Un libro, quello di Alberto Saibene ” L’Italia di Adriano Olivetti” delle edizioni di Comunità, che fa bene e non poco all’Italia del nullismo politico culturale che ha riempito i fiumi della politica italiana dal Po, all’Arno al Tevere al Basento, per stare in zona, di tanti esercizi virtuali ma poco virtuosi che hanno accresciuto il divario tra amministratori e cittadini. E del resto c’è poco da gioire alle recenti amministrative se trionfano le liste civiche camuffate, visto che partiti e formazioni di maneggioni sono inguardabili o impresentabili, e che il calo dei votanti è una triste realtà. Altro che ballottaggi e palleggiamenti di responsabilità, come direbbe Roberto ”Beberto” Linzalone” promotore della presentazione del libro nel segno di ”poi sia” e dell’irriverenza grafica della buonanima di Mino Maccari. Pochi ma buoni alla libreria Mondadori di via Del Corso, a Matera, per ricordare l’opera e le potenzialità tutt’ora attuali di Adriano Olivetti che ha lasciato al borgo La Martella le intuizioni di un pensiero forse ultra moderno per l’Italia del dopoguerra, ma con un gruppo di intellettuali che volentieri si era ripiegato per dare continuità alla questione Mezzogiorno e al futuro della gente dei Sassi. Non a caso lo studioso Franco Vitelli ha citato due ‘figli’ spirituali e non solo di quella esperienza, Rocco Mazzarone e Leonardo Sacco, che raccolsero e portarono avanti nei rispettivi settori l’esperienza olivettiana, Ma con tanto rammarico visto che il lascito dell’editore di Basilicata non è stato per nulla valorizzato, anzi… e che la biblioteca di La Martella è in attesa sul da farsi. Peccato, eravamo presenti alla inaugurazione della sede, con la passata Amministrazione e la figlia di Adriano Olivetti aveva chiesto e proposto di attivare un proficuo interscambio studentesco sotto l’egida della Fondazione tra le Università di Basilicata e di Torino. Una cosa fattibile, a costi contenuti per riprendere le fila di un discorso e di una ricerca rimasti a metà, ma non se ne fece nulla… L’ennesima occasione mancata. E allora non resta che ripartire da Adriano Olivetti, entrato nel pantheon dei “grandi italiani”, come riporta nel libro Adriano Saibene, e con una domanda che resta aperta: Chi è stato Adriano Olivetti: Un grande industriale? Un riformatore visionario? Un teorico sociale? La risposta è naturalmente un insieme di queste cose… Naturalmente non andiamo oltre. Leggete il libro e vi verrà voglia di visitare la Martella e di chiedervi dov’è finito tutto quel lavoro. Tanta parte è alla Fondazione, altra nelle cineteche e altro è ancora qui in quella bibloteca vivente, ma non per sempre, purtroppo che è Leonardo Sacco…e nella sua corposa opera documentale ed editoriale.