Tre concetti ”Pane, sudore e fantasia” che potrebbe essere il titolo di un quarto film con Vittorio De Sica e Sofia Loren di quella Italia in bianco e nero degli anni Cinquanta, che ancora aveva nel cuore e nel corpo i segni della guerra, della miseria e tanta voglia di ricominciare. Ma facendo attenzione ai soprusi di sempre, ai poteri costituiti, del pezzenti arricchiti, pronti a salire sul predellino della carro del vincitore per continuare a sfruttare la povera gente, abituata a rimboccarsi le maniche e a guardare in faccia la realtà e ad asciugarsi quel sudore non apprezzato di quanti sono abituati ad avvantaggiarsi del lavoro altrui. “U sdar du pen” (il sudore del pane), commedia teatrale in tre atti in vernacolo materano di Carlo Gaudiano, rappresentata gratis in un teatro Duni da tutto esaurito, nell’ambito della rassegna ”All’uso nostro” promossa dal Comune di Matera con l’apporto di compagnie locali, ha proposto quel contesto sociale, misto ad amarezzae e solidarietà, giustizia e ingiusitiza, dell’antica e forse dimenticata civiltà del contadini dei rioni Sassi, con l’incedere dell’euforia e del vuoto eventificio di Matera 2019. Ma per i temi trattati il lavoro teatrale, curato per la sceneggiatura e la regia da Vita Malvaso, è di strettissima attualità ed è di monito ai giovani, costretti a emigrare, a ribellarsi ai soprusi e ai carrierismi precostituiti che impediscono loro di lavorare pur se hanno meriti e capacità. E con looro i tanti abituati a subire gli effetti del clientelismo, delle pacche di raggiro sulle spalle e all’arroganza del potere, che può contare su ignoranza e rassegnazione e della consolidata prassi del familismo immorale. La commedia “U sdar du pen”,liberamente tratta da “Il sudore del pane” di Carlo Gaudiano, è ambientata nella Matera degli anni Cinquanta . Prende spunto dai contratti medievali di mezzadria, tra padroni e contadini .per far esplodere contraddizioni e soprusi di una buona annata che, anzicchè, dividere il 50 per cento del raccolto altera le regole e le percentuali portando a proteste, arresti, presa di coscienza e solidarietà, equivoci, ipocrisie e a un finale da ravvedimento dell’ultima ora con la giustizia che, dopo tanto penare, trionfa in qualche modo esaltando la dignità contadina. E già perchè- come ripete una felice ed efficace battuta- i zappatori sanno essere galantuomini più dei galantuomi, più del latifondista don Alberto ”cornutone” due volte per i soprusi verso il popolo e perchè tradito dalla moglie. Epiteti cui chiedere perdono a Dio, come ripete una ”capa di pezza”, una monaca, perchè alla fine l’Altissino e per ora dello Spirito Santo ”Vede e Provvede”. Provvidenza manzoniana, paternalismo buono per tutte le stagioni e con una giustizia divina,che compensa quella terrena e degli uomini se non dovesse arrivare? Ma se la terra è di don Aberto la fatica è dei contadini e per avere giustizia, liberare dal carcere ‘ciccillo” , il contadino che si è opposto all’arroganza del potere e delle prevaricazione, ricorrendo a un avvocato maneggione, che gode della fiducia del popolo perchè aiuta i contadini e fa apparire ”vero e falso e falso come vero”. Il resto lo fannno la gestualità e la capacità interpretativa degli attori, che hanno recitato in italiano e in tre dialetti: materano, grassanese e calabrese. Esperimento interessante e alla portata di tutti. Anche questa è giustizia, teatrale…Agli Enti locali l’invito a dare continuità a esperienze come questa, che parlano della vecchia anima di Matera e che i turisti-inebriati da selfies e da visite tutto compreso da due ore- non conoscono affatto.
PERSONAGGI E INTERPRETI
Francesco il contadino ribelle è Carlo Gaudiano, Giuseppa Tacconetto la giudicatessa è Antonietta Guida, la contadina ribelle è Lucia Iacomini, l’avvocato Cipolla è Pietro Lavecchia, l’avvocato Caino Ragnatela è Antonio Lifranchi, Lenuccia la trovatella è Maddalena Bonelli, il giudice Scannagatti è Francesco Mastrodomenico, il contadino Pasquale è Eustachio Rizzi, Teresina la calabrese è Teresa Gullà, l’avvocato Pastinaca è Eustachio Guerricchio, Don Alberto Renna è Rocco Calciano, Donna Serafina della Chiacchierata è Isabella D’Alessandro, Fattore di Don Alberto è Eustachio Nicoletti, il contadino Donato è Franco Di Cesare, il cancelliere Strettodipetto e Mario Scalcione, il primo Carabiniere è Michele Festa, il secondo Carabiniere è Vincenzo Rizzi, Cozzolone il pirmo perditempo è Piero Moliterni, Faggiolone il secondo perditempo è Piero Moliterni, la monaca è Simona Latorre, la moglie di Francesco il contadino ribelle è Tiziana D’Ercole, la prima pettegola è Palma Danzi, la seconda pettegola è Maria Pia Montesano.

Luci e suoni di Be Sound di Carlo Iuorno.
Scenografia dell’architetto Isa Cavuoti, selezione costumi di Teresa Gullà, selezione musicale di Margherita Mongelli, collaboratrice Maddalena Bonelli.
Il filmato della mietitura è di David Cinnella, regia di Vita Malvaso.

LA SINOSSI
La commedia apre una finestra sul quotidiano dei “zappatori” materani che negli anni ’50 condicuono una vita medievale, e soggetta a leggi inique che vessano i più deboli. Eppure in tanta miseria e ignoranza la dignità sa esprimersi e la gioia di vivere va oltre le avversità. Il primo atto è un affresco di vita quotidiana: i cafoni allegri pregustano i semplici piaceri che potranno concedersi grazie all’abbondanza di grano: cibo in quantità, corredo per le figlie, buona semenza per il futuro e leccornie, persino per il fedele mulo. I personaggi sono vari e tanti: Ciccillo lavoratore instancabile e sanguigno, il fattore che ha l’arroganza di chi è staccato dal volgo, i carabinieri ignoranti e tronfi nel potere della divisa, Maria Luigia, paesana forte e decisa, Linuccia adolescente sempliciotta ma furba e molti altri personaggi che rendono corale e universale una vicenda di uomini in lotta contro il destino assegnato per nascita. Ma le favole non durano fra i poveri e ben presto l’allegria si trasforma in tragedia, la celebrazione del pane diventa pianto e rabbia per il torto subito. Irrompono giudici e… giudichesse, avvocati e pettegoli, testimoni e odiati padroni al cui cospetto persino il cielo s’inchina. Poi il finale inconsueto, inaspettato, tutto da scoprire.