La passione per l’arte ce l’aveva nel sangue e con una passione genuina, solare, che la portava a creare e a produrre soggetti e situazione destinati a destare emozioni, anche ora che è nel “Paradiso’’ degli artisti. Lasciamo ad altri le valutazioni da addetti ai lavori, che pubblichiamo più avanti, ma ci piace ricordare la simpatia, la semplicità e il rigore professionale della professoressa Italia Nicoletti. Per noi, che l’abbiamo conosciuta, per il rapporto stretto con la sua famiglia e parentela era ‘’zia Italia’’. La ricordiamo con la sua Fiat 600 parcheggiata in via Tommaso Stigliani , presso l’abitazione paterna, e all’interno fogli da disegno, colori, matite, pennelli e talvolta con blocchi di ‘’creta’’ da modellare che andava a prendere dal fabbriche di laterizi della zona. Tutto era in ordine in auto come davanti al cavalletto. Del resto aveva un nome improntato all’ordine, aldilà delle reminiscenze della cultura del tempo, e questo contrassegnò tanta parte della sua armonica e creativa vita di artista e di insegnante di disegno e di educazione artistica. La mostra è un omaggio a quello che produsse e che ci ha lasciato.

Comunicato Stampa

 

ITALIA NICOLETTI, UNA MOSTRA E UN CATALOGO CELEBRANO LA PRODUZIONE DELLL’ARTISTA LUCANA RECENTEMENTE SCOMPARSA

Una messa in ricordo della artista sarà celebrata nelle Grotte Vaticane della Basilica di S. Pietro da Mons. Enrico Viganò, Camerlengo del Capitolo Vaticano.

 

 

Due eventi in contemporanea a Roma e a Matera per ricordare Italia Nicoletti (1937-2017), la celebre artista lucana, recentemente scomparsa. Uno spirito indomito, emancipato e anticonformista che in maniera spontanea, senza emergere in rivoluzioni sociali, ha rappresentato ed affermato la sua peculiarità di donna fuori dai canoni in una realtà del Sud dove, negli anni Sessanta, anche solo dipingere per strada o guidare un’automobile, era considerato sconveniente. La sua vita semplice era a tratti intervallata da episodi bizzarri e insoliti, fatti di pura spontaneità, che contrastavano con il suo carattere schivo e una fervente fede religiosa. Nella sua lunga produzione artistica ha spaziato dall’acquerello all’acrilico, dall’incisione alla ceramica, e ha dedicato, al tempo stesso, gran parte della sua vita all’insegnamento, lasciando un segno profondo nella formazione artistica di varie generazioni di studenti.

La sua arte è fatta di tinte forti, giocose come la sua anima sempre un po’ bambina. Paesaggi e nature morte rievocano esperienze espressioniste, ma sono altresì influenzate dalle tendenze neorealiste degli anni Sessanta fino alla pop art degli anni Settanta e Ottanta, attraverso una tavolozza cromatica variegata e brillante.

Nella Galleria Studio D’Imperio in Piazza Vittorio Veneto a Matera verrà inaugurata l’8 dicembre alle ore 19.00 la mostra retrospettiva dei suoi acquerelli, acrilici, xilografie e litografie, oltre ad alcune delle sue sculture in ceramica.

A Roma, in occasione della Fiera della Piccola e Media Editoria, “Più libri, più liberi”, domenica 10 dicembre alle ore 19 sarà presentato il catalogo “Italia Nicoletti. Artista e donna speciale” (Edizioni Magister) a cura di Nicola D’Imperio con contributi critici di Nicola Lisanti, Mario D’Imperio ed Eustachio Andrulli. La manifestazione si avvale del patrocinio del Consiglio della Regione Basilicata, del Comune di Matera, dell’Associazione Culturale “Casa D’Imperio” e dello storico Circolo Culturale “La Scaletta”, che l’ha vista protagonista di eventi artistici e attiva interprete dello sviluppo di una delle più importanti scuole di grafica e di incisione del Sud Italia.

