Prorogata la mostra “La Bruna -Umanità di una festa” di cui avevamo già parlato in un precedente articolo (http://giornalemio.it/eventi/dal-giapponese-al-braille-tanti-linguaggi-per-la-mostra-la-bruna-umanita-di-una-festa/).

La festa della Madonna della Bruna a Matera, che da 650 anni cadenza le annate della città, coinvolge davvero tutti i sensi e è bastato amplificarne alcuni , oltre che moltiplicarne i linguaggi, per farla conoscere e sentire “oltre” i confini territoriali e oltre  le barriere della percezione tradizionale.

Il percorso della mostra, articolato tra gli spazi esterni e la chiesa sconsacrata – ma densa di fede e devozione attraverso l’arte-  nell’  ex Ospedale di san Rocco, prevede una galleria di stampe fotografiche, d’epoca o delle feste recenti, corredata da didascalie che raccontano i momenti della festa tradotti oltre che in  tre lingue straniere anche in scrittura Braille, su lastre di rame;  un audio diffuso a ripetizione montato sulle diverse fasi dell’intera giornata del 2 luglio, dai canti ai mortaretti, dallo scalpitio dei cavalli allo squillo che annuncia il passaggio della Madonna, dallo “straccio” del carro ai fuochi pirotecnici ; un video che attraversa i secoli di storia della festa  trasmesso a cadenza oraria su un piccolo schermo;   una raccolta di pezzi in cartapesta di età compresa tra i duecento anni e le poche settimane dell’ultimo carro.

Il senso dell’umanità è quello privilegiato: sono queste feste paesane, religiose, forse le realtà che più di altre riescono  a mantenere, magari a ricordare e ripristinare  l’autenticità dei rapporti umani che le piazze virtuali stanno cancellando. La fede e la religiosità legate alla propria terra e alle propria storia si rivelano ancora come il luogo sicuro cui affidarsi, dove sperare, dove tornare.

Questa mostra in pochi giorni si sta rivelando ”necessaria”, viste le testimonianze e i sensi di gratitudine soprattutto dei numerosi turisti che hanno l’opportunità di comprendere una delle essenze fondamentali dell’anima dei Sassi. Le statue continuano a arrivare dai collezionisti privati costretti a tenerle chiuse in depositi e capannoni, comprese quelle dell’ultimo carro, stracciato solo domenica scorsa.

E l’impegno del C.P. per il Club per l’UNESCO di Matera, della Soprintendenza ai beni archeologici , della sezione territoriale della Unione ciechi Italiani e di Geert Camerlinkx, imprenditore e mecenate a tutela di arte e storia di una terra in cui è giunto e ha da subito amato, anche dedicando a Matera una linea di  produzione di birra ,  continua nel futuro sviluppo e in nuovi scenari della mostra, compreso l’impegno per la realizzazione di un Museo della Cartapesta a Matera.

Oltre i selfie sui panorami mozzafiato dei sassi e della gravina,  Matera si propone nella sua essenza più intima, che forse, anzi, certamente , la rende più bella e preziosa: e così si proporrà altrove, vestita di festa, con la mostra richiesta già in altre città.