E’arrivata la pioggia d’autunno e l’aria si è fatta fredda. Nei nostri paesi si sono chiusi tutti i programmi di vanesi festeggiamenti e celebrazioni.

Io ho avuto una estate abbastanza impegnata sotto il profilo culturale e ho rinunziato alle ferie, facendo arrabbiare mia moglie. Ho fatto, sempre rigorosamente a mie spese, e con macchina senza condizionatore, non pochi viaggi nei paesi del territorio materano (e qualcuno anche in provincia di Potenza).  Da una parte c’era la presentazione di un libro; dall’altra l’assegnazione di un premio di poesia o la celebrazione di un qualche evento storico o personaggio (spesso inventato per la circostanza).

Ogni volta è stata una delusione.

Se non fosse stato per i diretti interessati, e per il povero Sindaco, costretto a seguire stancamente tutti gli eventi, avrei rischiato di parlare a me stesso. Nel corso della serata apprendevo che, a pochi chilometri di distanza, nel paese sulla collina dirimpetto, c’era chi faceva cosa analoga. Anche lì ognuno festeggiava o ricordava qualcosa o qualcuno di suo, ma solo per sé. L’idea di avere estranei e turisti si era dimostrata malfondata.

Mancavano, purtroppo, anche i “paesani” emigrati. Quelli di prima generazione non esistono più; quelli di seconda e terza generazione non vengono più. All’uscita la gente c’era, ma non più come negli anni passati. Quelli che erano in paese, per lo più anziani, li trovavo, all’uscita dalla nostra esibizione, che chiacchieravano, come l’asin bigio di Carducci, tra solitarie panchine e spenti bar. Le donne, spesso in pantofole, erano intente a preparare la cena. Si limitavano ad affacciarsi, in pantofole, sulla soglia di casa, e a guardarci.

In uno o due paesi più grandi, i giovani c’erano ed erano numerosi; ma chiassosamente occupavano strade e marciapiedi, davanti ad un pub. A loro della poesia e della “gloria” paesana non importava nulla. Del resto, l’estate è per stare fuori e fare chiasso. Per questo hanno fortuna i concerti.

Ma allora io per chi avevo parlato? Ne era valsa la pena? Nei sindaci e negli assessori, però, rimaneva la convinzione che, così facendo, preparavano il futuro della loro comunità. Tutti, da qualche decennio, aspettano i turisti come, nel Deserto dei Tartari, Giovanni Drogo aspetta i nemici che gli daranno gloria.

E invece ci sono solo partenze. Continua l’emorragia.

Sarebbe interessante sapere quanto i Comuni piccoli e piccolissimi hanno speso per ballare una sola estate. In un paese che non dico, c’è stato un premio di poesia che costosamente ha ospitato, a carico del Comune, i nove vincitori del concorso, premiati con assegno.Ma non era stato previsto il rimborso spese per i membri della giuria, pur venuti da lontano!

Credo che non andrò più in giro per l’estate. Credo, infatti, che è tempo di pensare all’inverno più che all’estate. Ciò, prima che Calciano, Oliveto Lucano, Accettura, Carbone, San Paolo Albanese ecc. ecc., così andando le cose nella politica regionale, scompaiano dalla geografia.

Voglio dire che il problema, ormai, è cercare di rendere più confortevole e vivibile la permanenza dei residenti, predisponendo per loro provvidenze e comodità di strade, di panchine, di verde, di scuola, di medicine, di sostentamento economico a tanti anziani rimasti soli e abbandonati.

Voglio dire ancora che, se qualche manifestazione culturale e di svago va organizzata, essa va programmata per l’inverno (per esempio, utilizzando per cineforum vecchie sale cinematografiche abbandonate). E si pensi ai pochi giovani e bambini che sono rimasti. Arriva Natale, arriva Capodanno.

Si pensi a mettere un po’ di luci per le strade, a fare un concorso per il presepe più bello, a fare un concorso per la letterina più bella scritta dai ragazzi delle scuole elementari? A questi si può offrire un libro sul Natale?

Forse è il caso che Sindaci e Assessori facciano il bilancio delle spese sostenute questa estate, destinandole al prossimo inverno. Giuro che, se mi chiameranno, sarò da loro, rigorosamente a mie spese, anche con la neve.