Qualche giorno fa Il Comune di Matera e la Svimez hanno sottoscritto una convenzione, che si iscrive nel quadro più vasto della cooperazione in atto fra Svimez e Regione, che consentirà di definire, anche a seguito di un confronto al quale partecipino tutte le realtà produttive e sociali, le linee di indirizzo strategico di una città prossima ad un traguardo simbolico di grande effetto.”

E’ l’incipit di una nota, a firma di Vincenzo Viti che interviene sulla vicenda della ZES o (come lui sottolinea) delle ZES, che così prosegue:

“Credo vada posto in luce che nessun lavoro di ricerca, per quanto prestigioso, potrebbe arrogarsi privative se non legittimate dal rigore disciplinare e dalla concreta tracciabilità di contenuti e risorse che lo dovrebbero rendere plausibile e condiviso. Sarà poi il Consiglio comunale di Matera l’approdo di questo diffuso fervore che divinizza la Zes come un feticcio figlio di molti padri, animato da molte nature e da infiniti diagrammi.

Rammento solo per un istante che la Zes, venendo da una intuizione primigenia della Svimez, appartiene ad una generazione diversa dalle zone franche che già a Matera hanno trovato una concreta realizzazione. Diversa anche dalla modulazione delle Zone Franche per l’energia che provengono dal cervello illuminato di Berlinguer, provviste come sono di respiro, modalità e strumentazioni del tutto peculiari. Questo il panorama in movimento .

Sicché, quando immaginavamo che intorno alla Zes ( o alle Zes) si stesse celebrando il rito antico ma propiziatorio della danza della pioggia tenevamo quel che sta accadendo sotto i nostri occhi. In un clima di frenetica quando non singolare emulazione.

Scomparsi i partiti per anemie e/o bulimie in corso di analisi postuma, si punta ora su Luoghi che evocano il trascendimento delle mediocri passioni della politica quando essa si riduce alla evidente mediocrità delle sue performances.

Ed è assai positivo che un eccellente Arcivescovo offra la sua sede per un convegno fra spiriti operosi. Naturalmente nessuno oserebbe pretendere che venga da lui ciò che ad una ragione laicamente aperta al dubbio può essere consentito di segnalare in piena e rispettosa libertà.

E cioè che una volta per tutte si faccia chiarezza sulle tante anomalie che hanno segnato e segnano il cammino della (o delle) Zes. E ciò pretenderebbe che si parta da ciò che andrebbe inteso per Zes appulo-lucana facendo chiarezza sugli ambiti che essa regolera’ che implica come primo atto identificativo che essa venga definita con certezza,come De Vincenti ha chiarito a Matera, lungo l’asse Taranto, retroporto ionico-metapontino,Val Basento, Matera Capitale. Con la piattaforma agroindustriale al centro di un progetto di internazionalizzazione di agricoltura e storia magno greca.

Ci chiediamo :si parla di questo o di altro,magari quando si allude a cornici energetiche che meriterebbero confini legittimamente più ampi. E poi che ne pensa Emiliano, preso com’è dal comprensibile strabismo fra i due mari,lo Jonico e l’Adriatico ?

E infine Taranto ha coscienza della partita che si sta giocando intorno alla centralità del suo porto industriale?
Domande lecite, immagino, che pretenderebbero preliminare chiarezza prima di immaginare ed autorizzare fecondazioni in vitro ,in una Sede che poi non lo consentirebbe, fra sistemi che andrebbero specificamente monitorati e successivamente coordinati. Avendone perciò sufficiente contezza,a partire dalla Zes tarantina tuttora sospesa fra cielo e terra.

Il timore è che mentre si ragiona sulla natura delle stelle si perda di vista uno dei pochi obiettivi concreti che riteniamo acquisiti ed assegnati dalla Regione ad una regia che dovrebbe puntualmente adempiere proprio tenendo conto del lavoro che Comune e Regione stanno commettendo ad Agenzie di ricerca che hanno statura nazionale.

In ogni caso, per carità, non fermiamoci ! Sapendo peraltro che quando tantissime pubbliche responsabilità si incontrano in in luogo deputato alla unità degli spiriti, c’è da attendersi che prevalgano ipotesi illuminate.

È un auspicio. Sincero fino a prova contraria.”

Vincenzo Viti
Consiglere Svimez