“…Ci vorrebbe la buona politica di una volta, supportata da ideali e sopratutto da gente preparata, abituata a riflettere ”con umiltà” e lungimiranza prima di agire e se ha fatto la gavetta ancora meglio… perchè troverà le soluzioni giuste, anche se chiederanno sacrifici”. Quante volte abbiamo sentito commenti e auspici di questo tipo nel Bel Paese e in Basilicata, in particolare, dove da tempo mancano progettualità serie, analisi e mea culpa sugli errori fatti e sul protagonismo del potere per il potere, da “familismo immorale” di quanti avrebbero dovuto fare e non ha fatto, che hanno portato a emigrazione giovanile, invecchiamento della popolazione e degrado del territorio . E questo nonostante risorse importanti come ambiente,cultura, acqua, gas, petrolio e la proverbiale oscura tenacia della comunità lucana. Riflessioni a 360 gradi che vengono fuori dal libro ” Dal Cortile” di Nicola Savino, un sanmaurese che si è fatto da sè lasciando il paese dei campanacci, rimboccandosi le maniche e con tanta voglia di imparare nelle diverse esperienze maturate, come operaio alla Fiat, alla guida della Camera del Lavoro, nel Pci e in Tecnoparco Valbasento. E lo ha fatto dal cortile…da quella dimensione delle piccole cose che aiuta a capire contesti più ampi e a trovarne le soluzioni. Per quanti lo conoscono a fondo Nicola Savino può sembrare persona taciturna, riservata, a volte impassibile, che si lascia passare addosso fatti positivi e negativi, ma che trova sempre il momento per riflettere- magari in un’oasi di pace come Picciano o Timmari- per dire la sua, magari dicendo che occorre fare un passo indietro per farne due avanti. Ed è questa la misura delle cose e della vita di Nicola Savino che, come riporta la foto in bianco e nero di copertina che lo raffigura in bici e calzoni corti e una copia dell’Unità (giornale e festa sopressi durante la sciagurata gestione renziana del Pd), di strada ne ha fatta tanta pedalando in un lungo e in largo, ma ritornando periodicamente nel cortile. Per ricaricarsi e non perdere, questo sì, la dimensione esatta della vita. Essenziale, oggi, con le distanze aumentate tra cittadini e amministratori, le pagine buie della malapoltica intrecciata con il malaffare e con le poche occasioni di confronto e partecipazione, che il ricorso ai social ha contribuito ad aggravare. Il lavoro di Nicola Savino, che vi invitiamo a leggere per ripercorrere in molti casi tappe comuni a tanti giovani lucani che in mezzo secolo e passa hanno lasciato il paesello, la famiglia, con tanta inesperienza ma con tanta voglia di conoscere e di affermarsi, è un diario di storie che si intrecciano con la storia della Basilicata e del Paese. Le scuole a Taranto, con le prime goliardiche esperienze di innamoramento e di imparare a nuotare in mare e nella vita, l’emigrazione temporanea in Germania senza conoscere una parola di tedesco e in un contesto che discriminava gli italiani. Discriminazione provate anche in Patria, comunque, con le discriminazioni politiche nelle assunzioni. Perchè la militanza nel Pci, guerra fredda a parte, era un ostacolo che Nicola provò quando tentò la carta dell’Italsider… Ma non andò così per la Fiat dove fu assunto, provando la monotonia della catena di montaggio, fino all’impegno sindacale, al confronto (anche aspro) sessantottesco con gli studenti e tra questi Adriano Sofri. Esperienza, quella torinese, messa da parte perchè il partito (parliamo del Pci che era padre,madre, fede e centralismo democratico) sapeva accorgersi di quanti si erano formati sul campo e potevano contribuire a vincere o a riargonizzarlo sul territorio. E così arrivò il ritorno a San Mauro con la scelta di un candidato sindaco, proventiente da altra esperienza, e l’incarico di occuparsi del Metapontino dove il partito era poco consistente per vari motivi. Nè più nè meno come la situazione fallimentare attuale del Pd (partito nato da una fusione a freddo) che ha perso Comuni, consensi e iscritti e continua a non fare analisi sul perchè della caduta libera. Ci vorrebbero la politica del cortile e le riflessioni pacate di persone come Nicola Savino per fare un passo indietro e,forse, due passi avanti. Ma a patto che incapaci e opportunisti tornino nell’anonimato, dando spazio a quanti vogliano impegnarsi e costruendo un progetto di ”sinistra” che purtroppo non c’è. In compenso si pensa sempre alla campagna elettorale e a consolidare posizioni e desiderata, privilegiando – per usare un anglicismo in voga- ”the Kape of the mellons” ovvero le teste di melone o teste d’uovo, che hanno fatto fortuna con le teste di legno. Savino, comunque, nella gestione del partito seppe lavorare con pazienza e nel Metapontino poi e a Matera dopo ricevette il plauso di Nilde Jotti (moglie di Palmiro Togliatti) per l’ingresso del Pci nel pentapartito alla rovescia, guidato da Alfonso Pontrandolfi. Risultati simili anche sul piano propositivo nell’economia , con l’impegn nella Lega, per la cooperazione, nella Cgil , nel Consorzio per lo sviluppo industriale, nella Federazione dei consorzi e in Tecnoparco. Spaccati di esperienze diverse, ma con una acuta analisi sulle cose da fare nella formazione, nel sociale, nel rapporto con la Chiesa, nella riconversione delle attività produttive (è il caso della chimica in Valbasento) o nel trovare accordi (vedi lodo Darida) per risalire la china rispetto a un panorama nazionale di conflittualità. Certamente l’area industriale della Valbasento è poca cosa rispetto a 30 anni fa, con la platea di lavoratori finita anzitempo in pensione (per i più fortunati) o in attesa di arrivarci con quel che resta degli ammortizzatori sociali oppure falcidiata da malattie tumorali o invalidanti. Ma qualcosa c’è e va consolidata, puntando sull’innovazione o su progetti sui quali, ahinoi, mostrano la corda di non essere supportati da cultura di impresa. E’ il caso della Zona economica speciale o retroporto di Taranto, che la Basilicata ha esteso a macchia di leopardo fino a Gualdo di Lauria. Perplessità tante visto che progetti come piattaforma logistica, centro intermodale di Ferrandina, che servirebbero al caso, sono da finanziare e dimensionare. Altrimenti che merci conferirà la Basilicata nella città dei due mari? Serve una politica da cortile, ma con gente preparata e che sappia pensare con pazienza come Nicola Savino che, riferendosi alla piccola comunità, al territorio circoscritto dice che : ”rappresentano forse la fucina più efficace per forgiare quel perfetto equilibrio, poichè il cortile come amo definirlo, tende sempre a fare valere i processi che nascono dalle sue peculiarità….contribusice sempre a individuare nuove tendenze positive, o a invertire quelle negative. Operazioni che, in una fase tanto delicata e importante per la democrazia, caratterizzata da enormi cambiamenti e spostamenti di asse di valori, si rivelano fondamentali per la riscoperta della centralità della politica nello sviluppo sociale”. Ma occorre pedalare. Nicola Savino l’ha fatto partendo da una bici, pedalando a forza di gambe anche in salita. Oggi, quelli che occupano posti di potere, lo fanno con quella assistita…e i risultati si vedono.