Basta una piccola targa di cartone per sorridere un po’…Hai voglia a dire che il passato è passato e che si può metterlo da parte quando ci pare. Torna quando meno ce lo aspettiamo…basta guardarsi intorno. E Matera di spunti ne ha tanti. Vi abbiamo segnalato il tombino nei Sassi, con tanto di fascio littorio del Comune di Miglionico, la scritta W La Monarchia sulla facciata di un locale in ristrutturazione in via del Corso e ora tocca a vico 3° Umberto I, ribattezzata negli anni Ottanta in via Rocco Scotellaro e nota in precedenza come ”La stretta di Silvano”. Menzioni di attività commerciali a parte la targa di epoca umbertina non si è mai mossa di lì in tutto il suo grigiore, mentre quella a bandiera-in metallo- è in attesa di essere riposizionata. Nel frattempo ce n’è una piccola in cartone. La pioggia (tanto attesa) la porterà via. Resterà quella del re, posizionata sulla facciata di un edificio privato. Ed è bene che ci resti. La storia non si cancella nemmeno facendo lo struscio in via del Corso…già corso Umberto I. Sarebbe opportuno riprendere una proposta, e trovare le risorse, dell’assessore alla cultura con delega alla toponomastica Emanuele Nicoletti, in carica dal 2009 al 2012, promotore di una delibera di giunta che prevedeva il recupero della toponomastica storica delle vie antiche della Città dei Sassi attraverso l’aggiunta della dicitura “già” – Una proposta lungimirante, ma disattesa, e ampiamente motivata ”… con l’ indissolubile legame alla nostra vita di cittadini cui compete -scriveva Nicoletti- l’impegno a sottrarle dalla damnatio memoriae. Non a caso, attraverso i nomi con i quali le strade sono denominate, è possibile spesso ricordare come eravamo, ripercorrerle significa rivivere la storia stessa della nostra città, dagli uomini illustri ai quali ha dato i natali alle modifiche apportate all’assetto urbano-paesaggistico, dagli avvenimenti politici e storici che l’hanno attraversata ai regimi che si sono succeduti nel paese e che hanno avuto significativi riflessi nell’ amministrazione locale”. L’Amministratore del tempo citò a titolo di esempio Piazza Vittorio Veneto: già “Piazza della Fontana”, dall’omonima fontana ferdinandea recentemente ricollocata, già “Largo Plebiscito”; Via del Corso: già “Corso Umberto I”, intitolata al Re d’Italia Umberto I di Savoia (1844-1900); Via delle Beccherie: già “Via Margherita”, intitolata alla Regina d’Italia Margherita di Savoia (1851-1926); già “degli Scarpari”; Via Ridola: già “Contrada Orto del Duca”; Via Bruno Buozzi e Via Fiorentini: già “Grabiglione”, per la presenza dei letti dei due torrenti che solcavano il fondovalle dei rioni, poi colmati a seguito dell’intervento della legge Zanardelli sul risanamento dei rioni Sassi (legge speciale n. 104 del 31 marzo 1904); nel tratto di strada di collegamento tra via delle Beccherie e via del Corso, compreso tra la sede ex UPIM ed il Palazzo delle Poste già “Via Fossi – Rione Ferrerie”, per la presenza di un fossato di protezione della città medievale e del rione fondaco del ferro e delle fucine dell’età rinascimentale; Via Lavista: già “delle Pigne”, per la presenza di cipressi come citato dal Volpe; Piazza del Sedile: già “Piazza Maggiore”; Via Roma: già “dei Tre Santi” per la presenza di un’edicola votiva (abbattuta negli anni 50) dedicata ai Santi Vito, Eustachio e Madonna della Bruna – permane ad oggi una placchetta in ceramica apposta sul muro del Palazzo dell’Annunziata in Via Roma; Via Gramsci: già “De Montigny” dal nome del generale francese Carlo De Montigny, mandato in Basilicata nel dicembre del 1810 al servizio di Murat, che tracciò la strada che conduce al Castello, adornando la collina di alberi, aiuole e sedili, innalzando un obelisco in onore di Gioacchino Murat; Piazza Cesare Firrao già “delle Fornaci Nuove” per distinguerla da Via Fornaci Vecchie ubicata nei Sassi. Sarebbe auspicabile che nella Capitale della Cultura si recuperasse la memoria persa. O messa da parte per mancanza di cultura? Il sospetto c’è…