“Se negli anni ’90, quando Agip, poi ENI, cominciò le prospezioni in Val d’Agri, non avevamo ancora vissuto l’esperienza della occupazione e della devastazione del nostro territorio da parte di una multinazionale petrolifera – occupazione, devastazione e inquinamento non solo di tipo fisico e ambientale, ma culturale, politico ed economico – oggi abbiamo la consapevolezza di cosa accade realmente a un territorio che si illuda di investire il proprio futuro nel petrolio: la perdita di autonomia, la cessione del proprio diritto di autodeterminarsi, la sospensione della democrazia, in nome di un astratto e ingiustificato interesse nazionale.”

E’ l’inizio di un articolato documento diffuso da Potere al Popolo di Basilicata in merito alle problematiche immediate e di prospettiva che le attività petrolifere comportano per il territorio, riportando l’attenzione ad una concezione della produzione “capitalistica” (termine demodè anche tra chi si professa di sinistra sebben solo a parole) che ha al suo centro solo la ragione del profitto fine a se stesso (altro che non esiste più destra e sinistra) che pubblichiamo integralmente a seguire:

Il problema non consiste solo o principalmente nella Strategia Energetica Nazionale, che certo andrebbe radicalmente modificata, rinunciando all’accentramento monopolistico in grandi impianti di produzione e distribuzione e orientandosi verso l’auto-produzione e la distribuzione diffusa e democratica di energia pulita. Ma tale trasformazione è attuabile solo minando alle basi la megamacchina industriale del sistema capitalista dominante, che si fonda e si alimenta su una produzione infinita di merci e di bisogni compulsivi: in questo caso una sovrapproduzione di prodotti e sottoprodotti da fonti fossili, badando a massimizzare i profitti e a scaricare i costi e i danni sugli ecosistemi, sulla salute e sull’ambiente.

Le tecniche e le tecnologie sviluppate, sono sempre più complesse e sofisticate, riservate a super esperti, ma tutte rivolte ad incrementare l’efficienza produttiva nel minor tempo possibile, massimizzando, appunto, i profitti per la grande industria. Una tecnica e una tecnologia, dunque, al servizio degli affari e non delle persone, e del tutto indifferenti ai danni e alle conseguenze che provocano, sempre più spesso al di fuori di ogni controllo, anche da parte di chi le utilizza, come ha più volte dimostrato la follia nucleare, e, in Basilicata, il disastro ambientale provocato dalla reiniezione nel pozzo Costa Molina 2 e i rischi di sismicità indotta, le cui conseguenze sono ancora sconosciute.

Ciò che è accaduto dagli anni ’90 nelle zone e nei comuni interessati dal Progetto Tempa Rossa ha dimensioni e modalità molto simili a quanto accaduto nel triangolo della morte dei territori della camorra, come ampiamente argomentato da Basilicata24 in numerosi articoli: dalle indagini relative a sversamenti di Total Mineraria, ora Total Italia S.p.A., fino alla scoperta della presenza di valori, anche migliaia di volte al di fuori dei limiti di legge per metalli pesanti, e di contaminazione da additivi chimici industriali, molto utilizzati nella fase di perforazione, mentre chi aveva il dovere di controllare e denunciare ha consapevolmente occultato, taciuto, rassicurato, mentendo!

La manipolazione e la mistificazione attuate in Val d’Agri e che si stanno attuando anche a Tempa Rossa, perciò, non sono solo di tipo tecnico-scientifico, ma riguardano anche leggi e norme anticostituzionali approvate dal Governo Renzi (come lo Sblocca Italia) e la tecnica amministrativa di cui fanno uso le istituzioni regionali, cioè relativa agli atti amministrativi che si elaborano e si approvano (Delibere di Giunta Regionale, AIA, VIA, autorizzazioni di compatibilità ambientale, paesaggistiche, etc.).

Alcuni passaggi degli atti che hanno approvato il progetto Tempa Rossa e successive varianti, e che hanno concesso le varie autorizzazioni previste, contengono inesattezze, carenze, omissioni, discrezionalità e illegittimità.

La D.G.R. (Delibera di Giunta Regionale) n. 622 del 3 maggio 2006 approva il Progetto Interregionale Tempa Rossa – Proponente Total Italia S.p.A, che prevede la realizzazione del Piano di Sviluppo del giacimento di idrocarburi, situato nella concessione di coltivazione Gorgoglione, localizzata nell’alta valle del Sauro, nei comuni di Corleto Perticara, Guardia Perticara, Pietrapertosa, Castelmezzano e Laurenzana in Provincia di Potenza, e di Gorgoglione in provincia di Matera. In pratica si autorizza la messa in produzione di cinque pozzi già perforati e del pozzo Gorgoglione 2, ancora da perforare, mediante una rete di condotte interrate che collegherà i pozzi con il Centro di Raccolta e Trattamento Oli; da qui altre condotte intersecheranno il metanodotto dal Centro Oli di Viggiano (COVA), che trasporta il greggio prodotto a Taranto.

