Religiosità, cultura, sofferenza, intensità, antropologia, immagine, ricerca, riflessione. Sono solo alcuni dei termini e dei significati che portan valore aggiunto sui riti della tradizione del Vulture, a cominciare da quelli di Rionero (Potenza), che hanno acceso i riflettori -come riporta la nota di Chiara Lostaglio- su un seminario di elevato spessore culturale sul tema ” La Via Crucis nei riti della Settimana Santa. Ossia: “Un mistero antico che sempre si rinnova, la Religiosità la Storicità e la Teatralità nella rappresentazione vivente della Via Crucis nei riti della Settimana Santa”. Il confronto per la qualità e la specificità degli interventi ha gettato un ponte interessante con gli autori della cinematografia nazionale e internazionale,da Pasolini a Mel Gibson, che hanno coinvolto anche la Basilicata. Un contributo di suggestioni su un filone che attinge dalla storia o dal reale, con la ritualità della Via Crucis, che ripropone sentimenti,concetti e i ruoli di famiglia e comunità. La Basilicata, nonostante gli attacchi del familismo immorale, tiene viva questa dimensione. Fino a quando? Il seminario offre utili spunti per consolidare la tradizione. Tocca ai giovani raccogliere eredità e alle Istituzioni investire con loro, anche perchè il turismo ha nelle valenze religiose e nel sacro una componente importante dell’offerta.

LA NOTA DI CHIARA LOSTAGLIO
Rionero in Vulture. – Un seminario di altissimo spessore culturale si è tenuto nelle scuderie di Palazzo Fortunato, promosso dalla Confraternita Maria Santissima del Carmelo, Priora Giusi Chiazzolla. Tema centrale La Via Crucis nei riti della Settimana Santa. Ossia: “Un mistero antico che sempre si rinnova, la Religiosità la Storicità e la Teatralità nella rappresentazione vivente della Via Crucis nei riti della Settimana Santa”. L’organizzazione è stata curata alla prof.ssa Rosa Preziuso che ha pure messo a punto l’allestimento dei pannelli di foto antiche della Via Crucis vivente di Rionero, e della quale da anni ne cura la regia. Unitamente al parroco don Giuseppe Cacosso e a Christian Strazza che hanno programmato l’evento. Alla presenza di un folto ed attento pubblico, dopo il saluto di Maria Pinto vicesindaco della Città, l’introduzione di Don Ciro Guerra, filosofo e cancelliere Vescovile di Melfi, ha fatto da prologo al convegno che ha via via assunto toni di elevata brillantezza (come raramente accade) sotto il profilo spirituale e scientifico. Con l’intervento di Padre Emanuele Bochicchio, frate minore francescano, teologo e storico della Chiesa (peraltro fu docente di filosofia proprio al liceo classico di Rionero negli anni ’80), si è spaziato sul profondo significato delle sacre rappresentazioni che l’arte ha offerto da secoli. Il religioso ha saputo imprimere concetti di spiritualità vivi nella memoria collettiva, che con il teatro e soprattutto con il cinema si è toccato vette supreme. Le citazioni vanno alla Passion di Mel Gibson, al Vangelo secondo Matteo di Pasolini (girati entrambi in Basilicata), al Gesù di Nazareth di Zeffirelli (ai cui costumi si rifanno quelli della Via Crucis di Rionero, come ha sottolineato la curatrice Preziuso). La vivacità delle nostre comunità anche nella fede sa trarre spunti di comunione e di confronto persino marcati, come fra gli astanti del convegno. A moderare i lavori, il giornalista e critico di cinema Armando Lostaglio, il quale ha sottolineato quanto tale arte è sempre stata attenta alle profondità del sacro, ricordando Ermanno Olmi (appena scomparso) ed Ingmar Bergman.
Katia Ballacchino, docente di Etnologia Visiva presso l’Università del Molise, si è incentrata sull’interesse che l’antropologia culturale ha sempre mostrato per le tradizioni della settimana santa, sulla teatralità del dolore, sulla finzione rituale che si consuma in diversi territori etnografici di comparazione e che rappresenta una modalità straordinaria di partecipazione della comunità alla vita sociale e relazionale del paese. Gli elementi più interessanti messi in luce della sacra rappresentazione di Rionero in Vulture sono la dimensione di inclusione di migranti nel rito e la presenza di donne “portatrici” della statua di Maria che piange il figlio. La riflessione di Vita Santoro, antropologa presso l’Unibas, ha posto l’accento sul tema delle rievocazioni sacre da una prospettiva antropologica e focalizzate sui suoi aspetti simbolici, sull’importanza delle ritualità partecipative (individuali e collettive) all’evento pubblico e sui processi di patrimonializzazione attivati intorno a esso. Partendo da una definizione di Via Crucis, e dalla descrizione delle sue molteplici varianti e differenti modalità di espressione nell’area del Mediterraneo, l’attenzione è stata quindi posta nello specifico sulle caratteristiche della Via Crucis di Rionero in Vulture. La rievocazione storica e sacra, alquanto partecipata e sentita dalla comunità, possiede aspetti di rilevanza sia storici che di “teatralità”. Consente di osservare interessanti frizioni tra i sostenitori del rispetto della tradizione rispetto alle fisiologiche innovazioni, dovute alla intrinseca creatività culturale della comunità di pratica, che tentano di rispondere alle esigenze di valorizzazione dell’evento rievocativo e ai cambiamenti della contemporaneità. Temi toccati anche da S.E. Mons. Ciro Fanelli, Vescovo della Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, che ha oltremodo stupito tutti per l’elevato tenore intellettuale e per la multidisciplinarietà delle conclusioni, che hanno spaziato dal sacro agli aspetti sociologici, filosofici ed umani.

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Chiara Lostaglio