Leggo con piacere che il teatro Duni potrebbe essere acquistato dal Comune. Leggo, però, che il Sindaco De Ruggieri ha già annunziato che, venuta meno l’idea del teatro nuovo, assolutamente inutile, si potrebbe intitolare il teatro Duni a Gerardo Guerrieri.

E’ stato come mettere il cappello sul sedile del treno, in attesa di un amico che verrà. Non è elegante. Insomma, dopo averci privato dell’affaccio Sant’Agostino e dell’affaccio Duomo, il Sindaco di Matera 2019 vuole privarci anche di Egidio Romualdo Duni, “preferendogli” Gerardo Guerrieri.

Voglio ricordare, con Luigi Acito, con Leonardo Sacco e con il prof. Nitti, che il primo cinema a Matera nacque nel 1909 ed ebbe nome “Duni”, dopo che nel 1908 era arrivata la corrente elettrica. Sorgeva nel retro del palazzo di Nunzio Riccardi, di fronte alle Poste di via del Corso. Doveva essere una sorta di lamione che si allungava tra il palazzo e via Lucana, nel giardino retrostante al palazzo stesso.

Era cinema muto ed ebbe scarso successo, anche perché non pare che i contadini avessero interesse a frequentarlo. Sta di fatto che, otto anni dopo, nel 1917, il cinema “Duni” chiudeva. Veniva abbattuto il lamione e il sig. Brucoli faceva richiesta al Comune di istallare nuovo cinema nella chiesa del monastero dell’Annunziata, ove era ubicata la Società Operaia. Il cinema riaprì avendo nome “Ideal”.

Nel 1936, in omaggio alle vittorie africane, ebbe nome “Impero”; quindi, negli anni ‘70, prese il nome di Comunale, anche se si poteva lasciare “Impero”, così come è rimasto bar “Tripoli”. Nel marzo 1949 Matera ebbe un nuovo cinema-teatro che, anche per ragioni storiche, si pensò bene di intitolare al Duni del primo cinema.

Opera dell’architetto Ettore Stella il Cine-teatro “Duni” aprì i battenti con la presentazione di un’opera di Egidio Romualdo Duni, presente l’architetto Stella, morto in un incidente stradale due anni dopo, nel 1951.

Anche per il rispetto che si deve all’architetto Stella, il nome va mantenuto. E anche per il rispetto che si deve a Gerardo Guerrieri, che non può entrare in concorrenza con Egidio Romualdo Duni.

Ho voluto fare questa breve storia per dire che il nome Duni non spunta dal cappello di un prestigiatore o del Sindaco dell’anno. E’ radicato nella vita culturale della città.

Voglio insomma ribadire che cancellare storia e tradizioni, come quotidianamente si va facendo, evocando, ad usumdelphini, cioè politico o privato, persone che non ci sono più, non sta bene. Se ne offende la memoria.

Mi sembra lapalissiano e del tutto da evitare.