Tutte le autorizzazioni sono concesse a seguito di istruttoria e relazione da parte del C.T.R.A. (Comitato Tecnico Regionale Ambiente), composto dal Dirigente Generale e dai Dirigenti degli Uffici del Dipartimento Ambiente, e da un Dirigente ARPAB, che, nella quasi totalità, sono dirigenti con nomine e designazioni “politiche” e spesso non hanno competenze e conoscenze tecniche, tantomeno “ecologiche”.

Un atto successivo, la D.G.R. 1888/2011, approva e autorizza la realizzazione del progetto definitivo in variante al progetto preliminare. In particolare la variante concerne anche la perforazione di due pozzi di esplorazione e produzione, denominati Tempa Rossa Nord (TRN) e Gorgoglione Est (GGE).

Se i due pozzi vengono esclusi dalle autorizzazioni paesaggistiche, in quanto in area boscata e nelle vicinanze di un torrente, viene invece rilasciata l’autorizzazione per i movimenti di terra, realizzati abusivamente dalla Total nell’area del Centro Oli, consistenti in ampi sbancamenti dell’area da adibire a Centro Olio, in quanto si ritiene che la Total non sia tenuta a conoscere i vincoli e le norme ambientali e/o paesaggistici esistenti sul territorio… una specie di “privilegio di impunità”. Il danno viene valutato in soli 21.000 euro. Non viene quindi attivata nessuna procedura di condono, come previsto dalla legge.

Il progetto definitivo inoltre riceve parere favorevole, in quanto l’area viene considerata in posizione marginale rispetto al vincolo archeologico presente (nel museo di Policoro ci sono depositi colmi di reperti provenienti dagli antichi siti lucani di quell’area) e di scarsa valenza paesaggistica, interessando un territorio connotato da una notevole antropizzazione: grave menzogna, in quanto, prima della devastazione operata da Total, il paesaggio e l’ambiente erano incontaminati, eccetto la presenza di qualche casolare sparso e di animali al pascolo, tra interminabili distese di sulla che guardavano agli orizzonti delle montagne intorno.

Inquietante risulta il punto 17 della Delibera, nel quale si prevede che la Total, di concerto con A.R.P.A.B., dovrà produrre specifici studi mirati alla possibilità: di procedere allo smaltimento dei GAS ACIDI e delle ACQUE DI PRODUZIONE mediante reiniezione in unità geologiche profonde; oppure, rispettivamente, mediante termodistruzione o recapito nel Torrente Sauro, che pare essere attualmente la scelta criminale privilegiata.

Infine nella Delibera 952/2012 vengono riconsiderate le osservazioni presentate dalla O.L.A. Tali osservazioni, pur inviate nei tempi previsti dalla legge, pare che, per un mero disguido, non fossero state assegnate all’Ufficio Compatibilità Ambientale, quindi non citate né valutate nel procedimento approvato con la Delibera del 2011. La valutazione, comunque, conferma il parere positivo già espresso in precedenza, in quanto il Comitato Tecnico Regionale Ambiente, prima citato, ritiene che le osservazioni siano “dai contenuti generici e prive di ogni fondamento tecnico scientifico”.

Senza entrare nel merito dei contenuti delle osservazioni di OLA, e leggendo le risposte e le argomentazioni espresse dal C.T.R.A., sono proprio queste ultime a risultare del tutto generiche e per nulla argomentate, espresse in un linguaggio tecno-burocratico non comprensibile e non trasparente.

Ciò è inquietante, perché anche tutte le osservazioni e le denunce sui rischi della reiniezione nel pozzo Costa Molina 2 furono giudicate dal medesimo ufficio e dai medesimi personaggi (qualcuno indagato nel processo ENI in corso) come generiche, infondate e inconsistenti.

Di fronte a tali circostanze, come POTERE AL POPOLO, poniamo:

– il problema della credibilità e legittimità di atti predisposti e approvati da dirigenti (politici) e tecnici, alcuni dei quali indagati nel processo ENI in corso;

– il problema della composizione, della legittimità tecnica e della rappresentanza democratica all’interno del C.T.R.A., come previsto dalla Legge Regionale 47/1998.

A tal riguardo ci appelliamo a tutte le organizzazioni attive sul territorio per una mobilitazione organizzata e chiederemo, con una lettera argomentata, al Presidente Pittella, alla Giunta e al Consiglio Regionale di modificare la legge e la composizione del Comitato, con la partecipazione di rappresentanti nominati dalle associazioni ambientaliste e dai coordinamenti, osservatori, comitati e associazioni di cittadini.”