Pane e lavoro e politiche… del lavoro. E’ quello che chiedono a quanti ci rappresentano  e ci governano le genti di Basilicata,del  Sud e del BelPaese, con la stessa disperazione e insofferenza  della celebre ‘’fiumana’’ rappresentata ne “Il Quarto Stato’’ di Giuseppe Pellizza da Volpedo.

Immagine sbiadita, velleitaria, qualunquista…come amano ripetere i tanti e troppi salottieri che pretendono di  spiegare, ormai da un ventennio, che l’uscita dalla crisi sia dietro l’angolo, ancorata alle percentuale da 0,01 per cento periodico degli indici Istat del gambero (salvo qualche sussulto) su produttività e prodotto interno lordo (p.i.l), mentre cassa integrazione, mobilità sono in aumento e con sempre meno risorse di copertura.

E poi c’è la fetta del precariato, degli ipotetici neo assunti a tutela decrescente( è la parola giusta) dei ‘’jobs act’’ che fa ridondanza con ‘’boy scout’’. Bravi ragazzi dalle mille potenzialità…e basta, ma con il cerino in mano. Senza lavoro stabile non si va da nessuna parte  e senza riduzioni dei costi di gestione ( dal costo del danaro, alle utiltyes, alla burocrazia ecc) aumenterà la lista delle imprese costretta a chiudere o a delocalizzare all’estero, dove i vantaggi sono concreti. Insomma siamo ai Bot (altro crollo) di fine anno e alle polemiche inconcludenti e strumentali su riforme elettorali ma di posizionamento e ai ritorni di fiamma dei Patti dei Nazzareni, dei Lazzaroni e dei  Sarchiaponi.

C’è poco da ridere. Gli slogan e le spiegazioni, ripetute a memoria, che tutto va bene non ingannano nessuno, tranne i carrieristi che intendono  salire e accomodarsi sul carro dei vincitori. Il Buonismo e il ‘’facciatostismo’’ non ingannano nessuno e né serve a farci distogliere attenzione e sguardi dalla crisi e dall’inconcludenza  programmatica , proponendo periodicamente come un effetto spot la sequenza delle poche cose che vanno  e  delle quali potersi  vantare …come l’azienda hy-tech di nicchia che vende ovunque, le opere pubbliche in corso di realizzazione dall’altra parte del globo o il made in Italy (spesso prodotto altrove) ammiccante che piace ovunque. Un modo  facile di governare e discutere  ‘’twittando’’ con slogan, frasi e commenti per una mania di protagonismo fine a sé stessa che passa  dalla tv al web 2.0….mentre la salute economica del Bel Paese resta a zero.

E la concretezza, la capacità di confrontarsi con i problemi reali di tutti i giorni dov’è ? Guardate gli effetti della riforma spot sulle pensioni (esodati forneriani compresi), i disagi prevedibili procurati dalla mezza riforma delle Province, le ipotesi di riorganizzazione delle Regioni, gli incrementi virtuali procurati dagli 80 euro in busta paga per una parte degli italiani  e i tagli dell’Irap ripetuti come un “mantra’’ come la panacea di tutti i mali. Certo….se si riuscisse e, con maggiore convinzione, si volesse derogare dal patto di stabilità la situazione migliorerebbe eccome. Serve sbloccare le opere pubbliche, ma anche recuperare risorse tagliando in alto cominciando dagli apparati centrali dello Stato, di governo, ministeriali, paraministeriali e di rappresentanza che stridono come una continua provocazione tra gran parte di un Paese che soffre e un ristretto numero di privilegiati che continua a pasteggiare  con i soldi pubblici.

