“S’m rucch i nò seep niscyn! (siamo ricchi e non lo sa nessuno)”. Un antico detto materano che il buon e ottuagenario Giuseppe Leo Sabino, scomparso il 16 marzo scorso, era solito ripetere quando lo incontravo ”’mm(i)nz à la F’n’ten”, in piazza Vittorio Veneto, alludendo ai rioni Sassi, alla Murgia e alla millenaria sapienza contadina che spaziava in tutti i campi della vita. ”Peppino”, come lo chiamavano in tanti, aveva affidato tutto il suo amore per la città a due lavori ” L’addutt and’ch” (antichi detti materani) edito dalla Banca Popolare del Materano (un altro marchio scomparso) stampato da Nobile di Montescaglioso e a” La jott d mammaronn. Pius’j pu matarra’s. Sterj, washaezz i angun ngazzamend( poesie per i materani, storie,spensieratezze e qualche incazzatura, pubblicato da Edizioni Giannatelli di Matera.

Più volte ci aveva mostrato altri racconti e una summa, quasi enciclopedica, per un dizionario analitico che attendevano dopo le opportune verifiche il premio della divulgazione. Ma non ha fatto in tempo a coronare quel desiderio, testimone -come era- con altre figure della storiografia e della tradizione dialettale locale come Angelo Sarra, Antonio D’Ercole , il maestro Emanuele Ricciardi, tuttora operativi.

Lo ricordiamo in una serata del dicembre 2013 presso ”The Sassi BookStore” delle editrici Ida e Marilina Giannatelli, per la presentazione del lavoro ” La jott d’ mammaronn” e la presenza della famiglia, della cara moglie Rina, di parenti e tanti amici. Si fece un po’ di ”uascezz” di sana allegria con le canzoni di Pasquale ”ciamba” Di Pede, altro materano legato alla sua città, con le letture di storie, aneddotti e la degustazione di pettole, cangedd e vino bianco.

Peppino sorrideva e ogni tanto si annotava qualche errore di battitura per una corretta dizione del dialetto, che avrebbe voluto fosse insegnato a scuola. E non è il solo a coltivare quel sogno-progetto. Quanti vogliono bene alla città e ne intendono valorizzarne la memoria (aldilà dei musei etnoantropologici) si diano una voce….come si diceva un tempo. I

l cuore di Matera chiama e Peppino è lì pronto ad aprire il suo.