Una messa in ricordo della artista, che insieme all’arte aveva fatto della sua fede religiosa una ragione dell’esistenza, sarà celebrata nelle Grotte Vaticane della Basilica di S. Pietro da Mons. Enrico Viganò, Camerlengo del Capitolo Vaticano.

La Mostra antologica, con ingresso gratuito, si terrà presso la Galleria Studio D’Imperio a Matera in Piazza Vittorio Veneto 34,  dall’8 dicembre 2017 al 6 gennaio 2018 con orario: dal lunedì al venerdì, dalle 20 alle 22. Sabato e domenica, dalle 11 alle 13 e dalle 20 alle 22. Il vernissage l’8 dicembre dalle 19 alle 22.

La presentazione del volume “Italia Nicoletti. Artista e donna speciale” (Edizioni Magister)  avrà luogo a Roma nel corso della Fiera della Piccola e Media Editoria “Più libri, Più liberi” presso la Sala Stand M-30 (Livello Forum) della Nuvola di Fuksas, alle ore 19, dove il giornalista Emanuele Pecoraro intervisterà l’artista e medico lucano Mario D’Imperio, che deve la sua formazione alla zia Italia.

ITALIA NICOLETTI: L’ARTE NASCOSTA

IL RICORDO DI Nicola Lisanti

 

Sono soltanto cinque i numeri civici che separano l’abitazione paterna da quella di Italia Nicoletti. Ero adolescente con la passione per l’arte ed in particolare per la musica e la pittura.

Prevalse la scelta per la seconda anche perché, fortunato, sfruttai i consigli che la mia vicina di casa, a quel tempo già stimata e riconosciuta seguace, per così dire, della bistrattata (dagli antichi) musa della pittura, fornì ai miei genitori che a Italia si erano rivolti. Ricordo il giorno in cui timido mi presentai al suo autorevole giudizio, portavo con me alcune produzioni artistiche custodite in una cartella più pesante di un fagotto, sapevo che il mio destino d’insegnante, e forse di pittore, sarebbe dipeso da lei, soltanto da lei. Già, perché non le avevo fatto visita a caso, l’incontro, preparato e sollecitato dai miei genitori, mirava ad uno scopo ben preciso, ottenere dall’ottima pittrice di Via Gattini una sorta di benestare, la conferma che una mia eventuale iscrizione presso l’Istituto Statale d’Arte di Bari poteva considerarsi una scelta non dissennata. S’immagini perciò la gioia dell’investitura piena e convinta che la brava docente ritenne, bontà sua, di concedermi. Ricordo che il suo non deplorevole giudizio, l’apprezzamento per ciò che io, restìo, avevo sottoposto alla sua attenzione, l’approvazione circa la mia aspirazione, i suggerimenti, anche tecnici, profusi con generosità e al di là di ogni aspettativa, tutto ciò fu per me la spinta che mi mancava  così utile alla mia crescita.

Quell’incontro potrei ben annoverarlo tra le esperienze decisive per la mia formazione di pittore prima e poi d’insegnante. Per i miei genitori, e di riflesso pure per me, Italia era pur sempre la stimata insegnante di discipline artistiche nella scuola statale, la sua professionalità, le sue competenze, le capacità erano note a Matera e dunque non poteva non pesare sul mio animo di ragazzo una figura così a tutto tondo, ne ero orgoglioso. Orgoglioso per come il suo animo si era aperto con me, incoraggiandomi peraltro e spronandomi ad un impegno convinto negli studi e non già perché mi conformassi all’atmosfera dell’Istituto di Bari, famoso per la serietà dei suoi professori, ma soprattutto perché obbedissi alla tirannia delle mie stesse passioni per l’arte: e in ciò fu grande. In tali vive, altruistiche raccomandazioni avrei intravisto col tempo la percezione che lei, esaminando i miei primi spunti artistici, aveva avuto circa il mio futuro di pittore. Non mi spiegherei altrimenti il suo interessamento costante nel tempo.

