Le buone pratiche, frutto della tradizione consolidata e per certi versi scomparsa o dimenticata dei maestri artieri del passato, sono il presupposto per riportare a nuova vita opere d’arte, manufatti artigianali realizzati con materiali differenti e per i diversi usi. E così scalpellini, cavamonti, ceramisti, pittori e imbianchini, falegnami e carradori, fabbri, casari, mugnai, meccanici, cavatori di pozzi, mietitori, pastori, calzolai, ricamatrici, tipografi, tessitori e altre figure che la civiltà industriale ha relegato sulle pagine o sulle immagini ingiallite di testi o della memoria di quanti li hanno incontrati e hanno attinto a piene mani quella esperienza sul campo. Realtà come il Museo Laboratorio della Civiltà contadina e degli Antichi Mestieri di Matera, ubicato nel Sasso Barisano in via San Giovanni Vecchio 60, sotto questo aspetto sono una ‘’miniera’’ di cultura che le Istituzioni dovrebbero valorizzare e tenere in considerazione maggiormente per la storia e la passione che una figura come il poeta e scrittore Donato Cascione, con la passione per la memoria di cose e fatti del passato, ha messo nel realizzare il Museo. Un pezzo dopo l’altro salvato dalla distruzione certa e riportato a nuova vita nei contesti lavorativi di quelle figure che avevano utilizzato attrezzi e modellato metalli, cuoio, pietra, intonaci, legno e altro ancora. Per i docenti e gli studenti dell’ Istituto centrale del restauro ‘’ Michele D’Elia’’, come riporta il comunicato diffuso dal Museo, è una vera fortuna apprendere tecniche, segreti a volte, filosofia e buone pratiche degli antichi mestieri che torneranno buoni e utili quando torneranno nei moderni laboratori della Scuola di via La Vista, per restaurare una cornice tarlata o un intonaco realizzato con materiali e con accorgimenti “naturali’’ durati per decenni , ma poi intaccati dal tempo e dagli uomini. Quando un quadro, una scultura o un attrezzo saranno tornati all’antico splendore e potranno affrontare un altro secolo di vita sarà stato anche merito dei saperi e della Memoria custoditi, con tanta lungimiranza, nel Museo Laboratorio della Civiltà Contadina e degli Antichi Mestieri.

LA NOTA DEL MUSEO LABORATORIO
L’eccellenza, fra passato e futuro
Si rinnova il rapporto di collaborazione fra alunni e docenti della Scuola di Alta Formazione dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro “Michele D’Elia” ed il Museo Laboratorio della Civiltà Contadina e degli Antichi Mestieri di Matera.Sabato 11 marzo, allievi e docenti del percorso formativo professionale (PFP) 1, relativo al recupero ed al restauro delle superfici decorate dell’architettura (materiali lapidei e derivati) si sono recati presso la struttura museale che opera nel Sasso Barisano dal 1998.Nel corso della visita didattica, gli studenti hanno avuto modo di visionare tutti gli attrezzi utilizzati in passato per la lavorazione dei materiali lapidei, esposti negli spazi riservati ai cavamonti ed agli scalpellini; hanno, inoltre, ricevuto informazioni circa le tecniche di lavorazione utilizzate per la realizzazione di diversi tipi di manufatti di cui si ritroveranno, probabilmente a curare la conservazione ed il restauro.Un positivo esempio di interazione fra risorse culturali presenti ed attive sul territorio: una struttura museale da vent’anni impegnata nella salvaguardia, nella divulgazione e nella elaborazione della cultura locale ed una Scuola di Alta Formazione sorta per favorire la creazione di elevati profili professionali nel campo del restauro e della conservazione.