Il “Maestro’’ Pietro Andrisani, direttore artistico di Lucania Musicale ci ha abituati a concerti che contribuiscono ad avvicinare, al repertorio classico e non solo, anche il pubblico dei neofiti ad apprezzare compositori, brani, arie del passato poco conosciuti accanto a quelli arcinoti. Prova ne è la soirèe programmata a Matera per domenica 22 ottobre, alle 19.00, nel salone di Palazzo Viceconte, con voce e strumentisti del Teatro San Carlo.

Nella scaletta degli autori  sono indicati Franz Schubert, Diego Capuano, Ferdinando Sebastiani, Emanuele Gianturco,Egidio Romualdo Duni, Maurizio Agostini e Bela Bartok dei quali pubblichiamo più avanti le biografie.  Tra di loro anche il repertorio di compositori lucani come Duni e Gianturco o di adozione come Capuano.

La serata, che sarà presentata da Piero Romano, un nome di successo legato alle attività del Conservatorio E.R Duni e alla Orchestra Ico della Magna Grecia’’, riserverà particolare attenzione alle voci del bel Canto (Maria Carla Curia, soprano )e ai valenti strumentisti (Stefano Bartoli, clarinetto, Erika Gyarfas, violino , e Maurizio Agostini pianoforte) del Teatro San Carlo di Napoli

LUCANIA MUSICALE

VOCE E STRUMENTISTI del Teatro San Carlo

Matera, Palazzo Viceconte

22 ottobre 2017 ore 19,00

presenta

Piero ROMANO

Franz SCHUBERT              Der Hirt auf dem Felsen (Vienna, 1797-1828)                                                                              op. 129, per cl sopr e pf

Diego CAPUANO                SONATINA in sol per pf (Bovino, Fg, 1741-Matera, 1830)

Ferdinando SEBASTIANI             a) Fantasia n. 2 per cl e pf (Capua, 1803-Napoli, 1860,) b) Canto religioso per cl e pf

Emanuele GIANTURCO                Gavotta e Musetta (Avigliano, Pz, 1857-Napoli, 1907)    per pf

Ferdinando SEBASTIANI           c) FANTASIA in do maggiore per cl e pf

Egidio Romualdo DUNI                  Ah, quest’amore (Matera, 1709-Parigi, 1775) er sopr e pf

Maurizio AGOSTINI                       Misterium Mater Mariæ (Firenze, 1978)      per sopr e pf

Bela BARTOK                                 Sei Danze rumene per vl e pf (Sânicolau, 1881 New York 1945)

(Danza col bastone, La cintura, Sul posto, Danza del corno di montagna, Polka romena, Danza veloce)

Stefano Bartoli, clarinetto (cl)

Erika Gyarfas, violino (vl)

Maria Carla Curia, soprano (sopr)

Maurizio Agostini, pianoforte (pf)

Franz SCHUBERT (Vienna, 1797-1828) Nel del 1828 il noto soprano Pauline Anna Milder-Hauptmann, prima interprete del Fidelio di Beethoven, chiese all’amico Franz Schubert di comporre per lei, un lied che le potesse offrire di esprimere una larga gamma di sentimenti. Per assecondare il desiderio della cantante, egli utilizzò nel lied, il clarinetto, associando colore e dinamismo all’ambientazione descrittiva della cangiante drammaticità del discorso canoro. L’innovazione costituisce una novità per il lied. Effetto sorprendente quando il suono vellutato del clarinetto imita le brevi scale melodiche ascendenti del soprano richiamando, a volte alla mente, echi modulanti degli jodel tirolesi. Inoltre, Schubert si avvalse di tre brani poetici di diversa sfera emozionale estratti da poesie di due suoi collaboratori. I versi esprimono: il pastore solitario ascolta sulle alte vette rocciose gli echi della sua voce provenienti dalla valle; il tono freddo e grigio che enuncia la nostalgia di una gioia svanita inasprita dalla solitudine del posto; canto inneggiante alla speranza che anticipa l’arrivo della primavera. Il primo e il terzo sono di Wilhelm Müller, l’altro di Karl August Varnhagen von Ense.

