Il DDL Cirinnà in discussione nelle aule parlamentari italiane, tanto osteggiato dai cattolici integralisti e dalla destra più retriva, tende a garantire il diritto di essere una famiglia anche a chi non vuole contrarre matrimonio. Un diritto, a oggi, non riconosciuto dalle leggi italiane, che viene inspiegabilmente negato a quasi UN MILIONE DI COPPIE che hanno messo su casa senza essersi sposate.

Un diritto che NULLA toglie alle coppie tradizionali che preferiscono le nozze, che NULLA cambia nella fruizione di diritti degli altri e nessun obbligo comporta per chi è già sposato e per chi desidera sposarsi.

Non c’è ragione logica, quindi, nell’opporsi a una legge che, con decenni di ritardo rispetto alle democrazie europee, viene a sanare la discriminazione verso chi, per onestissime ragioni proprie, non intende celebrare nozze e sponsali per mettere su famiglia.

Non si comprende lo scomposto allarme di alcune frange estremiste che credono di vedere in questa legge una minaccia per la famiglia, quando essa è invece, alla evidenza dei fatti, un allargamento del diritto a essere famiglia a chi, famiglia, lo è di già nella sostanza, ma a cui vengono negati i diritti degli altri cittadini.

La polemica tormentone sugli omosessuali – che sono solamente una piccola minoranza – viene usata come spauracchio dalla destra e dai mass-media per allarmare l’opinione pubblica con problemi inesistenti – come il gender e altre terribili invenzioni.

Accadeva così anche nel 1974, per il referendum abrogativo della legge sul divorzio, quando i democristiani dell’epoca minacciavano in grotteschi comizi la dissoluzione dei costumi: “i vostri mariti lasceranno la casa” – si urlava – “le vostre mogli fuggiranno con l’idraulico”, si profetizzava, trattando da imbecilli gli elettori che, infatti, a larga maggioranza gli votarono contro, come di nuovo accadde nel 1981 per la legge 194.

Oggi come allora La Chiesa e la destra italiana sono nemici della cultura, della emancipazione, nemici dei diritti civili e vogliono tenere gli italiani nella oscura ignoranza che è il supporto secolare del loro potere.

Nella ipocrisia che li contraddistingue da sempre, i cattolici vogliono chiudere gli occhi davanti alla realtà, come era per il divorzio (che mancava solo in Italia), come fu per l’aborto (che mancava solo in Italia), come per la legge Merlin, come per la autodeterminazione a morire per chi non vuole sottoporsi alle spaventose torture delle malattie terminali (negata solo in Italia), come per le unioni civili che mancano solo in Italia, quasi che, il non legiferare facesse scomparire i problemi.

La volgarità della disinformazione di chi si oppone alla legge è la medesima da sempre; per la “190” si pretendeva di far credere che la legge introducesse in Italia l’aborto che invece era ogni giorno praticato clandestinamente (a pagamento da cattolicissime dottoresse o da triste mammane), si pensava di poter far credere che la legge sul divorzio introducesse le separazioni, che la legge Merlin facesse scomparire la prostituzione (e anche i cattolicissimi clienti) e adesso si cerca di equivocare come se fosse la Cirinnà a creare dal nulla le unioni fra omosessuali e i loro figli, come se queste persone non fossero pacificamente fra noi da millenni.

Avvilente è lo spettacolo del processo parlamentare di legiferazione cui stiamo assistendo, fatto non di confronto costruttivo nel dibattere la materia, ma di oscuri traffici sotterranei, trucchetti procedurali degni di avvocaticchi di quarta serie, magagnette assembleari da condominio di periferia, finti emendamenti trappola per sabotare la democratica discussione sulla materia realmente in questione, finalizzato solo a far cadere la legge e a presentarsi al Vaticano come paladini della conservazione e ad averne il consueto appoggio elettorale. Nulla di ideale, ahimè, solo calcoli di potere.

Avvilente.

La disinformazione si scatena ad ogni svolta di civiltà nel nostro Paese, oppresso da una concezione medioevale della umanità e delle singole persone alle quali, gregge, viene negato il diritto di dichiarare la propria natura e viene invece imposto, come è abitudine inveterata del clero, di coltivare in segreto le proprie tendenze, continuando ad esecrale in pubblico.

L’Italia stenta a divenire un paese moderno ed è giunto il momento che le forze laiche e progressiste del nostro Paese riescano a trovare il coraggio politico di combattere a viso aperto la vigente oppressione culturale, fronteggiandola con la serenità della parola e la coerenza dei comportamenti.