Giratela come vi pare ma alla fine un dovere di tutti, sancito dalla Costituzione, di contribuire al benessere del Paese mettendo mano a tasca e coscienze con tasse giuste, alla fine si ritorce contro il povero cittadino, spesso discriminato quando vuol far sentire le proprie ragioni. Sulla stessa lunghezza d’onda gli imprenditori onesti, che si rimboccano le maniche per pagare imposte e contributi…quando ce la fanno o devono alzare bandiera bianca in un clima di evasione e di concorrenza sleale, contrastata con pochi mezzi.  A questo aggiungiamo la burocrazia che ti impone prima di pagare e poi di far ricorso, per evitare oneri aggiuntivi e inevitabili contenziosi. C’è la mediazione, ma l’entusiasmo non è dietro l’angolo. E allora si passa alla giustizia Tributaria che a Matera apre l’anno giudiziario con la cerimonia in programma venerdì 2 marzo, alle 9.30, presso la sala Levi di Palazzo Lanfranchi. All’evento, promosso dalla Camera tributaria interverrà il presidente regionale Antonio Di Luce, avvocati tributaristi, professionisti e rappresentanti istituzionali. A fare gli onori di casa  sarà il presidente della Camera degli avvocati tributaristi  di Matera, avvocato Pierluigi Diso che, nella nota seguente, fa il punto della situazione . Chiede allo Stato, nelle diverse articolazioni di fare la propria parte, cominciando dalla istituzione di una Magistratura Tributaria (giriamo la richiesta a quanti faranno parte del nuovo Parlamento)  per passare alla semplificazione amministrativa, dai tempi della Pubblica Amministrazione e da un rapporto possibilmente non ‘’penalizzante’’ verso il cittadino contribuente che, spesso, finisce con il fare la fine dell’ortolano. Una volta…ma sempre a uno non si va, come recita un antico detto popolare.  Sed lex dura lex e no tax discriminatorie.

LE RIFLESSIONI DEL PRESIDENTE DISO

Il 26 febbraio 2018 si è svolta a Roma la cerimonia annuale di inaugurazione dell’anno giudiziario tributario 2018, che in Basilicata, a Matera, si terrà il prossimo 2 marzo presso la Sala Levi di Palazzo Lanfranchi.
Il Presidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria, Mario Cavallaro, ha sensibilizzato le forze politiche che daranno vita al prossimo Parlamento verso “le problematiche della giustizia tributaria, nel tentativo di compiere definitivamente la costruzione di una giurisdizione regolatrice del conflitto tra cittadino ed erario e che sia rispettosa dei principi costituzionali e si ispiri a principi di terzietà, autonomia e indipendenza”.
E’ stato evidenziato che a livello nazionale è diminuito il numero dei ricorsi presentati dal 2015 al 2017 e l’auspicio è che questo trend possa subire un’ulteriore accelerata nei prossimi anni, con l’allargamento della mediazione obbligatoria alle controversie con valore fino a 50.000 euro. Risulta in calo il trend dei ricorsi presentati in primo grado perché ormai anche la giustizia tributaria è diventata “roba da ricchi”, mentre in Cassazione il 50% dei ricorsi è in materia tributaria. E’ in aumento la tendenza a presentare le istanze di sospensione dell’esecutività delle sentenze, motivate prevalentemente dalle difficoltà economiche derivanti dalla situazione finanziaria delle imprese caratterizzata da scarsa liquidità. Per contro, spesso si vede una persistenza nel contenzioso da parte dell’Amministrazione finanziaria, dovuta a pura inerzia burocratica, che finisce per riversare sul contribuente un onere aggiuntivo, oltre a quello di un accertamento rivelatosi ingiusto ed aggravare le Commissioni di un lavoro inutile che potrebbe essere evitato. Un sistema tributario efficiente, che assicuri le necessarie entrate evitando insopportabili pressioni nei confronti dei contribuenti  ed ingiustificate scappatoie per gli evasori che usano le falle della nostra legislazione, è imprescindibile per un Paese moderno ed europeo, non solo per motivazioni di ordine economico ma anche per un evidente obbligo di giustizia sociale che lo Stato deve garantire. Sotto questo punto di vista la giustizia tributaria è di fondamentale importanza, ma stenta a trovare la sua giusta collocazione nel diritto pubblico e il giusto equilibrio per insensibilità di quel mondo politico che sin qui ha solo sbandierato grandi riforme. E’ necessario garantire autonomia ai giudici tributari, eliminando la divisione tra giudici togati e non, assicurandogli un’effettiva indipendenza e sottraendo al Ministero delle Finanze il controllo della giustizia tributaria. E’ necessario uscire dall’ambiguità di fondo di una magistratura onoraria costituita da soggetti già impegnati in una diversa attività professionale perché il giudizio tributario riscopra la sua vera veste pubblicistica  e continui nei suoi risultati con sentenze che giungono più rapide del contenzioso civile, realizzando così una giustizia tributaria in tempi più brevi. Per il buon funzionamento della giustizia tributaria è fondamentale che i soggetti in gioco e lo Stato facciano la loro parte, senza sottrarsi alle proprie responsabilità, con riferimento all’imposizione fiscale che incide in modo determinante nella vita di ognuno. La giustizia tributaria si pone, in tal senso, come strumento imprescindibile per garantire la certezza della misura del prelievo fiscale, ma anche il legittimo esercizio del potere di accertamento e riscossione da parte degli enti creditori. La giustizia tributaria svolge un’importante funzione che è quella di contemperare gli interessi dello Stato e dei suoi cittadini contribuenti e deve dare certezze ad entrambi. Il buon funzionamento della giustizia tributaria è quindi il primo strumento dello Stato italiano per il rilancio economico e sociale del nostro Paese e nella coerenza e limiti delle norme di diritto positivo può crearsi un rapporto di fiducia tra contribuenti e Stato. Gli avvocati tributaristi, come operatori del diritto e cittadini di questa Repubblica riconoscono nella Giustizia Tributaria un grande patrimonio aperto a tutti ed il suo buon funzionamento non può che essere valido supporto alla crescita economica del Paese.

