E’ raro leggere un libro che riconcilia con il piacere della lettura e invoglia a pasteggiare con pane e vocabolario, per approfondire  termini tecnici, desueti, aulici o neologismi originali che, credo, riceverebbero il plauso dell’Accademia della Crusca, ultimo organismo con la società Dante Alighieri, l’Enciclopedia Treccani e poche altre individualità, la lingua dell’ex giardino d’Europa. Con “Il narratore di Verità” , edito da LiberAria,della materana Tiziana D’Oppido il tricolore letterario sventola, aldilà dei saloni del ibro e delle rubriche specializzate, sulle librerie del BelPaese con una storia ben narrata e con i ritmi giusti, che incuriosiscono il lettore fino alla fine. Del resto Tiziana, una donna ben preparata, coscienziosa, e dotata di una curiosità fuori dal comune,sa come condire storie apparentemente semplici ma che portano a percorsi dove amicizia,ambiente, salute, lavoro, sogno, speranza, ipocrisia, opportunismo, giustizia e malaffare si rincorrono in una storia tinta di giallo e di rosa. Prima di scoprire l’arcobaleno, nascosto nelle combinazioni di un verde germoglio fonte di tante sciagure. E per descrivere una storia ultra recensita e che vi invitiamo ad approfondire, acquistando e leggendo il libro, l’arguta Tiziana fa ricomporre nella stanze dei ricordi un ‘’puzzle’’ composto da migliaia di tessere. E’ troppo? Ma no, se avrete la pazienza di farvi condurre per mano nei paesaggi di due piccoli centri ,Scampolo e Pescincanna, della Val di Bromida (anagramma di Val Bormida) teatro di una devastante vicenda di inquinamento ambientale di alcuni anni fa. Un po’ di reclame, come si diceva negli anni Sessanta, non guasta per descrivere luoghi e personaggi.  ‘’ Mangi la foglia? Compra la quaglia…’’ riporta uno slogan della famiglia Blumenthal che alleva e macella quaglie per tutti i gusti e per tutte le tavole. Non gli è da meno la famiglia produttrice di fuochi pirotecnici Pantone  con uno scontato ‘’ Ne facciamo di tutti i colori.. Pantone’’. Una storia che accomuna passato e futuro dei due  protagonisti, Sara e Lucio, rampolli sfortunati delle rispettive famiglie di imprenditori (Pantone e Blumenthal)  destinati a finire fuori casa , anzitempo,ma per motivi diversi. Per entrambi l’arrivo al Cafferrovia, una caffetteria che perde nell’insegna lettere e consonanti, rappresenterà il capolinea di due destini e di altrettante famiglie,  prima che il fiume dragato e deviato sommerga tutto e quasi tutti con la benedizione della Patrona Sant’Ippazia. Il destino c’entra fino a un certo punto, se non ci fosse un ‘’narratore di verità’’ come Lucio  che, dietro pagamento, si presta a metterci faccia e voce per giustificare, motivare quello che i rimorsi di coscienza e di incoscienza non sanno dire con ‘’la verità che ha molte facce ed è tutto e il contrario di tutto’’. Per farla breve , quella del narratore di verità, è un nuovo mestiere e in una città di provincia( Matera compresa, altro che capitale) avrebbe clientela a iosa…a patto di mettere mano alla coscienza e al portafogli. Da parte psicanalisi freudiane e comaresche di un paesino, come la ‘’Bocca di rosa’’ di Fabrizio De Andrè, la scrittrice materana apre anche ai buoni sentimenti che fanno tenerezza e tra questi ci piace citare la nascita della piccola Cryos figlia dell’indomita Sara o del piccolo implume ‘’Ulisse’’, il quagliotto salvato da morte sicura, che rompe il guscio per guadagnare la libertà. Due vagiti diversi che rischiarano due storie diverse, destinate a intrecciarsi nel solco delle illegalità produttive, delle forzature, di eredità nascoste, connivenze, veleni (dal tallio al fipronil), disastri, ravvedimenti operosi e inoperosi e viaggi liberatori, cominciati anni prima intorno a un mappamondo e rincorsi lungo una ferrovia secondaria. Sembra Matera con le Fal, in proposito,  che sogna da oltre un secolo il collegamento alla Ferrovia dello Stato, partendo da Ferrandina , in quella Val Basento dove rifiuti e veleni sono custoditi nel letto del Basento. Certo, ci sono anche i media a metterci le mani nella piaga con le trasmissioni verità come ‘’ Dolore e Telecamere’’ e riviste specializzate come ‘’ Miele& Fiele’’, che sembrano l’emanazione della tradizionale scuola locale di sartoria‘’ taglio e cucito’’… sui fatti degli altri, una istituzione mai in crisi nelle realtà provinciali. E se vogliamo azzardarci in comparazioni socio antropologiche, quelle scuole hanno fatto da apripista al  grande fratello, alla  grande sorella o al grande omogender (non dimenticate le pari opportunità) che oggi in tv fa business, degrado morale e scorretti stili di vita.

