Ve l’immaginate il boy scout di Firenze, l’ex presidente del consiglio dei ministri Matteo Renzi, o il ministro del lavoro Giuliano Poletti retribuiti con i ”voucher” ?

Sarebbe il giusto corrispettivo alla politica delle ”mani libere” perseguita insieme al mondo industriale per accrescere la flessibilità e la riduzione del costo del lavoro. Una scelta fallimentare che ha incrementato sfruttamento, lavoro nero, precarietà e favorito l’emigrazione dei giovani sopratutto all’estero.

Purtroppo le faccetoste restano lì, mentre a noi tocca contare i danni di una politica sciagurata e ottusa che aggrava la situazione economica del BelPaese, senza dimenticare il ridimensionamento dei ”diritti” al lavoro con attacchi e ridimensionamenti continui allo Statuto dei lavoratori. La Cgil, con due referendum in tema di voucher e appalti, tira dritto e ha presentato ricorso alla Corte di giustizia europea in merito alla non ammissibilità al referendum dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

La Basilicata non sta a guardare e il rapporto della Ires Cgil, che vi invitiamo a consultare sul sito http://www.iresbasilicata.it ci dà un quadro a tinte fosche sullo stato dell’economia regionale, a cominciare dalla vendita dei voucher.

Secondo i dati forniti da INPS (19 gennaio 2017) nel rapporto mensile sul precariato, in Basilicata la vendita dei voucher sia aumentata del 19,3% rispetto al rapporto gennaio-dicembre del 2015.

Nei primi tre mesi del 2016 complessivamente sono stati venduti in Basilicata più di 150mila voucher, equamente distribuiti in tra le province di Potenza e Matera, a conferma di un trend in continua crescita, seppur con ritmi differenti e in rallentamento negli ultimi trimestri.

E secondo i dati diffusi da INPS, per il 2016, il numero di voucher venduti si aggira intorno al milione (959.832), con una percentuale del 50,6% a Matera e del 49,4% a Potenza.

Tab. 3 Voucher venduti a Potenza e Matera nei primi tre mesi dell’anno

Potenza 77.971 49,8%
Matera 78.598 50,2%
BASILICATA 156.569 100%

Sono il turismo ( dalla ristorazione alle strutture ricettive) e i servizi i settori che nella capitale europea della cultura per il 2019 dove è diffusa la pratica del ricorso ai voucher. E questo è un dato preoccupante che alimenta il precariato sull’ onda del ”prendere o lasciare ?”. La Cgil di Matera, nel corso di un forum con i giornalisti, ha annunciato i contenuti delle attività da mettere in campo la campagna di sensibilizzazione per i referendum popolari per il lavoro, in materia di abrogazione dei vocuher e di responsabilità solidale sugli appalti.

Si tratta di assemblee territoriali con i lavoratori, incontri con l’associazionismo e le realtà del precariato e un sollecito al Prefetto di Matera affinchè intervenga sul Governo, per la definizione delle date del voto caratterizzeranno Lo ha reso noto il segretario provinciale della Camera del lavoro Eustachio Nicoletti, che ha ribadito la necessità di introdurre una ” Carta dei diritti del lavoro” per contrastare il precariato diffuso, favorire l’occupazione ed evitare lo spopolamento dei territori e l’invecchiamento della popolazione.

Il persistere del precariato è la causaha detto Eustachio Nicolettisopratutto in Basilicata e nel Materano di fatti economici e sociali, che stanno depauperando il nostro territorio della risorsa giovani. L’attività di sensibilizzazione sui referendum va in questa direzione,per lavorare anche a modelli di crescita fondati sulle garanzie del lavoro cancellate o ridimensionate da provvedimenti governativi, finalizzati alla flessibilità a tutti i costi e al precariato”.

Nicoletti ha citato, in proposito un recente studio dell’Ires-Cgil Basilcata e, in particolare, l’aumento esponenziale dei voucher passati dai 130.046 del 2013 agli 847.288 del 2015 fino al 1.017.576 del 2016 e di questi 514.893 lo scorso anno in provincia di Matera. L’occupazione lo scorso anno è diminuita nel 2016 del 12,8 (il doppio rispetto alla media nazionale),le assunzioni a tempo indeterminato del 32,1 per cento e le trasformazione dal tempo determinato a quello indeterminato del 25 per cento. Sempre peggio.

Il BelPaese non ha una politica industriale e si capisce perchè, con il ”mani libere a tutti i costi” delle imprese che delocalizzano e i governi (tutti) che negli ultimi 20 anni hanno favorito le campagne acquisti di grandi marchi. Giusto il contrario di Germania, Francia, Inghilterra e Spagna. Strategie della globalizzazione, ricatti sul debito pubblico, evasione, corruzione o il vecchio programma di rinascita per l’Italia ispirato da Licio Gelli e portato avanti con progressione disaggregatrice fino ad oggi dai governi? Mah.

Due ”Si” per ricostruire lo Statuto dei lavoratori e di modelli di sviluppo che in Italia e in Basilicata non vengono realizzati. Strano?