“L’accordo del 6 settembre u.s. al Mise fra l’ArcelorMittal e cgil-cisl-uil-usb-ugl è l’ennesimo stupro che si è compiuto verso il territorio di Taranto, da sempre colonizzato dall’industria “pesante” (Ilva, Marina Militare) oltre che dall’Eni, la Cementir, discariche etc., che i cittadini, fra cui in primis i lavoratori, pagano in termini di morti di tumore, e di dati devastanti rispetto a patologie pericolosissime collegate a queste presenze inquinanti.”

E’ assolutamente tranchant la bocciatura dell’accorso sul colosso siderurgico da parte della confederazione dei comitati di base COBAS, con un comunicato stampa a firma del responsabile Salvatore Stasi, proprio nel mentre i lavoratori lo hanno approvato in uno specifico referendum.

“Non sono assolutamente vere le parole di Di Maio sulla impossibilità di bloccare la vendita.” si afferma nel documento in quanto “L’Avvocatura dello Stato a cui era stato chiesto un giudizio ha scritto che interessi superiori potevano fermare l’accordo.
La tutela della salute dei cittadini, così come era stata avanzata da tanti, non era motivo valido?”

E poi, si evidenzia un altro punto alquanto controverso (quel porre gli acquirenti al disopra della legge) “Che dire della impunità giudiziaria concessa prima attraverso i famosi decreti salva –Ilva e confermata anche adesso in caso di superamento dei limiti previsti per legge?”

Ebbene continua il documento dei COBAS: “Sono serviti 250 milioni di euro per gli esodi incentivati a chiudere questo accordo.
L’età media dei lavoratori è bassa, sui 40-50 anni, sono nuove generazioni entrate a causa della fuoriuscita di massa dovuta ai benefici pensionistici sull’amianto. E’ difficile pensare per un lavoratore di accettare un esodo incentivato di 100.000 euro lordi.”

“Da tempo questa organizzazione sindacale-si ricorda–  in relazione alla vicenda Ilva ha denunciato, anche ben prima dei famosi provvedimenti della magistratura del 2012, quanto fosse obsoleta quell’industria sia per il tipo di produzione (l’area cosiddetta “a caldo”) con le conseguenze sulla salute in primis dei lavoratori e dei cittadini .
Abbiamo assistito, inoltre, in questi anni ad una manutenzione assolutamente a dir poco carente, che ha provocato molteplici assassinii sul lavoro.
Quando esplose in tutto il suo fragore la vicenda Ilva con il sequestro degli impianti da parte della magistratura, la scrivente, insieme a tantissimi cittadini e ad una parte di lavoratori Ilva, favorì un processo di concreta autorganizzazione, creando un comitato nato dal basso che aveva poche parole d’ordine, ma semplici e chiare: diritti, salute, lavoro e reddito .
Il Comitato poneva con forza la chiusura dell’Ilva in quanto per il tipo di produzione l’impianto produttivo NON è ambientalizzabile .”

“L’esperienza di quel Comitato –viene ricordato– fece tremare il sistema di potere Ilva, che ha visto coinvolti il presidente della Regione Vendola, il Presidente della Provincia Florido, il sindaco Stefàno, fino a pezzi della chiesa, a rappresentanti delle forze dell’ordine, a tecnici del tribunale, a sindacalisti, etc.
Quel comitato, attraverso una partecipazione popolare di massa e manifestazioni di piazza (a partire dal 2 Agosto 2012, quando furono cacciati dal palco i segretari di Fim-Fiom-Uilm e la Camusso), passando per la manifestazione del 15 Dicembre 2012 di circa 50.000 partecipanti, poneva con forza e chiarezza l’istanza della chiusura dell’Ilva.”

“E’ chiaro –si afferma– che il sistema di potere Ilva, spaventato da questo grande protagonismo popolare, ha messo in moto tutti i meccanismi possibili per continuare a produrre e fare profitti utilizzando partiti e sindacati.
I partiti ed i governi che da allora si sono succeduti hanno dichiarato l’Ilva sito di interesse nazionale ed hanno emesso innumerevoli decreti salva-Ilva per farla continuare a produrre (ed ammazzare i cittadini) ed a superare le leggi in tema di inquinamento senza essere denunciati.
I sindacati di stato hanno continuato a contrapporre strumentalmente il lavoro, con il ricatto occupazionale, alla salute.
Molto grave è il depotenziamento del Comitato dovuto di fatto alle attività del movimento 5 Stelle, che hanno assorbito a livello elettorale ed istituzionale quasi tutte le speranze popolari di cambiamento.
Non trascurando le “fortune sindacali” dell’Usb con la promessa di coniugare salute e lavoro e vacue proposte di nazionalizzazione.
Con il citato accordo, però, gli altarini si sono scoperti.”

Il “governo del cambiamento” è andato -secondo il Cobas- in perfetta continuità con i governi precedenti, per cui se i governi PD hanno costruito il delitto perfetto, Di Maio ed il suo governo ne sono totalmente complici, continuando a dare impunità nell’inquinare.

L’Usb si è accodata ai sindacati di stato in una spartizione di tessere, firmando un accordo che continuerà a far produrre una fabbrica non ambientalizzabile a spese della salute dei lavoratori e dei cittadini.
Tutto ciò senza contare che Arcelor-Mittal ha già dimostrato ampiamente la sua inaffidabilità in varie parti del mondo, Europa compresa.”

“Questo accordo – scrive ancora STASI- ha visto già le prime legittime reazioni dei cittadini, che vanno sostenute ed alimentate.

I cittadini in piazza hanno chiesto le dimissioni dei consiglieri comunali e dei parlamentari dei Movimento 5 Stelle di questo territorio e dei firmatari dell’infame accordo sindacale del 6 Settembre.”

“L’indicazione della Confederazione Cobas -si ricorda in conclusione- è quella di ricostruire dal basso quel movimento che sinceramente si è battuto per la chiusura dell’Ilva ed il reimpiego dei lavoratori nelle bonifiche, senza interessi di orticelli.

Dobbiamo fare tesoro di quanto accaduto e dell’insegnamento che ne deriva, ovvero, che non si deve mai più delegare a nessuno il proprio futuro, la propria sorte e quella del proprio territorio.”

Per Confederazione Cobas
(Salvatore Stasi)