Il fondatore del Partito popolare italiano Don Luigi Sturzo di certo è rammaricato, usiamo un eufemismo, del quadro scolorito dei moderati e di ispirazione cristiana che girano dentro e fuori il Parlamento del Bel Paese, figuriamoci in Basilicata. E il malcontento ci sta tutto. Gli eredi di quella esperienza novecentesca farebbero bene a rileggere cosa significa stare al Centro della politica e se ne si hanno i requisiti. La storia del dopoguerra riporta che sono gemmate nelle diverse stagioni della Repubblica, spesso deludenti, prima la Democrazia cristiana e poi dopo la implosione innescata da Tangentopoli una galassia di soggetti centristi senza ‘’né amore e né sapore’’ e né identità e di diversa consistenza con i maggiori, come Forza Italia e il Pd, che non hanno – dopo la scoppola elettorale del marzo scorso- ritenuto opportuno procedere ad alcuna autocritica. E del resto occorre consolidare posizioni e quote di potere. Pierluigi Diso punta a una inversione di rotta con l’appello agli uomini liberi che intendono realizzare il Rinascimento della Regione e della Città. Occorre essere sognatori e uomini d’azione, sulla scia del sacerdote di Caltagirone e trasformare il pensiero e l’atteggiamento dei cattolici italiani verso la vita moderna e i problemi sociali perché – ricordando Sturzo – “se il cattolicesimo è religione, il partito è politica, è divisione”, ma anche condivisione. Sogni ad occhi aperti, con la benedizione di don Sturzo.

LA NOTA DI PIERLUIGI DISO

Un politico materano della Prima Repubblica avrebbe detto che dopo ogni consultazione elettorale va fatta l’analisi del voto. Dal 5 marzo 2018 ad oggi ciò non è ancora avvenuto e ci si limita solo a contestare Salvini e Di Maio, che sono al Governo solo da qualche mese. Se c’è un dato che risalta sopra ogni altro dalle ultime elezioni politiche è senz’altro la scomparsa del centro politico italiano, che con la nascita della Repubblica nel 1946 era stato sempre perno su cui hanno ruotato ogni governo e le istituzioni nazionali, nonché locali. Stavolta, invece, i due vincitori – Movimento 5 Stelle e Lega – sono l’espressione del rifiuto del centro quale forma ostentata di moderazione nei toni e nelle proposte. E le formazioni che al centro s’ispirano, da un lato Forza Italia e dall’altro il PD, sono le due grandi sconfitte del voto del 4 marzo. Non era mai accaduto prima. Nemmeno nell’Italia monarchica e pre-fascista si era avuto un successo elettorale preponderante delle ali contro i partiti centristi. Com’è stato possibile e quali conseguenze avrà quanto accaduto? Forse è stato punito un centro inconcludente? Ma il centro è ancora una tentazione senza fine e se un ex parlamentare, materano d’adozione, ha sempre detto che la politica è sogno e lui si professa ancora oggi cattolico e centrista, il sogno di un nuovo centro non può mancare, specie ai cattolici. L’utopia però dev’essere un sorta di “Paese delle regole” da costruire insieme, il luogo dei diritti ma anche dei doveri. Ecco che il sognatore non deve sfuggire alla realtà ma impegnarsi in un dialogo continuo e condivisione di intenti. In molti aspettano le mosse di Antonio Tajani, già dentro il Partito Popolare Europeo, e di Matteo Renzi che presto aderirà al PPE, mentre a livello regionale si riscopre il valore dei cattolici in politica. Va allora rivolto lo sguardo ai centristi e dire al mondo cattolico di riflettere sul voto del 4 marzo. Qui, occorre ripartire dalla Regione Basilicata e qualcosa si sta già muovendo in tal senso. L’avanzata del movimento di Grillo ha, nel contesto, un significato squisitamente demagogico e, come ‘L’uomo qualunque’ e tant’altri tentativi analoghi è destinato a non lasciare tracce nel tempo. Deve invece preoccupare la sfiducia nei partiti che restano comunque e sempre il sale della democrazia; infatti nei paesi in cui mancano i partiti prosperano le dittature. Deve nascere da questa convinzione la determinazione a lottare fino in fondo per la sopravvivenza dei partiti e con essa la volontà di vederli migliorati negli uomini e nelle idee. Ben vengano allora gli “uomini liberi e forti”, in grado di mettere a punto un progetto per la Basilicata adesso e per Matera poi, con la creazione di una classe dirigente all’altezza delle nuove esigenze di una città che sta già facendo del turismo la sua principale fonte di benessere. Occorre subito mettere insieme le migliori forze della regione e della città onde costituire quella classe dirigente in grado di realizzare in pieno la vocazioni naturali della città. Ecco lanciato un appello a tutti i veri moderati, sparsi nelle varie associazioni e partiti, agli “uomini liberi e forti” che intendono realizzare il Rinascimento della Regione e della Città. Occorre essere sognatori e uomini d’azione, sulla scia del sacerdote di Caltagirone e trasformare il pensiero e l’atteggiamento dei cattolici italiani verso la vita moderna e i problemi sociali perché – ricordando Sturzo – “se il cattolicesimo è religione, il partito è politica, è divisione”, ma anche condivisione. Bisogna allora appellarsi a tutti gli uomini liberi e forti, perché si uniscano in una battaglia politica che metta al centro la persona e che lotti contro il clientelismo e la corruzione. Nella debolezza attuale della cultura politica gli “uomini liberi e forti” possono essere il lievito per nuovi fermenti che attraversano il mondo cattolico in cerca di moralità pubblica e privata nel confronto continuo di quel mondo con le istanze laiche e riformiste. Riprendere oggi il pensiero di Don Luigi Sturzo ci permette di seminare utopie, ma anche di riflettere sulle condizioni necessarie perché ciascuno faccia la sua parte nel perseguire il bene comune, sapendo che il destino di tutti dipende dall’apporto di ciascuno di noi. Un parroco di Pisticci a fine settembre ha fatto sentire la sua voce ricordando che “… c’è una responsabilità che appartiene a ciascuno di noi”. Ecco che i cattolici devono tornare ad assumere le loro responsabilità verso la cosa pubblica, partendo dall’esaminare i valori di un dialogo attento tra fede e politica, in cui siano garantiti gli ambiti di autonomia di ciascuno. I cattolici devono tornare ad essere parte attiva nella società civile, perché l’ispirazione religiosa può tornare ad offrire nuove prospettive all’impegno nel sociale. Il pensiero sturziano del ‘900 è ancora attuale e travalica le specifiche occasioni concrete ed è capace di mobilitare energie intellettuali, chiamando in causa quegli individui che sanno ritrovarsi in ragione proprio della loro responsabilità personale e sanno cooperare per il bene comune e non del singolo. Viviamo in un momento in cui l’io travalica il noi e quindi nessuno può tirarsi indietro. L’esempio di Don Sturzo ci esorta alla scelta dell’impegno in politica come dovere di responsabilità di fronte alla propria coscienza per assolvere al meglio al dovere di cittadini che vogliono partecipare attivamente alla vita pubblica, rivendicando la propria responsabilità personale nelle scelte in campo politico, sociale ed economico.