Se potessimo, nomineremmo volentieri Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom Cgil, ministro del Lavoro . E questo per le proposte sensate e fattibili su lavoro e pensioni. che consentirebbero di arginare in parte gli effetti negativi della riforma Fornero e del ”Jobs Act” . Parlando nello stabilimento Leonardo Finmeccanica di Grottaglie (Taranto) il ”martello pneumatico ” del sindacato ha detto che “Per creare lavoro per i giovani bisogna abbassare l’età pensionabile. In prospettiva bisogna pensare a redistribuire e ridurre l’orario di lavoro, non ad aumentarlo, se si vogliono creare posti di lavoro. Per questo non abbiamo condiviso le cosiddette politiche sul lavoro che han fatto come il Jobs act”. Affermazioni che darebbero uno scossone, ne siamo certi, mettendole da parte, a quella ridda contraddittoria e inconcludente di dati statistici sull’occupazione, che sono incollati allo 0,1 per cento periodico,ma che non citano -opportunamente- il dato sulla fuga di cervelli. Altro che le sparate infelici, senza nè capo nè coda, del ministro del welfare Giuliano Poletti sul consiglio dato ai giovani di giocare a partite di calcetto, in alternativa alla perdita di tempo presentazione dei ”curricula” ” L’ idea di un sistema puramente contributivo – ha aggiunto il segretario della Fiom – è una cavolata perché alla fine della carriera ti ritrovi con una pensione pubblica, che non ti permette di vivere e questo è inaccettabile. Siamo in un Paese in cui si ha l’età pensionabile più alta d’Europa. Non solo si chiede al lavoratore di lavorare per più anni e per più ore, ma si chiede di lavorare di più dentro l’ora di lavoro che si fa per aumentare la prestazione”. Per farla breve se non si va in pensione al momento giusto, quando i giovani tra il 20 e i 30 anni o giù di lì potranno sistemarsi, lasciando la casa dei genitori? Ma serve un lavoro a tempo indeterminato, dopo una fase di avviamento, di prova, evitando quella galassia di precariato favoriti dagl accordi tra governi e associazioni imprenditoriali su contratti flessibili e da quel mondo sommerso rappresentato dai voucher. Sì, c’è una legge. Ma resta quel vuoto di precariato che i Governi con la sponda imprenditoriale non intendono affrontare e superare. Landini in proposito tira fuori la vicenda della soppressione o ridimensionamento, come lo definiscono alcuni, dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, non ammesso a referendum dalla Consulta. Noi lo avremmo votato volentieri. ” E’ sballata quella teoria – ha aggiunto il segretario nazionale della Fiom Cgil- che sostiene come rendendo più facili i licenziamenti si sarebbe fatto in modo creare nuovi posti di lavoro . Le riforme che hanno fatto non solo rendono più facili i licenziamenti, ma non c’è più lo statuto dei lavoratori e siamo al punto che a un’azienda che ha dei problemi costa meno licenziare che non ricorrere alla cassa integrazione o ai contratti di solidarietà e anche questa è un’altra follia”. Una analisi lucida confermata dai dati fallimentari sulla occupazione. Altro che timida ripresa e le ricorrenti dichiarazioni, spesso sui social, di rappresentanti di governo che il Jobs Act ha creato migliaia di posti di lavoro “precari…” aggiungiamo, bloccando il futuro dei giovani. Concetto ripreso dallo stesso Landini. ” E in più – concluso Landini – c’è la precarietà del lavoro che è aumentata, non è diminuita. Il problema è quello di far ripartire gli investimenti. Dal 2008 a oggi in Italia c’è stato un calo di investimenti, pubblici e privati, di 110 miliardi, con una riduzione del 30 per cento”. Senza dimenticare che non è stato fatto nulla o quasi per favorire il rientro delle imprese. Pezzi della storia del manifatturiero italiano sono all’estero, con delocalizzazioni vantaggiose sul costo delle utilityes, della formazione, dei suoli e con la possibilità di prendere la doppia nazionalità. La Basilicata, nazionalità a parte, a tutti i primi requisiti. Ma le aree industriali sono vuote e con tutte le problematiche legate alla gestione di acqua ed energia. Landini ministro. E’ un auspicio. Nelle iniziative e negli incontri a Matera e in Basilicata ha dimostrato di avere le idee chiare ed è quello, insieme al coraggio e a una visione di ripresa, del quale il Mezzogiorno e il Paese hanno bisogno.