Così non va, Matteo, non ci sto più! Quella tua trita polemica non mi va giù! Lo sanno tutti, chi mi ha ridotto così: sei stato tu!…”.

Avrebbero potuto cantarlo al premier questo refrain di un successo di Edoardo Bennato adattato per l’occasione, i manifestanti dello sciopero generale di venerdì che, comunque, gliele hanno cantate in tanti altri modi. Compreso quell’imbarazzante Renzi-Pinocchio così simile al Berlusconi-Pinocchio di anni addietro quando anche il cavaliere scelse la strada dello scontro con i lavoratori e la CGIL.

Con 54 manifestazioni che hanno visto oltre un milione e mezzo sfilare e una adesione nei posti di lavoro andata oltre il 60% lo sciopero generale proclamato da GCIL e UIL è stato un indubbio successo i cui contenuti non possono essere snobbati dal governo. Ne prenda atto chi sperava in un flop.

Il governo non può continuare a pensare di mettere mano alle regole del mercato del lavoro o a fare scelte di politica economica senza ascoltare le proposte e il punto di vista di chi le subirà per primo sulla propria pelle. O peggio, continuando sulla strada di una contrapposizione che ha raggiunto punte come quel maldestro tentativo di “precettazione” dei ferrovieri. Roba da dilettanti allo sbaraglio.

E’ una linea che se perseverata porterà ad una recrudescenza della conflittualità che non servirà a nessuno. Tantomeno a risolvere i problemi.

Perché se a fronte di una tale mobilitazione il Ministro del Lavoro Poletti non ha di meglio da dire che la solita e scontata nenia: “Ascoltiamo la piazza ma siamo intenzionati ad andare avanti ….” è ovvio che da parte di chi pensa di rappresentare le buone ragioni dei lavoratori si risponda, come la Camusso: “E’ una scelta del governo se continuare a provocare il conflitto oppure discutere. Deve essere chiaro che noi non ci fermiamo”. Con un Landini che aggiunge :”Non ci fermiamo, Renzi può mettere tutte le fiducie che vuole, anche una al giorno, la lotta continuerà”.

 Insomma, “così non va” davvero! Governo avvisato, mezzo salvato.

Occorre che sulle politiche del lavoro si cambi davvero verso e non si continui con le vecchie ricette liberiste trite e ritrite che stanno continuando a deprimere economia e lavoro. Perché anche se Renzi ripete, forse per convincere più se stesso che gli altri, che il Jobs Act è un provvedimento di sinistra,  il resto del mondo del lavoro è convinto esattamente del contrario. Si convinca.

Perché facilitare i licenziamenti, non cancellare la stragrande maggioranza dei circa 50 contratti atipici in essere e promettere un fantomatico contratto a tempo indeterminato “a tutele crescenti” per i giovani, avendo contemporaneamente tolto le tutele soprattutto quella dell’art.18,  nemmeno con un lavaggio del cervello di milioni di spot lo si potrà far passare come qualcosa di sinistra.

Se ne faccia una ragione e provi a far tesoro della saggezza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che nella stessa giornata in cui i lavoratori hanno incrociato le braccia (e non l’hanno fatto certo gratis ma rimettendoci di tasca propria) ha ricordato come: Le esasperazioni non fanno bene al Paese“, aggiungendo che “Lo sciopero generale proclamato per oggi è segno senza dubbio di una notevole tensione tra sindacati e governo“.

E pur non entrando nel merito della contrapposizione ha aggiunto: “Mi auguro che si discutano sia le decisioni già prese, come quella della legge di riforma del mercato del lavoro, sia da prendere, soprattutto per il rilancio dell’economia e dell’occupazione in un contesto europeo, che si trovi la via di una discussione pacata“, concludendo con un: “Naturalmente, poi, il governo ha le sue prerogative e le ha anche il Parlamento. E ha il suo ruolo da svolgere anche il sindacato. E’ bene che ci sia rispetto reciproco di queste prerogative“.

Insomma, esattamente il contrario della insofferenza sin qui manifestata dal premier verso i sindacati ed in modo particolare nei confronti della CGIL.

Meditate gente, meditate quindi…..specie se renziani d’assalto, perché davvero “così non va” e perseverando potreste farvi male voi  (che sarebbe il meno) ma molto di più potreste far male al Paese!