Rien à faire…il pallino delle estrazioni petrolifere in Basilicata, e non solo, passerà nettamente nelle mani del Governo senza più alcun veto o parere vincolante da parte di Regioni e popolazioni. E così, le chiamano ‘’coltivazioni’’, compagnie italiane e straniere  potranno aggiungersi a quelle che già ci sono per saggiare il terreno andando in profondità, alla ricerca del prezioso greggio.

Garanzie per la salute e l’ambiente ?

I padroni del vapore sono da sempre per la realpolitik, per il mercato, per la ripresa economica, il lavoro e per abbattere i costi della bolletta energetica. Del resto la dorsale appenninica, per le sedimentazioni geologiche che la caratterizzeranno, hanno una consistente giacenza di oro nero serbata per i momenti di magra… e cioè questi.

Niente nucleare in Italia, tanti parchi eolici e solari che sono un pugno nell’occhio dei paesaggi e alla lunga con una serie di problematiche gestionali da risolvere,  ma compriamo energia prodotta all’estero provenienti da centrali che sono nei Paesi confinanti. Importiamo anche il gas da Russia e Nord Africa  e” allora – ci ripetono con decisione-  per abbattere i costi si tiri fuori tutto il petrolio che c’è dai monti al mare… ‘’.

Basilicata ‘’New Texas’’ per un sogno da regione del Golfo arabico, con tante risorse da quotazione in borsa che paradossalmente  ci tengono ancora alla condizione di povertà: pil basso, aziende che chiudono, cassa integrazione e mobilità in aumento, continua emigrazione giovanile e rischio concreto di aggregazioni comprensoriali- tra la Puglia e la Campania- dettate dalla logica dei numeri. Siamo sempre di meno  e, dunque, futuro segnato ? Speriamo il contrario.

’Del resto – ribadiscono economisti e lobbisti di diversa provenienza e opportunismo  il progresso ha un costo…O vogliamo vivere come le comunità Amish o tornare all’edulcorato ma sacrificato mondo contadino da ‘’familismo amorale’’,  dove bastava un lume a petrolio per rischiare una vita di stenti’’?

 Ma come la mettiamo con la “Basilicata verde’’ dalle chiare e fresche dolci acque, con i prodotti tipici, il sole, i boschi, i laghi, le coste joniche della civiltà magnogreca e con la perla del Tirreno, la longevità dei suo abitanti, lo sviluppo sostenibile che è la specificità della nostra offerta turistica e con ‘’ Basilicata-Matera capitale europea della cultura per il 2019’’? Una Basilicata con il suo destino, il suo futuro nelle mani di altri e con un ‘’registro tumori’’ fermo al triennio 2005-2007.

Sull’altro piatto della bilancia ci sono i vantaggi fiscali, il buono carburanti (un tormentone)  trasformato in una socialcard reddituale, un memorandum rivisto e una liberatoria per gli introiti   dal patto di stabilità.

La piccola Basilicata cerca di puntare i piedi : dal parlamento nazionale a quello regionale fino a Scanzano jonico sull’onda di un ritornello sportivo  anni Cinquanta che ripeteva ‘’Olio, petrolio, benzina e minerale… per battere la Basilicata ci vuole il governo nazionale’’ o sul sempre evergreen “ Simm brigant e facimm paura…’’ , mentre in lontananza s’odono gli gnomi-giganti delle compagnie ‘’ for free  oil’’  cantare ‘’andiam andiam in Basilicata a trivellar’’.

La ‘’Biancaneve’’ Basilicata deve provare ad invertire la  conclusione di una fiaba  che si annuncia tinta di greggio e di fumi. Ma ci vuole, e a tutti i livelli, la tenacia e la lungimiranza del suo popolo per farlo.