La canzone del Piave per il 25 aprile? Ci sta bene il 4 novembre (festa delle forze armate e dell’Unità nazionale) insieme all’Inno degli Italiani che contrassegna il 2 giugno, festa della Repubblica, ma per le celebrazioni della Resistenza ci vuole altro.

Basterebbe far intonare da un coro, e a Matera ne abbiamo tanti e validi, ‘’ Fischia il Vento’’, “Bella ciao’’ , la “Badoglieide’’ o ‘’Compagni fratelli Cervi’’ per riportare all’intensità di quegli anni.

E si tratta di brani ripresi e riarrangiati con successo, e puntualmente eseguiti durante i concerti, da Modena City Ramblers, Consorzio suonatori indipendenti (C.S.I), Yo Yo mundi e altri.

La domanda è sempre la stessa: “Ma possibile che a 75 anni dalla lotta di Liberazione che ha lacerato prima e poi liberato il Paese, con le lotte partigiane e l’apporto prezioso degli Alleati, il clichet delle celebrazioni è sempre lo stesso? Sono arcinoti i tentativi di ribaltare la storia tra perdenti e vincitori, di riscrivere testi (sugli aggiornamenti siamo d’accordo, a cominciare da vendette e stragi) ma non su stravolgimenti o per nascondere quanti sono passati dall’altra parte dopo Il Ventennio. Il nodo è qui e se la Costituzione è stata la cenerentola dell’educazione civica a scuola il motivo è bello è trovato. A questo aggiungiamo l’azione di quanti, per opportunismo e nullismo, hanno svenduto o messo da parte il patrimonio ideale di quegli anni.

L’ottimo e graffiante Costantino ‘’cody’’ Dilillo ha approfondito la cosa sul suo blog e mette la mano sulla piaga, citando tutte le contraddizioni e aberrazioni celebrative venute fuori con la fine del partito comunista italiano. E un Paese senza memoria o annacquata, è fermo alla linea del Piave…Coincidenze?

Fatto sta che nella città medaglia d’oro al valore civile, per la insurrezione del 21 settembre 1943, ci si aspetterebbe altro e un filo rosso che leghi tutti gli eventi sull’Unità del Paese. Cosa si fa a scuola, nella società civile per rimediare e per evitare che in piazza…ci siano gli ultimi reduci (?), il drappello dell’esercito e i volontari delle associazioni d’arma.

E il Comune con la forzatura sulla similitudine della svolta di Salerno, con il Comitato di Liberazione nazionale, e il patto tra partiti, movimenti e interessi dove c’è dentro tutto e il contrario di tutti per gestire Matera 2019?

Si ride e si sorride con il facciaTostismo dell’ipocrisia. La credibilità sta nelle tante pagine di storia e di canzoni venute dalla Resistenza e dalla nascita della Repubblica.

Provate a riascoltarle (Addio Lugano bella, A morte la Casa Savoia,, Bella Ciao, Camicia rossa, Canzone dell’otto settembre, Col parabello in spalla, Compagni fratelli Cervi, Cosa rimiri mio bel partigiano, Dongo, Dopo tre giorni di strada asfaltata, E quei briganti neri, E se i tedeschi (conosciuta anche come Bojorno), Festa d’aprile, Figli di nessuno, Fischia il vento, I ribelli della montagna (conosciuta anche come Dalle belle città), Katjuša, Il bersagliere ha cento penne (conosciuta anche come Il partigiano), Il vento fischia ancora, La Badoglieide, La Brigata Garibaldi, La Guardia rossa, La preghiera del partigiano, Là su quei monti, L’otto settembre, Marciam Marciam, Partigiani di Castellino, Pietà l’è morta, Se non ci ammazza i crucchi, Stoppa e Vanna,Sutta a chi tucca) e fate le vostre considerazioni su quanto ha scritto Costantino.

E se non vi basta tirate fuori un concorso per la composizione di un inno moderno della Resistenza, accanto a quello post risorgimentale dell’Inno degli Italiani. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non a caso ha parlato di Risorgimento. Noi aggiungiamo Rinascimento…

 

LE CONSIDERAZIONI DI COSTANTINO

Un 25 aprile senza Bellaciao è come un Natale senza Tuscendidallestelle.

In piazza a Matera. nelle celebrazioni del 25 aprile, temo che neanche quest’anno si suonerà il più popolare canto di Liberazione che il mondo intero ci riconosce.

L’anno scorso udii uno vestito da bersagliere che si vantava di essere stato lui a impedire che la banda la suonasse: Bellaciao, secondo costui, è una canzone di parte e quindi non va bene.
Di parte? Quale parte?

La liberazione fu di parte, è vero, dalla parte della democrazia e della libertà: dall’altra “parte” ci stavano i fascisti e i nazisti.

Questo strano bersagliere, da che parte sta? Ha capito qualcosa della Storia? Forse non molto.

L’altra ipotesi è che costui stia dall’altra “parte”, sia cioè un fascista travestito da bersagliere.

E allora, in quella sfilata, lui, non c’entra nulla.
—-
P.S.
Infatti.
La banda ha suonato solo una marcetta d’accompagnamento, quel bersagliere quest’anno non c’era, ma anche senza di lui, la musica … non cambia.
In piazza, rappresentanze di combattenti, di vigili urbani, carabinieri, alpini, bersaglieri, polizia, soldati, marinai.
E intorno, dietro le transenne, pochissima gente, per lo più parenti degli uomini in divisa, a guardare i loro cari in alta uniforme. Sul palco, il solito schieramento di politici. Discorsi di maniera, di circostanza: il coraggio, l’eroismo, i ragazzi…
il discorso dell’ineffabile democristiano dal volto umano, immarcescibile, che da 200 anni sta sempre sui palchi e là dove maturano appannaggi, che ripete il mantra osceno che i morti sono tutti uguali.
Fascisti-nazisti e partigiani, son tutti uguali, vittime e carnefici, tutti uguali, torturatori e torturati, tutti uguali, nella solita marmellata ipocrita che ha il solo scopo, sin dal 1946, di annullare il ricordo della Resistenza.
In un lapsus freudiano la Prefetta materana ha detto in una intervista alla TV, espressamente, che si ricorda oggi “la lotta alla Resistenza”, più chiaro di così… (vedi il filmato qui sotto da 5:20 in poi)

E l’opera è praticamente compiuta: in piazza non c’era quasi nessuno, neanche i “compagni” di sinistra, ché la festa la hanno lasciata nelle mani di quelli che la vogliono cancellare.
Finito il PCI, la celebrazione è ora affidata :
a quelli che sono sopra le parti, quelli del so’ tutti uguali (gli indifferenti che Gramsci disprezzava),
alla chiesa che con i Nazisti aveva fatto un Concordato di alleanza simile a quello firmato con i regime fascista in Italia, chiesa che non era neutrale (e sarebbe stato già grave) ma era schierata espressamente dalla parte del nazismo e del fascismo,
e ai fascisti dichiarati che, follia del trasformismo, vanno sul palco a manifestare contro se stessi, a impadronirsi della Liberazione per cancellarne la memoria.
Cosa rimane di questa festa di Liberazione?