Il 6 giugno scorso, a fronte di un Antonio Luongo –segretario regionale del PD di Basilicata-  che in un suo comunicato stampa incredibilmente sorvolava su tutti gli schiaffoni-elettorali che il partito di cui era ed è ancora (?) il massimo esponente (e quindi lui stesso) aveva preso in numerosi  Comuni, nella tornata di fine maggio, pubblicammo su questo stesso blog un nostro commento dal titolo “Totò Luongo disse…e che so Pasquale io?”, memori della nota e pregevole gag del Principe De Curtis.

Sembrava, infatti, davvero Totò che ridacchiando raccontava di quell’omaccione che lo copriva di improperi, lo prendeva a schiaffoni e lo malmenava, chiamandolo ripetutamente Pasquale, e contro cui però non reagiva (“…perché volevo vedere fin dove voleva arrivare…”), ma soprattutto perchè : “…che me frega a me e che so Pasquale io!

Poi è arrivato puntuale (come da noi, sempre nello stesso pezzo, logicamente preventivavamo) l’uppercutt di Matera.

Nulla. Lui stà lì, come una sfinge. Incassa. Ogni tanto abbozza. Ma il tempo scorre ed è passato più di un anno dalla sua tormentata elezione senza che nessuno riesca a cogliere la ragion d’essere della sua permanenza in quel ruolo.

Non ha dato impulso alla crescita del partito sul territorio stimolando ed  organizzando un’attività di base nei circoli, anzi ora ce ne sono tanti che alzano la voce per segnalare quel lungo lassismo che, evidentemente, non appariva solo a chi osserva dall’esterno.

Eppure c’era chi si illudeva che lui, a differenza di Speranza, facesse qualcosa di più del vigile che smista il traffico di poltrone e capicorrente.

Che elevasse il livello della discussione, desse struttura e vitalità a questo corpone inanimato (se non per gli strilli e le guerriglie interne) che è il PD.

Ed invece, non è riuscito a dare vita nemmeno ad una segreteria. La situazione si è sfilacciata ulteriormente e sul territorio ognuno fa quello che gli pare, non c’è uno straccio di linea politica ufficiale sulle vicende regionali  e lui sembra stare lì come il testimonial grigio di qualcosa che va in consunzione, in decadenza ogni giorno di più.

Una cosa davvero triste ed incomprensibile ai più è il perché e cosa lo spinga ad impersonare l’ombra di se stesso. Insomma, non avrebbe fatto meglio ad applicare la regola aurea : non si torna mai sul luogo del delitto? Perché da lui, confidando sul suo pregevole curriculum,  ci si aspettava che quel ruolo lo esercitasse per davvero. Non si limitasse a presidiarlo (e basta) per conto terzi.

In questa trasfigurazione il Totò Antonio Luongo è oramai diventato proprio quel “Pasquale” che pensava di non essere. Il che richiederebbe una reazione. Di qualsiasi tipo. Ma un segno di vita, uno scatto di amor proprio,  ci vorrebbe.  E mica si può continuare a prender schiaffi, così, in continuazione come se nulla fosse.

Anche Speranza glie li ha mollati. Quando “Totò Luongo”  ultimamente aveva fatto un accordo con il Sindaco di Potenza e, zac, arriva Roberto da Roma e fa saltare tutto dicendo: “dovete parlare con me”, io non ho fatto alcun accordo. Capito, gli amici? Manco di quelli “Pasquale” si puoi più fidare. Sberle anche da loro.

E quello di ieri di Marcello Pittella? Che scapaccione! Vabbè che lui, dal suo punto di vista, di ragioni per dargliene ne ha da vendere. E lo ha ricordato che “non è più possibile che qualcuno non mi riconosca ancora la vittoria”…come se lui fosse “l’usurpatore”! Suvvia e basta! La pazienza ha un limite!

Però, dargli i “20 giorni” di tempo (come un preavviso di licenziamento) affinché si dia una mossa è stato davvero il massimo della tragicommedia in cui “il partito regione” è precipitato.

Con la esplicita minaccia di punirlo con altri schiaffoni, nel caso non ottemperi all’invito, chiamando in tal caso a dar man forte  (è proprio il caso di dirlo) da Roma i “nazionali”  Guerini e Serracchiani. Nemmeno, concedendo, il privilegio di un pugno da Matteo, perbacco.

E allora Totò Luongo hai capito finalmente che quel “Pasquale” sei tu? Che le mazzate sono proprio per te? Dai reagisci, dai un segno di vita che non sia però… “ammuina”!

Anche perché i “20 giorni” scadono (sarà un caso?) proprio agli inizi di novembre : la festa dei morti. E non vorrai mica che la Serracchiani ti porti un mazzo di crisantemi per esplicitare ancor di più lo stato dell’arte.

E non sperare di cavartela magari con una lettura improvvisata di brani de “La livella”. Questi dirigenti da cerchio magico sono inflessibili come tedeschi, da loro non ti salva nessuno! O mangi la loro minestra o ti butti dalla finestra. Non confidare nemmeno nei tuoi amici di sempre perché se Marx è morto e Berlinguer pure, loro non è che stiano granché bene….

‘O fatto è chisto, statemi a sentire: s’avvicinava ll’ora d’à chiusura….

La casta è casta e va, si, rispettata, ma Voi perdeste il senso e la misura….