<   >   <   >   <   >

Diego CAPUANO (Bovino, Fg, 1741-Matera, 1830) Pugliese di nascita, napoletano di scuola, Diego Capuano viene considerato lucano per aver operato stabilmente a Matera dal marzo del 1772, quando l’Arcivescovo Carlo Parlati lo chiama a ricoprire la carica di M° di Cappella della Bruna, al marzo del 1830, anno della sua morte. Contemporaneamente alla direzione della Cappella musicale del Bruna il Capuano, a Matera, era impegnato in altri ragguardevoli incarichi ufficiali: organista della Cappella del SS. Sacramento; per il Procuratore della Reggia Udienza, compositore e direttore ufficiale dell’apparato musicale delle feste reali; la Giunta Comunale lo chiamava ad organizzare le onoranze musicali per solennizzare i festeggiamenti di S. Eustacchio; a Palazzo Lanfranchi era quasi di casa: essendo direttore del coro e dell’orchestra nei riti vespertini e della Messa cantata per le celebrazioni della Madonna del Carmine, ed insegnante di canto figurato al Seminario diocesano dove durante rilevanti ricorrenze eseguiva sue musiche cameristiche fra le quali potremmo identificare la Sonata in sol per tastiera. La Sonata si compone di due movimenti: l’Allegro spiritoso, notevole per brio e magistrale elaborazione tematica in stile gradevole; l’Allegro brillante dominato dalla smania di gioire momenti di esuberante vitalità esaltandosi in scorrevoli nuclei tematici di vorticosa giga.

<   >   <   >   <   >

Ferdinando Sebastiani (Capua, 1893-Napoli, 1860) per trent’anni primo clarinetto dell’orchestra del Teatro San Carlo ove per il suo elevata bravura esercitata si guadagnò un prestigioso posto nelle gerarchie di quella istituzione. Dal ’40 fece parte della società che gestiva i Teatri Reali della Capitale. Composero per il suo strumento Valentino Fioravanti e Saverio Mercadante. Con proprie composizioni e parafrasi su musiche di Ferdinando Paër, Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti venne applaudito oltre che nei teatri e sale da concerti italiani, anche a Vienna e a Parigi; qui  Gioacchino Rossini gli diede l’appellativo di “le père des clarinettes”. Giuseppe Verdi in omaggio al fascinoso talento musicale di Sebastiani, inserì l’assolo di clarinetto nella sinfonia della Luisa Miller.

<   >   <   >   <   >

Egidio Romualdo DUNI (Matera, 1709-Parigi, 1775) La storia lo indica quale padre della elegante ed agile opèra-comique che a sua volta genera i modelli del singspiel mozartiano, dell’operetta francese e danubiana e del musi-cal inglese. L’opèra-comique si sviluppa in Francia ma ha i suoi natali nella opulenta Reggia del ducato di Parma, allora caratterizzato dall’opera riformatrice del ministro francese Guglielmo de Tillot. Qui il Materano vi copriva la duplice veste di M° di Cappella e di istitutore della figlia maggiore dell’Infante Filippo e Luisa Elisabetta Borbone, la sfortunata Isabella che venne privata del titolo di Imperatrice d’Austria perché colta immaturamente dalla morte. Ah,quest’amore è una tipica ariette in forma di rondò del teatro francese del Materano che nell’opera La Fée Urgèle (Parigi, 1765), la protagonista Marion esegue mentre raccoglie fiori su un prato per attirare in una dolce imboscata un passante apparentemente occasionale, il cavaliere Robert, che lei ama segretamente e dal quale, con apparente riluttanza, si lascerà baciare.

<   >   <   >   <   >

Emanuele GIANTURCO (Avigliano, Pz, 1857 – Napoli, 1907) frequentò, contemporaneamente agli studi giuridici, i corsi di violoncello (con Gaetano Braga) e di composizione (con Giuseppe Puzone e Paolo Serrao) al conservatorio S. Pietro a Maiella. Ebbe a condiscepoli Camillo de Nardis e Ruggero Leoncavallo. Alla seconda accademia (‘78) in onore di Vincenzo Bellini, Francesco Florimo (1800-1888), organizzatore della stessa, lo elesse a rappresentare gli alunni del conservatorio con un discorso celebrativo. Dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza e il diploma in composizione gli si offrì la possibilità di insegnare all’ateneo e di dirigere una grande orchestra di New York. Di fronte all’arduo dilemma dovette rinunciare all’amore e al fuoco dell’arte che l’adescava col suo fascino. Dietro i consigli di Giustino Fortunato si attenne al desiderio paterno: scelse la via delle scienze giuridiche. Tuttavia coltivò la musica da nobile dilettane, nell’intimità familiare, senza professarla. Nelle tregue della vita ufficiale più volte partecipò ai concerti con sua moglie, violinista, accompagnandola al pianoforte; compose musica per piccola orchestra, complesso strumentale formato prevalentemente dai suoi numerosi figlioli, tutti con laurea universitaria e studi musicali. Dalle dediche recanti in calce ad alcune delle sue partiture musicali si può dedurre che siano state composte per lieti eventi, particolari anniversari familiari (A mia figlia Adriana, Alla signorina Rosa Miraglia, Alla nuova e simpatica cuginetta Bice Ponchiain), visite di ragguardevoli politici. Alla marchesa Rudinì, consorte di Antonio Starabba, presidente del Consiglio dei Ministri dedica la deliziosa danza Gavotte e Musette dell’odierno concerto.