E qui ci vorrebbe il buon esempio da ‘’boy scout’’ una buona azione concreta per il bene del Paese, cominciando con il tagliare in alto : se il presidente del consiglio dei ministri ( il premierato in Italia non esiste, come invece ripetono tanti ignoranti) si decurtasse i compensi in maniera significativa sarebbe di stimolo per  un meccanismo a cascata,al governo, in parlamento e via via coinvolgendo sulla strada del risparmio per favorire gli investimenti. E invece continuano le cascate di tweet… Non servono e hanno perso di efficacia. Dov’è la concretezza? Il lavoro si crea liberando risorse da compensi immeritati, sovradimensionati di manager espressione della politica e spesso del malaffare, che hanno portato a chiudere, a delocalizzare o svendere tanti realtà dell’industria italiana, comprese quelle di Stato .

Un problema vecchio, quello delle svendite precedute dagli spezzatini,  cominciato con i governi di centrosinistra e proseguiti con quelli di centro destra, tecnici e neocentristi. Ed è la politica di smantellamento industriale che va avanti da un ventennio e passa. Nel frattempo si prosegue  con le vertenze, le proteste, i presidi, con le mancate risposte e senza ripiegarsi su politiche del lavoro e  con un disorientamento che è totale. Sull’altro piatto della bilancia c’è indifferenza o quasi….

E’ possibile che non si riesca o,meglio, non si voglia mettere mano a un programma di rilancio dell’economia sulle cose da fare? Turismo, manifatturiero, hi-  tech, ricerca, servizi…bene ma definiamo programmi, ruoli e risorse, altrimenti continueremo a pretendere efficienza e produttività senza alcun strumenti come si sta facendo con la scuola e i servizi, tagliando fondi e risorse, e ripetendo con tanta ipocrisia che occorre fare qualcosa (cosa?) per arrestare l’emigrazione e la  fuga di cervelli… Non prendiamoci in giro. E’ vero non si può pretendere tutto e subito, dopo un ventennio di ritardi, compromessi, inconcludenze e fallimenti: siamo indietro ovunque o quasi e l’economia continua a non crescere, mentre si fanno strada pericolosi episodi di discriminazione e di razzismo, alimentati dai continui sbarchi di immigrati e dalle polemiche romane sul business dei centri di accoglienza.

‘’Se non c’è lavoro per gli italiani, perché assistere tanti e profughi…che potrebbero toglierci quel poco che abbiamo?’’ .Sono i commenti , misti a razzismo, spesso strumentale che contribuiscono ad alimentare sfruttamento, discriminazioni e tensioni sociali fra poveri. Una mano da gennaio 2015 ce la darà l’Europa, ma il mare e i centri di accoglienza e smistamento continueranno a restare in Italia e a gravare sul nostro Paese.  Tutto questo ha un costo e non ci sono ritorni…anche perché l’assenza di un programma di sviluppo impedisce di utilizzare le potenzialità di tanti immigrati. E questa è la conferma che non si riesce a passare dalle parole ai fatti.

Ritorniamo allora alle politiche del lavoro, che hanno bisogno di progettualità e di risorse liberandole da dove sono fonte di spreco.  Cominciamo con i costi della corruzione, della evasione fiscale e della  burocrazia, destinati a crescere senza non si effettueranno  i tagli in alto e se non si procederà a una chiarezza normativa, che favorisce la illegalità.  Si ha bisogno di un macchina nuova, efficiente, giovane, vicina ai cittadini, alle imprese.  E  i servizi? Se gli italiani potessero risparmiare su energia, gas, benzina, telefonia e altri servizi avrebbero più soldi in tasca per vivere e alimentare i consumi.

E,invece, su queste voci non si interviene e le situazioni di lobbies e di cartello continuano a prosperare, nonostante gli inconcludenti ammonimenti delle varie authority per la garanzia di questo o di quello.  Tutte queste cose  nella riforma del lavoro non ci sono e né la affiancano, mentre in tv scorrono sapientemente immagini di una Italia produttiva di repertorio e dello scontato vaniloquio sulle polemiche incrociate su riforme elettorali per assicurare un minimo di ricandidature o per la scelta del nuovo capo dello Stato. Dimenticavo i tweet, i selfies buonisti e altre inconcludenze 2.0…

Servono   risposte concrete, non gli slogan, da dispensare al Paese.