Ad Irsina, autori di fama nazionale e internazionale si confronteranno dall’11 al 15 luglio 2017 su tematiche relative alla terra, all’ambiente, alla salvaguardia del pianeta nell’ambito della seconda edizione del Festival della Cultura “Incroci” –  realizzata dall’Assessorato alla Cultura della Città di Irsina e dal Centro Arenacea –, nella suggestiva cornice del chiostro e del giardino dell’ex convento di San Francesco d’Assisi.

Una riflessione polifonica che cercherà, attraverso i più diversi registri, generi e linguaggi, di far emergere la prossimità alla terra del fare cultura.

“Veleni” di Fabio Amendolara, “Sotto la panca” di Bartolomeo Smaldone, “La Lucania: terra di boschi bruciati” di Nunzia Festa, “L’arse argille consolerai” di Nicola Coccia (insignito, tra l’altro, del premio Carlo Levi 2016).

E ancora: “Paracarri. Cronache da un’Italia che nessuno racconta” di Alessandro Calvi, “La Murgia nella Guerra Fredda” di Piero Castoro, il documentario “Murge” di Fabrizio Galatea ed “Ilva Football Club” di Fulvio Colucci e Lorenzo D’Alò, per arrivare a Franco Arminio con la raccolta “Cedi la strada agli alberi. Poesie d’amore e di terra”.

Nell’ambito del Festival anche la premiazione del secondo concorso di Poesia intitolato a “Margherita Nugent”.

Una novità importante è rappresentata anche dalla prima edizione del Premio letterario Il Borgo Italiano, ideato dallo scrittore David Spezia e sostenuto da Antonio Tombolini Editore, la cui cerimonia di premiazione chiuderà il Festival.

“Irsina è stata di recente alla ribalta della cronaca nazionale per i consistenti flussi di persone che, da ogni parte del mondo, vengono a vivere nella nostra città proprio per i suoi paesaggi e per il suo antico attaccamento alla terra. In questo senso troviamo significativo che nel nostro centro storico si proponga una riflessione ampia e articolata sulla terra, che è da sempre la nostra più grande ricchezza” afferma Nicola Massimo Morea, Sindaco della Città di Irsina.

L’idea è quella di proporre attraverso il Festival – spiega ancora Anna Maria Amenta, Assessore alla Cultura della Città una concezione di cultura e di bene culturale diverse da quelle solitamente utilizzate e mirante a caricare la parola cultura di tutta una serie di implicazioni sociali, economiche, ambientali che spesso ne restano a margine. Il Festival intende, nel corso di questa seconda edizione, lanciare un messaggio, rivolto soprattutto alle giovani generazioni: la cultura come qualcosa che fa parte della nostra vita quotidiana.”

La parola “cultura” viene dal latino “còlere”, che significa, alla lettera,appunto, coltivare, coltivare la terra. E forse non è un caso che sia proprio la terra al centro dell’idea di cultura che emerge dal nutrito programma dell’iniziativa.

Il piccolo centro, di antichissima tradizione agricola e immerso negli sterminati paesaggi di una Basilicata senza tempo, vuole oggi proporre una riflessione su alcune delle tematiche centrali nel dibattito nazionale e internazionale sull’ambiente e sull’ecologia, segnato dal crescente impatto dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici, dalle questioni delle carenze idriche e della perdita della biodiversità, dal deterioramento della qualità della vita umana e dalla degradazione e iniquità sociale che spesso ne conseguono.

In una congiuntura storica internazionale in cui, a vari livelli e per diversi fattori, è elevato il rischio di registrare regressioni significative rispetto a quanto enucleato nel corso del 2015 in documenti di imprescindibile importanza come l’Accordo di Parigi sul clima e l’enciclica di papa Francesco sulla salvaguardia dell’ambiente, il festival cercherà di avviare un dialogo culturale sul tema della terra, declinandolo attraverso le voci degli autori coinvolti.