Gustavo ”Lucio” Marconi , storico presidente e fondatore del Conservatorio ”E.R Duni” che contribuì e non poco a far conoscere nella Prima Repubblica le produzione di Egidio Romualdo Duni,  avrebbe senz’altro apprezzato l’opera prima di Orsola Panarella ” Tra Duni e Duny: una storia dell’opèra comique” pubblicata da Virginia Edizioni. Il grande compositore materano, che visse e operò in Francia, ha lasciato una traccia ispiratrice importante nel panorama musicale del tempo come è ampiamente riportato nella sinossi diffusa dalla casa editrice guidata da Elena Marotta. Ne sapremo di più quando potremo sfogliare il libro, nel corso di una presentazione o nella esibizione della cantante. Duni continua a essere, e questo grazie alla lungimiranza di Saverio Vizziello che qualche lustro fa diede vita al Festival Duni. Il resto è storia d’oggi con il Conservatorio ”E.R Duni” che continua a essere all’avanguardia sotto la sapiente direzione che negli ultimi anni ha visto avvicendarsi Piero Romano e Saverio Vizziello con un proficuo lavoro di rete di scambi e collaborazioni internazionali.

“TRA DUNI E DUNY: UNA STORIA DELL’OPERA COMIQUE”

 

L’Opera prima di Orsola Panarella, il saggio dal titolo “Tra Duni e Duny: una storia dell’opèra comique”, è pubblicato in questi giorni per i tipi di Virginia Edizioni, marchio sotto cui opera la casa editrice di Elena Marotta. L’opera analizza la nascita dell’opèra comique, un nuovo genere lirico nato in terra straniera e tuttora noto con la famosissima opera di Bizet Carmen, un genere che alterna parti recitate discorsive ad arie tipiche del belcanto italiano. Un nuovo stile che ha fatto ricredere i francesi scettici sulla musicalità della loro langue, chi mai penserebbe che a dargli i natali sia stato proprio un italiano? Egidio Romualdo Duni, denominato Duny alla francese, è nato a Matera nel 1708, ritenuto uno dei più grandi compositori della sua epoca, si forma presso la scuola napoletana, come i maggiori compositori del XVIII secolo. Dal 1757 poté coronare il suo sogno filo francese: sviluppò la sua massima fama in Francia, grazie alla collaborazione con Jean Monnet direttore della Comédie Italienne alla quale chiese dei libretti in lingua francese da musicare. Le sue prime opere, inizialmente spacciate per esemplari di opere buffe tradotte in francese, diedero vita ad un genere nuovo che prese il nome di comèdie mêlèe d’ariettes. A tale forma di composizione in seguito venne dato il titolo di opèra comique, e raggiunse il suo apice con la famosissima Carmen di Georges Bizet nel 1875, come già precisato. La particolarità di questo nuovo genere è quello di non avere più i recitativi accompagnati dalla musica come nell’opera italiana, essi vengono sostituiti dai dialogues, cioè parti semplicemente recitate. Rimangono, invece, i pezzi chiusi accompagnati che prendono l’appellativo di ariettes.

L’opera della scrittrice e Soprano Orsola Panarella, affronta uno studio di questo nuovo genere musicale attraverso l’analisi storico stilistica di due tra le numerose opere dell’autore materano: L’isle des foux e La Fée Urgele, ognuna rappresentante delle due collaborazioni del ribattezzato Duny l’una con Louis Anseaume (drammaturgo) e l’altra con Charles Simon Favart (poeta compositore).

La prima, L’isle des foux, opera rappresentata nel 1760 a Parigi, alla Comédie Italienne, è un dramma giocoso in due atti, parodia dell’Arcifanfano, re dei matti opera su libretto di Carlo Goldoni, già musicata da Baldassarre Galuppi. Duni e Goldoni si conobbero alla corte di Parma e tra loro nacque una grande amicizia, il loro incontro è anche riportato nei Memoires del commediografo veneziano. L’accostamento con Goldoni è utile per mettere in risalto le differenze strutturali e poetiche tra l’opera italiana e l’opèra comique, che si riscontrano già a partire dal loro diverso filo conduttore: denaro nella prima e amore nella seconda.

Con Charles Simon Favart, l’opera presa in considerazione per l’analisi è La fèe Urgele. Questa è stata rappresentata per la prima volta, nel 1765, a Fontainebleau al cospetto della corte reale. In quest’opera Duni ha la possibilità di costruire arie di più ampio respiro, dando spazio a numerosi abbellimenti e note acute, soprattutto per il personaggio di Marton e della fata, interpretate dallo stesso soprano.

La scrittrice, ha più di un tratto in comune con il musicista e compositore materano; figlia di padre lucano e madre pugliese, è nata a Matera ed è cresciuta a Gravina in Puglia (BA). Ha conseguito il Diploma in Canto lirico presso il Conservatorio “E. R. Duni” di Matera, con il massimo dei voti, e la Laurea con lode in “Scienze dello Spettacolo e Produzioni Multimediali” presso l’Università degli Studi di Bari “A. Moro”. In coerenza con i suoi natali tutta la sua vita si divide tra Puglia e Basilicata, due terre profondamente amate. Vive e lavora a Bari.

“Sono molto soddisfatta di aver visto la realizzazione di un piccolo sogno, uno dei tanti che conservo nei numerosi cassetti. Penso che fare musica sia anche parlare di essa, studiarla, analizzarla, capirla e comprenderla con le solide basi che il conservatorio, l’università e la vita mi hanno dato. Mi ritengo un soprano sui generis, non amo particolarmente mettermi in mostra, sono molto critica con me stessa e le esibizioni mi mettono in soggezione. Ma la Musica, lei mi ha rapita, salvata e a volte maledetta. Parlare di un compositore il cui nome ha accompagnato una grossa fetta della mia vita e formazione mi sembrava il minimo da fare come punto di partenza. La mia curiosità doveva comprendere chi fosse colui che si nasconde dietro il nome del conservatorio di Matera, in cui ho trascorso lunghe giornate, renderlo noto, anche per valorizzare ulteriormente la Capitale della Cultura 2019, era un dovere a cui il mio secondo amore, quello per le “sudate carte”, doveva dare sfogo. Ed è a questo punto che è subentrata la professionalità di Virginia Edizioni”, ha detto la scrittrice.

Un ringraziamento particolare va al Direttore del Conservatorio di Musica San Pietro a Majella (Napoli), Maestro Dott.ssa Elsa Evangelista per aver gentilmente concesso l’uso del ritratto di Egidio Romualdo Duni, opera del pittore Domenico Caldara (Napoli, Biblioteca del Conservatorio di S. Pietro a Majella), posta in prima di copertina. L’opera, disponibile in tutte le librerie.