Finalmente piove. Ne hanno bisogno le dighe e i  campi. Ma c’è bisogno anche di neve, ma senza esagerare e senza gelate altrimenti al danno dovremo aggiungere le beffe.  Siamo a febbraio e, rispetto a 30 anni fa, quando le stagioni non erano ancora state stravolte dai cambiamenti climatici, il clima di attesa fa sognare. Magari attingendo alla produzione cinematografica e alle similitudini del paesaggio come ci narra Armando Lostaglio per i laghi di Monticchio. L’Abbazia di San Michele e lì a segnare il passaggio dall’autunno alla primavera e a regalarci una immagine cartolina dei laghi innevati, osservati da briganti, contadini, religiosi, viandanti, scrittori e da quanti ricordano l’economia e la cultura del passato. Sotto la neve c’è il pane…

 

      Il senso dei Lucani per la neve

 

Il senso dei Lucani per la neve rimane una costante, in ogni tempo, per ogni generazione, ad ogni latitudine. Quel senso è mutuato dal titolo di un film danese di alcuni anni fa, un thriller di Bille August del ’97, (Il senso di Smilla per la neve) che ci ha spesso ricondotti in una dimensione altra. La stessa che si prova quando, misticamente, ci si avvicina ai Laghi di Monticchio, in questo tempo di grande freddo.

Rimane un po’ proibitiva la strada per arrivarci, ma appena l’occhio si posa fra l’abbazia di San Michele e il lago, lo spettacolo è ineguagliabile. I due laghi di Monticchio appaiono  ghiacciati. Non sembra di essere nello stesso luogo che in primavera e specie in autunno emana colori che esplodono agli occhi. L’odore di questi giorni invece avvolge in un afflato quasi artico; è scenario scandinavo, o comunque nordico, o ancora da laghi dell’est. Il lago ghiacciato riporta ad immagini inconsuete. Di certo non è quel lago ghiacciato dove si consuma la tragedia nel Decalogo 1 del cineasta polacco Kieslowski. Sono i nostri Laghi, quelli di Monticchio, che mille volte e ad ogni stagione abbiamo ammirato, e che la neve indugia a confermare in uno stato di grazia e di bellezza. E quell’antica abbazia di San Michele che si rispecchia nel Lago Piccolo, nella sua invernale dignitosa solitudine.         Se riuscissimo ad impadronirci di un “alfabeto temporale” sapremmo meglio guardare al passato e prevedere forse il futuro. “Ma voi non conoscete i rigori dell’inverno? Questo lucano è solo un breve assaggio di quello ben più lungo che si vive in Ucraina…” Lo sussurra con nostalgia Ludmilla, da diversi anni in queste comunità per aiutare anziani, con un nome e le sembianze di una canzone di Paolo Conte. Il “generale inverno” si sente eccome. Ma recita una antica nenia: “Sotto la neve c’è il pane”. E quel poetico verso di Sting: “Cercheremo di non disturbare la neve con le nostre impronte” dura lo spazio di un mattino, o di una notte. Per il resto è disagio, non lavoro, non scuola, non altro. La neve intorno ai Laghi si scioglie, non dura molto, mentre sulla collina di Ciaulina, ai piedi del Vulture tanto cara a Beniamino Placido, è sempre l’ultima a sparire.

 

     Armando Lostaglio