane a sostegno del referendum siano lì a dimostrare l’inconsistenza di quel presunto “ricatto di pochi“.

Sull’affluenza poi alle urne, basta il dato della giornata di ieri a rendere inconsistente l’affermazione di Rajoy. Infatti, pur con quel clima di paura creato dal governo centrale con l’annunciato intervento della polizia ai seggi per impedire il voto (puntualmente accaduto) sono andati a votare oltre due milioni sui cinque aventi diritto: oltre il 40% ! Mica bruscolini. Circostanza questa che lascerebbe legittimamente immaginare che senza la tensione creata, alle urne si sarebbe recata la maggioranza degli elettori. E magari il SI non avrebbe preso questo plebiscitario attuale 90%.

 

Insomma, a causa della scelta del governo spagnolo, non sapremo mai se quella maggioranza che non si è recata alle urne, non ci è andata per paura o per dissenso con il referendum.

Non sarebbe stato meglio per la democrazia spagnola (e non solo) sapere cosa pensassero per davvero la maggioranza dei cittadini catalani?

Ma questa, ci rendiamo conto, che è proprio una domanda alla “Catalano”, di quel Massimo Catalano (pace all’anima sua) campione dell’ovvietà che popolava i programmi televisivi di successo di Renzo Arbore.

In democrazia, infatti, pensiamo sia sempre meglio sapere come la pensano i cittadini. Poi se ne discute (e magari anche prima) e si valuta il da farsi. Impedirglielo, persino con la violenza, come abbiamo vista fare in Spagna non è cosa buona e giusta. Non porta a nulla di buono.

Ciò indipendentemente dall’oggetto del contendere. E se si è d’accordo o meno. Ovviamente.