Per raggiungere questi obiettivi la magistratura tributaria dev’essere più autonoma e professionale. Siamo uno dei Paesi più importanti al mondo e siamo in Europa, anzi abbiamo contribuito a farla nascere, e tendiamo ad avere un’economia più evoluta così come ce l’hanno alcuni paesi europei, eppure il sistema normativo tributario è caratterizzato da una significativa complessità in risposta proprio alla necessità di governare fenomeni economici numerosi, complessi e sempre in evoluzione. Tale complessità diviene più evidente se si analizza la fiscalità internazionale, laddove si tratta di governare le istanze di diversi ordinamenti. Fino ad oggi, infatti, non si è discusso molto sulle norme sostanziali e un’attenta riflessione non si è mai condotta sulle norme “procedurali”, che sono quelle importanti per far valere le proprie ragioni, senza dover ricorrere ai concordati; ricordo a me stesso la modifica dell’art. 111 della Costituzione sul “giusto processo”, regolato dalla legge, che si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità e davanti al giudice terzo. Appare quindi opportuna una riforma del processo tributario e dell’ordinamento giudiziario tributario che valorizzi l’esperienza sino a qui svolta dalle Commissioni Tributarie. E’ necessario quindi creare una magistratura tributaria, nel solco di quelle speciali, oltre ad avere un filtro amministrativo che consentirebbe di ridurre il numero di processi, migliorando la qualità e l’autorevolezza delle sentenze tributarie. Il traguardo per l’auspicata riforma è ancora lontano, però siamo in campagna elettorale e presto avremo le due nuove Camere che legifereranno per il futuro tributario e speriamo che dalle conclusioni dell’incontro romano e di quelli che si faranno in tutta Italia per inaugurare un nuovo anno giudiziario tributario, nasca una riflessione legislativa ed un impegno politico sulla assoluta esigenza di una riforma tributaria celere, anche se sempre in divenire e al passo con i tempi.

Avv. Pierluigi Diso – Presidente della Camera degli Avvocati Tributaristi della Provincia di Matera