QUATTRO CHIACCHIERE CON TIZIANA… GIRAMONDO

“Ho scritto racconti , manoscritti, ho vinto alcuni premi –dice Tiziana- I miei lavori sono finiti in alcune antologie. E così mi son detta proviamo. Tecniche diverse ma sono ferrata perchè sono nel settore editoriale in altre vesti . Traduco, correggo bozze e sono una lettrice accanita. Non sono proprio nuova. Hanno detto di me che la mia opera è di una esordiente ma non è così. E’ partito come gioco, mi sono messa alla prova e poi un mio amico di Ferrandina, Giuseppe Balena, mi disse che c’era il concorso ” La Giara” indetto dalla Rai. Avremmo dovuto fare un lavoro a quattro mani. Poi lui si tirò indietro. Io avevo questa cosa. Mi dissi ”Proviamo”. E ho vinto e sono arrivata anche finalista nazionale. Poi ho vinto altri premi come inedito. Sono arrivati dei contatti case editrici,agenzie e tra queste la Kalama che è molto quotata, ha grandi autori. Ho detto di No ha importanti case editrici che avrebbero voluto pubblicare e distribuire il mio libro. Ho preferito fare un gradino alla volta. Sono partita per gioco e questo libro, aldilà della trama, buttata giù in poco tempo, rappresenta una novità per quanto riguarda lo stile che viene dal mio lavoro dallo studio della lingua, della parola, della frase. Mi sono laureata nella scuola per traduttori di Trieste. Colpisce la lingua in questo romanzo Una lingua molto originale, che è esperimento, gioco. Quanto ai temi  sono seri ci sono quello ambientali, come i rifiuti tossici, in una zona immaginaria. Ma ci sono i riferimenti  a Ferrandina , alla stazione per Matera. Altro aspetto è il ritmo alto, voluto. Due i protagonisti un uomo, una donna. E’ un mistery thriller giallo con inserti comici, come l’ha definito un mio amico scrittore. Sì, perchè, siccome le tematiche sono serie le ho spezzate con il tono ironico, il ritmo alto e una lingua scoppiettante”. Ma ci sono grilli e scarafaggi di Matera? Le chiediamo. Scoppia a ridere… “I grilli sì vicino alla stazione- risponde. Ma non escludo di ambientare un prossimo romanzo a Matera. La mia città mi ispira… Questo romanzo è ambientato in val Bromida ( Bormida) teatro della tragedia dell’Acna di Cengio, che mi ha sempre colpito, partita come dinamitificio nel 1882 e io l’ho romanzata facendola diventare un fabbrica di fuochi pirotecnici . E’ la storia di quel sito ad alto rischio, nonostante la bonifica in atto continua l’incidenza dei tumori, Poi c’è il fiume Bromida. Lì se la sono vista male”.

La presentazione del romanzo con un tour che tocca sia l’Italia che l’estero l’ha arricchita parecchio. “Ho apprezzato molto –aggiunge- il rapporto con la gente, con i lettori. Il libro appartiene a chi lo legge, aldilà di quello che si scrive.Una condizione che ci fa vedere o a pensare a cose alle quali non avresti mai pensato. Spari fuochi di artificio. Ho studiato tanti manuali , haccp. la quaglieria e la fabbrica di fuochi pirotecnici. Poi il campanile, pettegolezzi, tagli e su questo aspetto voglio tornarci, sorrisi e carezze, con certe pugnalate, riferimenti. Qualcuno se ne accorge. Taglio e cucito. La descrivo e la massacro, sopratutto bigotte. E’ stato uno sfogo anche del mio passato. Adesso quello che scriverò sarà condizionamenti, sofferenze. Mio padre Luigi  il libro non l’ha letto, mamma Maria sì. Un libro di nicchia. Non prevedevo questo successo e il passaparola lo ha confermato’’. E a proposito di parole alcune sono un inno alla creatività linguistica come  neologismi come ‘’ginesindaco’’, ‘’cicatrice tricologica’’ o le provocazioni espressive come il poetico scarrocciare dei gabbiani, le curve a vomito o le cineree efelidi pirotecniche. Non sapete cosa significa? Rivolgetevi al narratore di verità…