<   >   <   >   <   >

Maurizio AGOSTINI (Firenze, 1978) L’aria Trasfigurazione, L’ultima cena, Davanti a Pilato. fa parte della terza decade della cantata Mysterium Matris Mariae. Il libreto deriva da Rosarium ex Horis ad usum Sarum, uno dei Rosari devozionali di epoca medievale intonati dai cattolici d’Inghilterra fino all’epoca Concilio tridentino. La cantata, con sobria vitalità, narra l’intera vita di Gesù in cinque decadi di dieci quartine di settenari: Annunciazione, Nascita e Adorazione dei Magi; Giovanni il Battista, le tentazioni, Resurrezione di Lazzaro; Trasfigurazione, L’ultima cena, Davanti a Pilato; Amore e dolcezza di Gesù sul monte della Morte; Deposizione, Resurrezione ed Esaltazione del Santo Rosario. La partitura comprende pianoforte, viola, soprano, mezzosoprano, tenore, baritono e basso. I due strumenti vantano dignità solistica; ogni cantante esegue un’aria ed interviene nelle brevi parti corali. nell’odierno programma si esegue l’aria Trasfigurazione, L’ultima cena, Davanti a Pilato.

Béla Bartók (Sânicolau, già Nagyszentmiklós 1881 New York 1945). Giovanissimo cominciò a studiare pianoforte con sua madre, si perfezionò all’Accademia Musicale di Budapest svolgendo ampia attività concertistica in patria e all’estero. Si occupò dello studio sistematico del vasto e importante patrimonio musicale folcloristico balcanico ed arabo. Dedicatosi presto alla composizione, riscosse ampi riconoscimenti e consensi acquistando notorietà internazionale Fu musicista profondamente partecipe dei grandi movimenti di rinnovamento artistico, culturale e sociale. Della sua vasta produzione musicale vanno ricordati l’opera Il castello di Barbablù1911, la pantomima in un atto Il manadarino meraviglioso, la cantata profana I cervi fatati e una larghissima messe di composizioni per orchestra e musica da camera alla quale appartiene la suite Danze popolari rumene del programma odierno, tutte con riferimento a movimenti e passi di danza tipici delle diverse tradizioni contadine. Furono composte nel 1915 elaborando sei danze popolari, originarie del folklore della Transilvania rumena ed intonate su scale modali della Grecia ellenica.

1) Danza col bastone: Musica energica e festosa. originaria di Voiniceni, provincia di Maros-Torda, distretto di Mures, Transilvania romena. Un Allegro moderato intonato su scale dorica ed eolica. Si balla con un bastone.

2) La cintura, Allegro, in modo dorico. Si danza in girotondo. Ha origine in Agris distretto di Mures.

3) Sul Posto, Andante, in modo eolico con influenze arabe, melodia caratterizzata da un passo lento per grado congiunto o per intervalli brevi; ricorda il repertorio per cornamusa. Come la precedente, ha origine nella zona di Agris

4) La danza del corno, tempo Moderato in modo misolidio con influenze arabe. Si balla al suono del bucium (strumento a fiato tradizionale, simile al corno alpino svizzero), viene dalla Torda-Aranyos, distretto di Alba

5) Polka romena, Allegro in modo lidio. Antica danza simile alla Polka moldava. Ha origine a Beius, nel distretto di Bihor al confine tra Romania e Ungheria. E’ una danza in movimento veloce, festoso, pieno di vita

6) Danza veloce, un Allegro esuberante imperniato sulla successione di tre modi ellenici: lidio, misolidio e dorico. Di andamento rapido, a passi veloci e movimenti brevi. Ha origine a Beius, distretto di Bihor.

