In un momento in cui nel giro di poche ore ci hanno lasciato dei grandi della cinematografia mondiale (Milos Forman) e italiana (Vittorio Taviani), oltre che un attore come Lee ErmeY (l’indimenticabile sergente di ferro Hartman di Full Metal Jacket ), ci si potrà consolare con il grande cinema, il ritorno nelle sale di un’opera monumentale restaurata di Bernando Bertolucci.

Infatti, grazie alla Lucana Film Commission, oggi a Matera (lunedì 16 Aprile -ore 21,30- al cinema Il Piccolo) e domani a Potenza (martedì 18 aprile -ore 21,00- al cinema Don Bosco), in contemporanea con l’uscita nazionale, si potrà assistere alla proiezione della versione restaurata di NOVECENTO (Italia/1976, 310’) del grande regista italiano.

Un capolavoro della cinematografia, un affresco straordinario di un significativo periodo della storia d’Italia, ambientato in una delle regioni che sono state da culla della rinascita democratica del Paese. Una potenza nel modo in cui ci restituisce l’intreccio delle vicende umane con la storia che li coinvolge e spesso travolge.

In queste date sarà proiettato l’Atto I, mentre il secondo Atto sarà proiettato lunedì 23 aprile in contemporanea sia a Matera che a Potenza.

Con l’opera di Bertolucci si conclude così l’appuntamento con la terza edizione della Rassegna Cinema Ritrovato in Basilicata, organizzata da Lucana Film Commission in collaborazione con la Cineteca di Bologna.

 

Ingresso 2 euro.

Il restauro

Il restauro 4k-16bit di Novecento è stato realizzato a partire dal negativo originale depositato dal produttore Alberto Grimaldi alla Cineteca Nazionale. Il negativo originale aveva subito centinaia di tagli, sia quando Paramount distribuì la versione corta del film negli Stati Uniti, sia nelle fasi successive di reintegro delle sequenze tagliate. Il negativo da cui si è partiti per questa nuova versione restaurata aveva quindi circa 700 lacune, che sono state ora tutte colmate digitalmente. Riferimento in questo lavoro è stato il reversal stampato nel 1976 dal negativo originale per le edizioni americane e conservato negli archivi Paramount, che contiene gran parte dei fotogrammi che erano andati perduti. Un complesso lavoro di ricostruzione digitale è stato realizzato anche per il suono partendo da un mix magnetico italiano d’epoca. Il restauro è stato eseguito dal laboratorio L’Immagine Ritrovata di Bologna nel 2017.

Bernardo Bertolucci su Novecento

Ecco una delle idee di base di Novecento: film sulla cultura popolare, secondo Gramsci, e nel senso di Pasolini. E una chiave precisa: l’identificazione delle masse non tanto con i personaggi di finzioni narrative, ma con questi che si scollano dal loro ruolo letterario per diventar personaggi della Storia. Dunque, anche un’accettazione dei luoghi tipici della narratività, addirittura ottocentesca: sia in senso nazionalpopolare, sia criticamente, come rivisitazione neoretorica. Insomma, una formula è una formula: la differenza è che nelle sedi ottocentesche originarie gli archetipi narrativi erano spesso condannati a soluzioni di tipo psicologico. In Novecento, ci si ritrova nel mondo delle idee: cioè si fanno i conti con l’ideologia. E proprio utilizzando formule che sono sempre state adoperate per fini psicologici.

Com’è fatto? C’è una divisione segreta in quattro stagioni. La grande estate dell’infanzia e dell’adolescenza ai primi del secolo, coi primi rapporti tra il figlio del contadino e il figlio del padrone, in un’aura ancora ottocentesca, poetica, lirica. Molta campagna. Molta Emilia. Molto Verdi. Verdi che aveva sempre dei punti di riferimento nella campagna intorno alla sua casa. Comincia con uno che corre attraverso i campi gridando appunto: “È morto Verdi!”. Sono i funerali dell’Ottocento, i personaggi del dopo-Verdi si vedono già come dei sopravvissuti… Poi l’autunno che precede il fascismo; e il lungo inverno fascista durato vent’anni: soprattutto psicologico, perché il fascismo pretende psicologia. Finalmente, il 25 aprile, la primavera, quando si materializza l’utopia contadina, i contadini della Bassa padana credono d’aver fatto la rivoluzione, e forse l’hanno fatta davvero, anche se finiranno per lasciarsi convincere a restituire le armi.