A Barcellona ci sono stato e ho potuto constatare, in occasione di una delle tante feste di piazza dell’identità catalana, quanto quel popolo fosse fiero delle proprie tradizioni e il vessillo, a righe gialle rosse con un stella esposto in ogni dove, lo confermava. Il tema dell’indipendenza non era ancora ostentato ma il fuoco covava sotto la cenere, supportato da una economia forte, tant’è che la Catalogna è considerata sul piano finanziario un po’ come la Svizzera della penisola iberica. In grado di attrarre capitali stranieri da sempre e in particolare arabi. Barca a parte, ci riferiamo alla supertitolata, organizzata e ricca società calcistica che schiera Leo Messi a vita…, gli investimenti dei Paesi arabi ci sono eccome. Voler far da soli? Mani libere da ”tutto e subito” ? Come è andata a finire ce lo hannno riportato le cronache in chiaro scuro di questi giorni. E sul campo alla fine ci hanno rimesso un po’ tutti in credibilità, ma senza dare risposte convincenti a una richiesta di ”autonomia”, più che di indipendenza (l’esperienza basca è stata supportata anche con la lotta armata),che nei fatti in Catalogna è nello stato delle cose e del sentire della popolazione . Una anticipazione di come sarebbe andata a finire (sul pugno di ferro in piazza del governo centrale si è detto e commentato abbastanza) l’abbiamo vista nelle immediatezza e in occasione del funerale delle vittime dell’attentato terroristico lungo ”les ramblas”. Re Felipe VI e il capo del governo Mariano Rajoy (Popolari) erano stati trattati quasi come ospiti indesiderati dalle autorità e dalla popolazione. Quasi una insofferenza contro la Corona e il Governo centrale. Una ruggine di vecchia data che nell’ultimo anno si è accentuata. Sull’argomento autonomia, indipendenza e voto referendario si è andati avanti erano senza dialogare con il governo locale, guidato da Carles Puigdemont . Un leader la cui storia politica è indipendentista, come componente di Convergenza Democratica di Catalogna, poi candidatosi con Convergenza e Unione fino a riuscire nel 2011 a rompere l’egemonia del Partito socialista di Catalogna, che durava da 32 anni, che lo ha portato a diventare sindaco.. Nel frattempo era stato eletto deputato nel parlamento catalano per la lista indipendentista Junt pel Si (Insieme per il Si). Il 10 gennaio 2016 è arrivata la elezione a presidente della Catalogna, grazie a un accordo dell’ultima ora tra i partiti indipendentisti “Junt pel Si” e Candidatura di Unità Popolare. Con il senno di poi un presidente di ”Sinistra” avrebbe spinto sull’acceleratore di un referendum,forse un po’azzardato, che qualche limite di impostazione lo ha evidenziato, aldilà di una percentuale ma legittima di votanti che per il 90 per cento ha votato ” Si”? Per farla breve dibattito e sensibilizzazione su referendum e scelta indipendentista erano state valutate a fondo? E questo lo diciamo facendo riferimento a quanto accaduto in Inghilterra con il referendum di uscita dall’Europa, quella BrExit che ha sorpreso anche gli stessi proponenti. I conti li stanno facendo adesso e li sta facendo anche l’Unione Europa, che ha liquidato come ”fatti interni” quanto sta accadendo tra Spagna e Catalogna. Nessun intervento,e nè ci sarà, da parte europea…Che sia una strategia dell’Unione,con tanto di sponda spagnola, per evitare che ci siano nuove ”BrExit” negli altri Paesi, visto lo stato di difficoltà politica sopratutto che sta vivendoa vecchia Europa ,appiattitasi in questi anni su bilanci, parametri da rispettare lungo l’asse franco-tedesco senza favorire la ripresa? E a questo aggiungiamo l’assenza di un peso contrattuale e decisionale nella vicenda dei migranti dall’Africa e dal Medio Oriente, che ha contribuito a fare innalzare un po’ ovunque i muri della vergogna, e la minaccia costante del terrorismo che richiede coordinamento e dialogo. Ed è quello che è mancato in Spagna. Il resto, in negativo, lo ha fatto il capo di governo Mariano Rayoy che non ne ha azzeccata una, forse consigliato male, sbagliando tutte le strategie. Non riuscendo a impedire,nonostante l’apporto della Guardia Civil, lo svolgimento del referendum e ad attivare un confronto ”a bocce ferme” dopo il responso del voto. E cosi davanti all’opinione pubblica mondiale resteranno i fatti di cronaca e gli scontri di piazza, laddove ci sono stati. Ma nulla c’è, di fatto, sul piano diplomatico qualora il Parlamento Catalano dichiarasse l’ Indipendenza. La soluzione, al momento non può venire dall’Europa, e il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani lo ha ribadito. Serve un passo indietro per evitare che la situazione degeneri. E per farlo occorre capire in quale contesto si opera e con chi si ha a che fare. Forse a tutti converrà riaprire i libri di storia o visitare luoghi, visti, che aiutano a capire dove vogliono andare Barcellona in primis e la Catalogna. Suggeriamo di andare accanto alla chiesa di Maria del Mar, dove è la Fossar de les Moreres. Qui arde una fiamma eterna per ricordare coloro che sono morti nella guerra di Successione spagnola del 1713-14 e sempre qui, sopra il cimitero che ospitava le salme dei difensori della città, nel 1821 è stata costruita la piazza. Oggi è luogo della memoria della Giornata Nazionale della Catalogna (in catalano Diada Nacional de Catalunya ) che si celebra l’11 settembre. L’altro luogo da visitare è il Born Centro Cultural i de la Memoria, (Centro culturale e della Memoria) che accanto al sito archeologico ricorda (anche materiale audiovisivo) la storia della città e la evoluzione del quartiere de La Ribera con il mercato del Born progettato nel 1872 dall’architetto Josep Fonsterè Mestre. Due luoghi che conducono al Porto e a una libertà da e lungo le rotte di un Mediterrano senza ancore e sbarramenti. E’ così che garrisce la bandiera catalana, ma senza strappi e prove di forza, come stanno dimostrando le attese e gli annunci delle ultime ore. Serve una mediazione. Chissà che non sia la Chiesa a dare una mano…La gente,intanto, per 10 minuti intorno alle 22.00 ha fatto sentire il suo disappunto e malumore verso il governo centrale percuotendo le pentole e con un ritmo costante che passa con un fischio di strada in strada. Siamo certi che a Madrid si stanno turando le orecchie. Ma prima o poi dovranno aprirle e allora dovranno ascoltare…