Nella storia della mia progressiva maturazione come pittore, Italia è stata costantemente presente, mi seguiva e s’interessava alle mie cose e quando con gli anni, essendo io ormai autonomo, i rapporti si erano naturalmente affievoliti, non c’era volta che incontrandomi non fossimo andati al di là del saluto; ci s’intratteneva, si parlava, domandava di me e dei miei progetti, ma mai che si fosse aperta alle confidenze sulla sua arte, non intendeva soffermarsi. Capitò una sola volta, sette o otto anni orsono. In quella circostanza vi si lasciò andare e, con mia somma meraviglia, volle sottoporre, lei a me, in una sorta di rovesciamento dei ruoli fino ad allora rispettati, i suoi ultimi lavori pittorici, che oggi alla luce degli eventi futuri segnati dalla perdita di una così grande figura, sono riuniti in me in un lascito ideale.

 

Perciò non v’è nulla di retorico se confesso che curare la presente rassegna antologica è per me un onore tanto più vivo, così sentito che non potrei esimermi dal ringraziare il caro amico Nicola D’Imperio, nipote e patrocinatore di Italia, per la benevolenza usata nei miei confronti; affidandomi un incarico così delicato mi ha offerto una grande opportunità, offrire in premio alla memoria di Nicoletti la mia personale gratitudine, contravvenendone probabilmente la sua volontà.

Mai la mia “donna consigliera” avrebbe accettato di essere “messa in piazza”, come mai aveva accettato le mie sollecitazioni, la sua ritrosia aveva resistito a chiunque le avesse proposto di portare pubblicamente nella Sua Città la sua corposa produzione. E non certo perché temesse la critica, il suo spirito d’indipendenza era tale da affrontare con serenità l’avventura della mondanità. Era riservata, ecco tutto, per Sua intima disposizione preferiva tenersi appartata, lontana sì dai rumori della piazza, ma beninteso senza rinunciare all’altra parte di sé, generosamente profusa in ogni occasione. Era nel Suo stile, nello stile di un animo generoso, portato a buttarsi anima e corpo, con entusiasmo ogni volta, ma sempre riservatamente, senza mai ostentare. La Sua modestia era tale che non c’era volta che non ringraziasse lo scrivente, allora vice presidente dell’Università della Terza Età, per averla segnalata come docente, per averne ‘ripescate’ le competenze e la passione.

Ben altra passione però, si agitava nella docente. La passione dell’anima fu il Suo fuoco vitale, la Sua forza quotidiana proiettata nei colori, sulla tavolozza. Era lì che Italia si realizzava, nel coltivare senza mai fermarsi il Suo rapporto interiore, il rapporto con la dimensione dell’anima; era lì, che il suo universo si concretizzava, nelle rarefatte atmosfere del disegno, dove oggetti e natura s’intrecciavano in abbracci cromatici d’intensa vitalità.

Sì, Italia non si è mai fermata. Ha dipinto per tutta la vita, non ha mai abdicato, non ha mai tradito la Sua arte, tenuta tuttavia tenacemente nascosta. Ma che squarci di colore i suoi quadri, che aperture sul mondo! Che tocchi cromatici in quel rincorrersi di oggetti strappati alla natura e spinti, dalla interpretazione soggettiva, a rimodularsi in un costante sormontarsi e sfiorarsi fino a toccarsi in una nuova dimensione comunicativa, in una rilettura del loro passato in forme decisamente rinnovate, dinamicamente ridefinite dal protagonismo cromatico!

Sì, protagonista di questo divenire è il colore, reso sempre con tonalità calde come nascenti dal grembo di una nuova vitalità, dinamicamente decisa, forte. In altri termini, la resa delle sue composizioni, straordinarie per realismo e contrasto di luci e ombre, si trova non so se in un mondo onirico realisticamente ricomposto o, al contrario, in un mondo reale trasfigurato sul piano onirico. In ogni caso è nella sintesi dinamica che emerge con forza espressiva l’istanza figurativa: un mondo fatto di cose, ricco di un realismo di gusto popolare ma non ingenuo. La sua pittura, suggestiva, segnata dal rapporto fra peso, misura e colore, ben attesta non solo competenze e abilità nell’uso del colore, ma spiega anche il notevole livello tecnico raggiunto dall’artista, incline al ricorso alle tecniche più diversificate.

