Dante Maffia è poeta conosciuto in Italia e all’estero. Viaggiatore della terra, raccoglie premi dal Giappone alla Polonia, dalla Francia alla Russia, non si può dire da Roseto Capo Spulico a Matera, perché, per lui, Roseto e Matera sono la stessa cosa. Tra Roseto, dove è nato nel 1946, e Matera, infatti, è la sua vita, perché in quella stretta fascia di territorio si collocano la sua infanzia e fanciullezza.

E poiché l’identità di ognuno è proprio nella infanzia e nella fanciullezza, quello che accade dopo, diceva Leopardi, ma lo dicono anche Freud, Jung, Montessori, accade sempre per la seconda volta. Dante Maffia, cui il padre, uomo semplice ma culturalmente ambizioso, diede il nome di Dante, conobbe la Lucania e Matera attraverso un maestro di scuola elementare, che, originario di Stigliano, fu poi docente presso l’Università di Lecce e poeta.

Vogliamo dire di Pio Rasulo, che, quando Maffia era scolaro di scuola elementare, portò la sua scolaresca in gita a Matera. Gli occhi del ragazzo si sgranarono, e sgranati rimangono ogni volta che oggi viene a Matera, la cui conoscenza ha approfondito tramite Sinisgalli, Guerricchio, Stolfi, Scotellaro, Parrella, Cresci. Passarono, nell’intermezzo, anni di vita romana.

Poi, come in un cerchio, si ebbe il ritorno attraverso Giovanni Caserta, Giovanni Rosiello, Filippo Radogna, Maria Antonella D’Agostino, Antonella Radogna, Giovanni Di Lena, Orazio. Il ritorno si è rivelato un profondo omaggio alla città dei Sassi attraverso Elegie materane (2016), scritte sulle orme di Goethe, Pirandello, Rilke. Matera, nel poemetto, è mater, nei cui Sassi è come se Maffia scendesse nell’utero materno.

Ne nasce un canto che, salendo dalle radici della Madre Terra, è canto alla maniera di Garcia Lorca, Rafael Alberti, Marquez, Neruda. Insomma, un canto d’amore mediterraneo, ricco di simboli, da cancionero. Per la cronaca, nel 2016 Dante Maffia fu tra i designati al premio Nobel per la letteratura.

Di lui piace proporre l’ultima lirica dedicata a Matera, luogo del suo “ritrovamento”, riapertosi e riaperto ai sogni, alle albe sognate da Rocco Scotellaro. Ma Matera 2019 è pronta al cambiamento, restando sé stessa?

Questo il problema, il dubbio, la sofferenza. Questo il bivio del futuro.

IL BIVIO DEL FUTURO

Rasulo, Stolfi, Sinisgalli,
Guerricchio, poi Cresci:
i primi a darmi una Lucania
di parole e colori.
Ne fui colmo.
Poi Caserta,
il suono aspro di Scotellaro,
spari secchi
quale che fosse il bersaglio.
Poi Michele Parrella.
Ma i calanchi non aprivano spazi
e il celeste imbottigliato nei sogni
creava solo mulinelli d’ansia.

Quando Giovanni e Filippo,
Maria, Antonella,
l’altro Giovanni e Mariangela
mi riportarono alla giovinezza,
fui pronto al battesimo dell’incanto
e del ritrovamento,
ancora tanti sogni all’orizzonte,
ancora albe a Roseto
intrecciate ai Sassi.

Ma adesso
bisogna togliere le briglie ai sogni,
non essere più timidi e in attesa
della benedizione dall’Alto.
L’Alto sono i nostri cuori,
la nostra identità mortificata,
il nostro bisogno d’essere uomini
non più succubi del savoiardo
che confondeva le capre coi bambini.

Siamo pronti al mutamento
restando noi stessi, con le nostre identità
profumate di terra e di sole?
Pronti a confrontarci?
Pronti a rifiutare la carità?
Se siamo pronti cominciamo a dire
che qui Orazio non nacque per caso
e che Roseto e Matera
sono il bivio del futuro.
DANTE MAFFIA

i personaggi citati sono:
Pio Rasulo, Giulio Stolfi, Leonardo Sinisgalli, Luigi Guerricchio,
Mario Cresci, Giovanni Caserta, Rocco Scotellaro, Michele Parrella,
Giovanni Rosiello,Filippo Radogna, Maria Antonella D’Agostino,
Antonella Radogna, Giovanni Di Lena, Mariangela Lisanti, Orazio.