Pietro Andrisani

<   >   <   >   <   >

Erika Imola GYARFAS nasce nel 1974, in Romania, da una famiglia di musicisti. da 5 a 14 anni di età studia violino con la prof.ssa Marianna Negrut.Si esibisce in varie formazione di musica da camera. A 12 anni è solista con la Filarmonica di Tirgu-Mures (Max Bruch, Legenda di Henryk Wienawsky, Balada di Ciprian Porumbescu, concerto di Jean-Baptiste Accolay, ecc). Nel 1988 si trasferisce in Italia dove prosegue i suoi studi presso il Conservatorio di La Spezia sotto la guida del M° Claudio Maffei. Nel ’94 si diploma con il massimo dei voti iniziando subito una brillante carriera che la porterà a collaborare con numerosi teatri e orchestre; dal ’96 ricopre il posto nella fila dei primi violini nell’orchestra del Teatro San Carlo di Napoli.

Maria Carla CURIA -soprano. Si diploma in Canto presso il Conservatorio di Musica “G. B. Martini” di Bologna, si laurea al D.A.M.S. con una tesi in Filosofia della musica dal titolo “ Il Traité de la voix nell’Harmonie universelle di Padre Mersenne”. Inizia la sua luminosa carriera di soprano partecipando in Sagre e Festivals musicali alla messinscena di opere di Claudio Monteverdi, Alessandro Scarlatti, Antonio Vivaldi, Johann Sebastian Bach e Leonardo Leo rappresentate in Patria e all’Estero d’oltr’Alpi e d’oltre Oceano. Ha cantato nella nona Sinfonia di Ludvig van Beethoven e nello Stabat Mater di Gioacchino Rossini. Di Rossini ha interpretato Clorinda nella Cenerentola, Berta nel Barbiere di Siviglia; è stata Musetta in Bohème di Giacomo Puccini. ha partecipato alle prime esecuzioni assolute  di Mandragola e L’Angelo di gesso del M° Maurizio Agostini.

Maurizio AGOSTINI nasce a Firenze nel 1978; si diploma in pianoforte col massimo dei voti presso il Conservatorio “Luigi Cherubini”, dove compie gli studi di strumento sotto la guida del M°. Giancarlo Cardini e quelli di Composizione sotto la guida del M° S. Sciarrino. Nel 1999 si perfeziona in direzione d’orchestra col M° Carlo Maria Giulini presso l’Accademia Chigiana di Siena. Nel 2011 è direttore musicale di palcoscenico presso il “Salzburgerfestspiele” nel Macbeth di Verdi (dir: M° Riccardo Muti, regia Peter. Stein, Wiener Philharmoniker). Dal 2008 è direttore musicale di palcoscenico presso il Teatro di San Carlo di Napoli dove, tra l’altro, ha diretto La Traviata, Tosca, I cantori di Brema ; nel 2012 le prime assolute dell’opera Viaggio in Italia e il balletto Peter Pan di G. Panariello, Don Trastullo di N. Jommelli, La Bohème, Cavalleria rusticana; nel 2013 Il Barbiere di Siviglia; nel 2014 il balletto Le Corseire, Don Checco di Nicola De Giosa e L’elisir d’amore; nel 2015 Turandot, La Serva Padrona (Expo Milano). Nel settembre 2017 inaugura la stagione dell’Opera di Dubai dirigendo “Le nozze di Figaro”.

Stefano BARTOLI (Figline Valdarno, 1973) inizia giovanissimo gli studi di clarinetto nella scuola di musica suo paese natale; si diploma nell’Istituto Pareggiato “Pietro Mascagni” di Livorno con il M° Giovanni Ricucci. Nel ’97 vince una borsa di studio all’Accademia Chigiana di Siena. Col suo clarinetto partecipa in complessi di musica da camera, in Italia ed in Brasile. In qualità di clarinetto solista suona in orchestre prestigiose italiane ed estere, quali: come l’Accademia di Santa Cecilia Orchestra Giovanile Italiana, Gustav Mahler Jugend Orkester, Orchestra Regionale Toscana, Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino dirette da Claudio Abbado, da Alfred Prinz ed Altri. Il 20 Ottobre del 2013, in occasione del 50° Anniversario della sala della Philharmonie, è stato invitato a suonare con l’orchestra dei Berliner Philharmoniker sotto la direzione di Sir. Simon Rattle. Nell’orchestra del Teatro San Carlo ricopre il posto di secondo clarinetto con l’obbligo del piccolo. Nel 2014, durante la stagione di musica da camera del Teatro San Carlo, ha suonato in trio con Karl Leister e Monica Leone al pianoforte.