Solo apparentemente i paesaggi di Nicoletti sembrano indulgere all’evasione. In realtà, la pur trasognata atmosfera che avvolge campagna o città, non ricade in tale ambito. La Sua non è fuga dal mondo, i Suoi oggetti ‘onirici’ non sono imitazioni della natura: sono trasfigurazioni valoriali, ideali coi quali misurarsi in un’età di crisi, un modo sì di riannodare i rapporti con la propria memoria, ma anche il paradigma della continuità col passato, una via da indicare al mondo, un percorso da fare tutti assieme, diretti tutti a riappropriarci dei valori fondamentali della vita. È qui tutta la Sua passione dell’anima, la passione per la vita, nell’approccio all’arte figurativa conseguito caparbiamente nella ricucitura della memoria, risolta realisticamente in un sogno grafico-coloristico di straordinaria bellezza espressiva. Un ‘sogno’ non solare, ma tutto giocato su contrasti e giochi chiaroscurali, filigrana della memoria bella e brutta assieme, fatta di nostalgia ma anche di dramma da dimenticare.

Pittura autentica dunque, quella di Italia Nicoletti, che mai indulgendo a mode, punta diritta all’oggetto da rappresentare secondo tonalità e sfumature proprie, della sua mano di artista, di anima e di cuore, fatte con la leggerezza della più profonda spiritualità.

Come leggere sono le Sue sculture, anche queste espressive della Sua tendenza a ‘rimodellare’ il mondo. Sì, anche in questo campo ha spaziato Nicoletti, anche nel campo della immaterialità della scultura che per dirla con Medardo Rosso, “niente è materiale nello spazio, noi non siamo che scherzi di luce”, come tali appunto sono le Sue sculture, risorgenti di luce ed ombre a seconda il punto di osservazione. Avvalorate peraltro, anche dalla scelta dell’argilla, il materiale povero che ben si presta ad assecondare il disegno plastico dell’Artista.

Come del resto fa anche con l’utilizzo del colore, dove ben presto l’olio è sostituito dall’acrilico, che meglio Le permette di tradurre pensieri e sentimenti in paesaggi cromatici profondamente espressivi e nel contempo realisticamente rilevanti. E non solo con l’acrilico.

Altrettanto numerosi sono i lavori eseguiti con la tecnica dell’acquerello ed è quì, nell’abilità con cui sa rendere con l’acquerello la stessa forte intensità cromatica, che emerge la maestra d’arte e dove più marcata si avverte la maturità del Suo percorso artistico variamente intessuto, non certo per cimentarsi nell’agone delle mode imperanti.

Il Suo scopo ben preciso era di rispondere allo stato d’animo del momento che ora esige che si rievochi o si riaffermi giocando di pennello o ‘macchiando’ la tavolozza nel rispetto dello spazio e del colore, ora che si lavori di acquerello per meglio cogliere le sfumature della figura, ora che si texturizzi oggetti in posa e paesaggi. Lo scopo è quello di richiamare, magari sull’onda della griglia di colore, il rigoglio della natura in fiore e lo fa anche ricorrendo alla xilografia (pure a quella!) per rimarcare, ora con la semplice matita, ora a penna, contorni e fughe di oggetti dinamicamente figurati.

Un’Artista a tutto tondo è dunque Italia Nicoletti che, clandestina, in fuga dal mondo esteriore quand’era in vita, oggi finalmente rinasce nella memoria collettiva. Questa raccolta di alcune delle Sue opere desta negli occhi dei visitatori la luce della sua anima così fedelmente riflessa nella pittura; quell’anima che non al buio è vissuta in vita, ma raccolta nella luce discreta del suo nascondiglio: l’Italia discreta che io, umile curatore della mostra, ho avuto la fortuna di conoscere.

                                  Vernissage l’8 dicembre dalle 19 alle 22           

Aperto tutti i giorni dalle 20 alle 22, il sabato, la domenica e festivi anche dalle 11 alle 13