“Fornaio è cotto il pane ?’’ Una richiesta che le massaie dei rioni Sassi rivolgevano con tono a metà tra il perentorio e il supplichevole nei forni di fiducia per sapere se la loro forma da tre, cinque, sette chilogrammi, lavorati con semola rimacinata di grano duro “Senatore Cappelli’ e marchiati con il timbro di famiglia, era venuto bene e pronto a sfamare grandi e piccini o il capo famiglia che andava nei campi o nelle masserie della zona.

Una richiesta che a Matera si appresta a tornare, grazie, a una iniziativa laboratorio “Portiamoci il pane a casa’’  promossa dallo Slow Food in collaborazione con il panificio Panificio di Gennaro di Patrizia Perrone, l’associazione materana di produttori biologici  “Campo Libero”  e il tornitore del legno Massimo Casiello.

E così una quindicina di motivati allievi, con grembiule e cappellino, hanno cominciato ad apprendere tecniche e segreti di come si prepara il buon pane di Matera, con gli insegnamenti dell’anziano Santino Perrone figura storica del settore materano, e figlio di Peppino “Barivecchia’’, e da Tonino Nobile  appassionato ed esperto dell’arte bianca che abbiamo visto all’opera anche nella preparazione di pizze.

E così lievito madre, acqua, impasti, farina di semola rimacinata di grano duro sono diventati massa da modellare e da infornare. Mica facile, però, come hanno ripetuto gli esperti insegnanti, tra aneddoti e coloriture del passato ed esortazioni a prendere sul serio un’arte che è stata ed è tradizione nell’innovazione. Un altro aspetto interessante del laboratorio è il rapporto con i produttori locali, alcuni dei quali aderenti al progetto di vendita diretta “Campo Libero’’ per l’utilizzo di   farine lucane biologiche di varietà regionali riscoperte e integrali: Senatore Cappelli,  Saragolla, Farro e Carosella che consentono di realizzare pane di sapore differente e in grado di accrescere la curiosità dei consumatori. Se poi ci aggiungiamo che ogni forma di pane viene identificata con il timbro della chiocciola di Slow Food si ha un valore aggiunto, che invita a scoprire “lentamente’’ altri prodotti della buona tavola.

Il pane poi è il re della alimentazione contadina e mediterranea, buono…anche senza companatico. Vanno sfatati i luoghi comuni che fa ingrassare…se si praticano stili di vita e cattive abitudini alimentari, importate dagli States e dal Nord Europa, che hanno creato una generazione sovrappeso, sedentaria e irretita dalla tv e dal web commerciale.

Ma questo è un altro discorso e riguarda aspetti come l’informazione, la formazione e la commercializzazione di un prodotto come il Pane di Matera in attesa di definire il tormentato percorso della certificazione di qualità. Nel frattempo gli allievi hanno messo le mani in pasta fieri di sfornare il pane fatto in casa.’’L’evento –ha detto il fiduciario di Slow food Matera, Francesco Linzalone- vuole rappresentare una occasione per sottolineare l’importanza dei cereali locali e integrali negli alimenti di uso quotidiano in particolare a Matera che ha come simbolo il pane e che  vorremmo sempre più valorizzato. la manifestazione rappresenterà anche il momento per lanciare l’idea di riproporre l’antica consuetudine di produrre il pane in casa che se realizzata rappresenterebbe motivo di coinvolgimento di cittadini, produttori e fornai di Matera avviando un concreto percorso di  cultura materiale verso l’obiettivo di  Capitale europea della cultura …alimentare’’ .

E se nei Sassi riaprisse il forno di una volta residenti e turisti potrebbero consumare e portar via un pezzo fragrante di storia materana. Cercasi imprenditori e, chissà, che qualcuno degli allievi fornai non lo faccia. Servono nuove leve da sfornare…

IMG_20150131_172248