C’era una volta quando il maiale lo si ammazzava in casa….. Un vero e proprio rito che metteva insieme le famiglie e i conoscenti che collaboravano oltre che alla fase iniziale, a quella succesiva di trasformazione della carne in salsiccia, soppressata, capocollo, lardo, frattaglie varie….che tanto del maiale non si butta (va) niente. Poi più stringenti misure sanitarie costrinsero, per un certo periodo, subito dopo l’ammazzamento, ad attendere la visita a domicilio del veterinario che stabiliva l’idoneità al consumo di quella carne. Sino al divieto quasi totale di macellazioni private.

Ora, rende noto il capogruppo del PD alla Regione Basilicata, con una apposita legge regionale presentata da lui e da Giannino Romaniello (al momento approvata solo nell’apposita commissione ma che dovrà essere licenziata dal Consiglio per diventare efficace) si punta a rendere più elastica la materia e consentire alle aziende zootecniche di macellare (non solo maiale, ovviamente) in proprio piccoli quantitativi di carne  da destinare anche alla vendita.

I maggiori controlli effettuati lungo tutto il percorso di vita dei capi allevati rende plausibile una normativa come quella annunciata che potrebbe favorire la micro economia aziendale degli allevatori.

Così Roberto Cifarelli annuncia: “Sono contento che la proposta di legge presentata da me e dal consigliere Romaniello sia stata approvata in III commissione e spero che l’iter per l’approvazione definitiva in Consiglio Regionale sia il più rapido possibile”.
La proposta di legge consentirà agli imprenditori agricoli aventi come attività prevalente quella zootecnica la possibilità di trasformare e vendere direttamente piccoli camei primari e trasformati di bovini, ovini, caprini e suini, di proprietà e allevati in azienda. Permettere dunque alle aziende agri-turistiche di poter macellare in proprio piccoli quantitativi di carne.
Tale legge prevede la disciplina “l’attività marginale, localizzata e limitata della macellazione aziendale dei propri animali delle specie ovina, caprina, suina, nonché della specie bovina di età non superiore ai 24 mesi, le cui carni sono destinate alla vendita diretta presso il proprio punto aziendale al consumatore finale o ad esercenti ubicati nel Comune di appartenenza ed in quelli contermini, nell’ambito del territorio della Regione Basilicata”.
“Con l’approvazione di questa legge ci auguriamo di dare risposte concrete ai tanti operatori di settore che in questo modo potranno ampliare l’offerta di produzioni proprie, rafforzare la filiera e promuovere la tipicità dei prodotti”.