E’ dei giorni scorsi la notizia che il mitico circo Barnum in primavera abbasserà il sipario dopo 146 anni. Chiude gli occhi dopo averli spalancati a bambini di ogni età. Da noi è diventato un modo di dire, per l’America è stata un’istituzione che esibiva animali esotici, bestie feroci, gemelli siamesi, prodigi, donne barbute, nani, giganti. Un mondo di attrazione perversa e innocente,che oggi lì sembra non avere più ragione di esistere.

Ma tranquilli, da noi il Circo Barnun non chiude. Anzi è in piena attività ed ogni giorno ci offre spettacoli sempre più strani e sorprendenti. Protagonista indiscussa in pista, quel che rimane della politica che fu.

A livello nazionale il fenomeno degli anni scorsi si è, momentaneamente, ritirato dalle scene, per l’insuccesso clamoroso ottenuto con il suo numero del 4 novembre, quello in cui credeva di più.Un infortunio al top delle sue esibizioni, inaspettato. Ma se ne annuncia il ritorno a breve per il sollazzo di tutti. Nel tendone romano, nel frattempo la scena di certo non langue. E sotto i riflettori se ne agitano altri di fenomeni. Qualche star dei tempi andati, più vecchia e stanca me sempre in grado di tenere la scena. Altri novelli circensi, pronti al guizzo per raccogliere sempre più applausi e fischi.

Ma è il livello locale che al momento offre maggiori occasioni di spettacoli di alta acrobazia, colpi bassi e alto trasformismo che a Brachetti gli fanno un baffo. Ce n’è per tutti i gusti.

A Salerno, ad esempio, sempre gran spettacolo è assicurato dal governatore cazzuto, già sperimentato one man show, abbondantemente in grado di occupare spettacolarmente la scena con un repertorio sempre scoppiettante e brillante, e che ora sembra stia allestendo un numero nuovo, con una insegna nuova della squadra tutta sua, sganciata dal suo ex mentore fiorentino rivelatosi ingrato.

Ma nel caravanserraglio di chi si azzanna, salta, si spinge e si picchia senza risparmio brillano gli artisti del Barnun-Basilicata delle due maggiori città, all’apparenza “politici” (ma veri e propri fenomeni in grado di trasformarsi in belve, saltimbanchi e clown). Qui durante gli spettacoli ne accadono di tutti i colori. Basta sedersi ed attendere.

Sotto il tendone potentino chi va in scena è favorito dall’assist dell’anatra zoppa, pretesto per tutte le battute e base di lancio delle piroette e delle sceneggiate che si inseguono senza sosta. Alla base dello spettacolo c’è un canovaccio che si aggiorna a braccio (governo di salute pubblica, pastrocchio…). Tra botte in testa e sberleffi tra i tanti che saltellano qua e là, spicca la famosa tartaruga Carretta-Carretta che quatta, quatta, lenta lenta punta alla testa di un Petrone e squitta violentemente con un Iudicello. Così giusto per non esser da meno delle colleghe belve che la circondano.

Non da meno l’ardito compito del famoso domatore Sarli che, all’interno della cancellata di ferro della gabbia collocata al centro pista, fatica non poco per tenere a bada e far esibire i suoi esemplari,sempre pronti ad azzannarsi l’un l’altro. Particolarmente coraggiosa, al limite dell’incoscienza della disperazione (da licenziamento) è l’esibizione di DeLuca che, al clou delle serate, entra nella gabbia e pone la sua testa tra le fauci delle fiere PD. Fin’ora è andata bene, solo grande suspance. Ma domani chissà! Anche i clown abbondano. A far ridere di più, in questi giorni, sembra sia l’assessore che girando in monociclo nella pista grida all’incredulo pubblico: “Fratello d’Italia a chi? E’ da gennaio che ho preso le distanze…” facevano le puzzette!” E giù risate.

Sotto il tendone materano (dove invece l’anatra non c’è) agli artisti tocca essere molto più scafati e i botti più elaborati, più sottili (con la tendenza al culturale), ma sempre e comunque garantiti nella loro spettacolarità e ilarità.Alla base dello spettacolo una botta e risposta continuo, con battute straordinarie e una ilare gara a chi ce l’ha più grosso…il manganello di plastica con cui ci si picchia (per finta), tra chi difende e chi tenta l’arrembaggio dell’Arca di Noè posta al centro della pista. Ma questo canovaccio comincia a dare segni di crisi perchè non fa ridere nemmeno più i bambini.

E trafelano notizie di un nuovo show. Sembra un numero di alto trapezismo volante. Che, come è noto, si svolge su una lunga struttura aerea sulla quale sono posizionate una piattaforma (panchina) dove sostano gli “agili”, un trapezio utilizzato dagli stessi ed un altro riservato al “catcher” (o “porteur”) per agganciarsi con le gambe a testa in giù, pronto ad afferrare i compagni dopo che hanno eseguito salti mortali di vario genere.

Sarà un numero di particolare suspance considerato che il ruolo di “porteur” toccherebbe al valente ma anziano De Ruggieri che, dondolando a testa in giù toccherà afferrare con le mani degli arditi che si lanceranno in volo per essere transitati dall’altra parte. La presa sarà sempre sufficientemente forte, afferrerà tutti o lascerà cadere qualcuno? Eppure nonostante la rete di sicurezza non sia garantita, in tanti sembrano pronti a lanciarsi nel vuoto sia dalle scialuppe di salvataggio dell’Arca che dai pontili arrembanti. Vada come vada. The show mast go! Perché ora langue, il pubblico pagante è insofferente, il grande spettacolo da assicurare per il 2019 incombe.

L’imperativo è giungere, come sempre, tutti insieme alla sfilata finale, al suon della classica marcetta circense che tanta allegria mette a tutti, con il pubblico in piedi a battere le mani festante.

Matera, 22 gennaio 2017

(Questo che avete letto  è il nostro articolo che è stato pubblicato oggi sull’edizione cartacea del quotidiano ROMA)