Quando ricompare un affresco nascosto da una scialbatura di intonaco naturale, come si usava fare quando non c’erano attenzione per i segni del passato, studiosi e appassionati non possono che ipotizzare cosa possa essere o rappresentare quel ”segno” di buona fattura. E così è stato per gli amici ed esperti, perchè tali sono, dell’ Associazione “Giuseppe Camillo Giordano” di Pomarico ( Matera) che hanno riportato alla luce pareti affrescate lungo uno degli ingressi all’ex convento che oggi ospita gli uffici comunali. Una scoperta recente, prontamente segnalate alle Istituzioni di tutela artistiche e storiche, che ha lasciato intravedre una figura equestre forse (azzardiamo) un cavaliere templare, con inn basso l’iscrizione di un committente. E più avanti tracce di volti e altri segni su un fondo azzurro, che passeranno nelle amorevoli mani dei restauratori a cui toccherà, in tempi che non conosciamo, riportare all’antico splendore quel ciclo di affreschi che introducevano con un accesso oggi murato al chiostro del convento. L’impareggiabile Francesco Nocco, un pozzo di saperi sull’archivistica e su tanti dati della storia pomaricana, insieme ai ”volontari” dell’ associazione Giuseppe Camillo Giordano, presieduta da Gianni Palumbo, non nascondono il ”coinvolgente” entusiasmo per un’altra pagina della memoria locale riportata alla luce. Anche loro avanzano ipotesi su temi e significati dell’affresco e per tutto quello che ha rappresentato il convento per l’economia culturale,sociale e religiosa di Pomarico. Il chiostro è stato recuperato 30 anni fa e con la pavimentazione a spina di pesce. Si notano le meridiane, mentre gli affreschi che si alternano lungo i colonnati sono in avanzato stato di degrado e uno, addirittura, è stato ricoperto un anno fa da una targa marmorea a ricordo di un caduto in guerra. Andrebbe senz’altro rimossa e collocata nel parco della Rimembranza e del Monumento ai Caduti, come è opportuno che sia. La riscoperta degli affrechi ” nascosti” potrebbe essere il ”La” per intervenire sull’ex convento per un restauro esemplare, vista la presenza di Sant’Antonio da Padova che custodice all’interno tele del Seicento e del Settecento eseguite da Antonio Ferro e Domenico Guarino e una cantoria con tante opere interessanti,come quelle legate a un ciclo di piante che segnano un trait d’union ideale con il botanico Camillo Giordano co fondatore dell’erbario crittogamico italiano. Figura di pomaricano illustre al quale Gianni Palumbo ha dedicato la pubblicazione, edita da Altrimedia, ” Frammenti d’erbario. Il botanico Giuseppe Camillo Giordano” con illustrazioni di Pio Siliberti. E sulla chiesa c’è tanto da sapere e dire, con le presenze di ordini monastici diversi, e altro ancora come abbiamo ascoltato dalle descrizioni di Francesco Nocco, una delle voci sentite insieme ai giovani ciceroni durante le giornate del Fai. E questa ”trasmissione” di saperi è l’aspetto pù interessante, vero e proficuo nel tramandare identità e memoria di una comunità. Ne abbiamo avuto conferma nel Palazzo Marchesale edificato dalla famiglia gentilizia dei DonnaPerna, dove abbiamo visitato l’Archivio e chiacchierato con i volontari del sodalizio. Ognuno di lavoro ha un pezzo di storia, tra fatica, polvere, qualche momento di sconforto e tanto entusiasmo, nell’aver recuperato un patrimonio di 600.000 documenti, sparpagliato in posti e in condizioni diverse. Particolare la vicenda di due manoscritti ”salvatisi” dal degrado e dalla distruzione perchè coperti da un cumulo di carte vandalizzate dalle intemperie e da calamità. E tutti in corso mi ripetono quelle che abbiamo recuperate non sono ”carte morte”…e tirano fuori, con l’entusiasmo che contrassegna ognuno di lavoro, dagli scaffali che hanno acquistato con un proprio progetto carte che riportano alle notti dell’anagrafe a trascrizioni manuale, alle storie di migranti, levatrici, confinanti e a pubblicazione come quelle su Enrico Sisto, ufficiale pomarico morto nel 1916, e sul corposo materiale per la mostra e per il tavolo di lavoro su” Echi dal fronte di Pomarico. La grande guerra tra carte, fotografie e il Monumento”. Le elencazioni e le descrizioni di questo o quel registro, rilegato con tecniche del passato , si sovrappongono ai tanti dati che gli ”amici del faldone” hanno riposto con cura e riassemblato (ed è vero) con pazienza certosina. E qui il riferimento agli ambienti monastici, ci riferiamo allo spirito collaborativo che contrassegna l’operato dei volontari, si sente e si vede nelle sale del Palazzo Marchesale dove tra consultazioni, ricerche e attività di laboratorio la passione per l’archivistica c’è. Sono attesi ”versamenti’ e ”depositi” di fondi con tutte le precisazioni fornite dagli addetti ai lavori. Ne sapremo di più e vi informeremo nei prossimi giorni. Del resto l”archivio pomaricano è un esempio di buone pratiche, come abbiamo scritto in altro servizio, per dare una risposta concreta alla oggettiva condizione di degrado, spopolamento e svuotamento di funzioni dei piccoli centri e della Basilicata in generale. E’ bastato recuperare quello che in tanti, in passato, hanno considerato ”carte morte”, danneggiate, cannibalizzate o parzialmente sottratte a un patrimonio comune, per rivitalizzare una parte del Palazzo Marchesale e di pensare a un suo recupero e così con l’affresco del ” Cavaliere” per ora anonimo nella sede Municipale. Tutto questo dopo aver riscoperto la figura di un pomaricano illustre come Giuseppe Camillo Giordano, nel cui solco è nata una benemerita associazione. E’ la politica delle buone pratiche del ‘da cosa nasce cosa’ che i soloni e opportunisti della mediocre politica lucana ( Matera 2019 doveva essere una opportunità per i 131 comuni della Basilicata) hanno sacrificato e dimenticato, per vari motivi, per un programma di autoconsumo. Per fortuna ci sono i volontari che la memoria e la voglia di fare non l’hanno persa e tirano dritto, cercando di coinvolgere anche altri come accaduto con l’accordo per un piano archivistico territoriale e con la prima tesi di laurea della giovane Enrica Alfano,dell’Università Federico II di Napoli che ha preparato- per tempo-una tesi su ‘Ettore Sannino scultore e pittore porticese del Novecento”. E’ la prima laureata con le fonti d’archivio pomaricano. Ora tocca ad altri. Buon lavoro.