Caverne, anfratti, reperti di siti archeologici e antichi segni millenari del passaggio dell’ uomo caratterizzano una pagina importante, e forse poco conosciuta della storia locale, che coinvolge l’ habitat rupestre e una età peculiare come il Paleolitico. A parlarcene con un attento e coordinato lavoro di èquipe sono tre studiosi del territorio come Federico Boenzi, Domenico Capolongo e Gianfranco Lionetti , che hanno raccolto nel lavoro ” Il Paleolitico nell’area materana nel contesto geologico ambientale” valutazioni, ricostruzioni, tra citazioni storiche, riscontri sul campo, mappe, dati e foto, quello che è stato il rapporto di quei siti con gli aspetti ambientali e geologici. Il lavoro nelle 90 pagine edite dalla Collana Parcomurgia e stampato, con la riconosciuta professionalità e qualità da Antezza editori di Matera, è un percorso davvero esaustivo sui giacimenti archeologici, antropologici e ambientali del comprensorio materano. Tre ” A” che legano le ” G” di geologia, geografia e alla morfologia della ” gravine” che riservano sorprese davvero interessanti, quanti conoscono solo in parte e magari in maniera superficiale di quello che altri, come il medico archeologo Domenico Ridola e altri studiosi, hanno scoperto con intuito o con metodi scientifici. Da allora il tempo è passato tra mutamenti climatici e fasi di antropizzazione, ma resta intatto o quasi (il degrado del tempo e l’azione dell’uomo sono sempre in agguato) quello che va studiato e visitato con l’umiltà di rispettare i luoghi e quello che rappresentano per la storia di Matera. E così la Grotta dei Pipistrelli nelle diverse fasi di indagine e la lunga filiera di grotte anonime e non lungo le gravine di Matera, di Picciano o del Bradano dai nomi della memoria o della natura sono uno stimolo a mettersi in marcia, armati di mappe, pazienza, attrezzatura adeguata e tanta pazienza per andarele a visitare una ad una. E gli stimoli fantasiosi non mancano: dalla grotta dell’Istrice a quella dell’Acino del Finocchio, dalla grotta della Femina a quella della Monaca a quella del Diavolo… Il resto lo troverete in un libro, entrato a far parte della Collana Parcomurgia, che non può mancare per qualità e serietà dell’apporto scientifico nella biblioteca dei materani che apprezzano la storia della città e del territorio.

LA PRESENTAZIONE DEL PRESIDENTE DEL PARCO

PIERFRANCESCO PELLECCHIA

 

Il territorio materano e l’area protetta del Parco della

Murgia Materana rappresentano nel modo più emblematico

un grande osservatorio naturale dove nell’arco di una storia

millenaria è possibile ricostruire il rapporto intimo

e ancestrale tra l’uomo e la natura, comprendendo come

i mutamenti geo-ambientali, geo-morfologici e geo-climatici

abbiano costituito un fattore determinante

nelle caratteristiche dell’ambiente fisico territoriale e nella

peculiare connotazione del paesaggio naturale e del paesaggio

antropizzato. L’evoluzione geologica del territorio, alla quale

si collegano l’evoluzione e lo sviluppo degli insediamenti

umani e la scelta delle loro ubicazioni, i processi

di trasformazione naturale e di trasformazione antropologica

delle aree territoriali, le interrelazioni tra sistema naturale

e sistema antropico nell’evoluzione storica del paesaggio, sono

fenomeni oggetto di uno studio che desta particolare interesse

soprattutto se riferito ad aree di particolare pregio culturale

e bellezza come l’area protetta del parco archeologico, storico,

naturale della murgia materana. Qui, in maniera davvero

sorprendente, sono presenti e si sono conservati

nel tempo numerosi segni e tracce di una storia ultrasecolare

che risale agli albori della civiltà primordiale. L’osservazione

attenta dell’area materana consente di compiere un vero

e proprio viaggio nel tempo che fa capire in modo tangibile

i cambiamenti che si sono succeduti nel corso delle diverse ere

ed epoche storiche, il supporto naturale che ha determinato

le condizioni favorevoli allo sviluppo della vita, l’adattamento

dell’uomo alle mutazioni ambientali, la nascita e l’evoluzione

dei primi insediamenti umani ed il complesso sistema

di relazioni che le comunità che hanno vissuto in questi

luoghi hanno instaurato con l’ambiente naturale ed il loro

spazio di vita.

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Percorrere il Parco esplorando l’intera area protetta

è quindi un’esperienza davvero affascinante in grado di offrire

sempre nuovi stimoli al lavoro degli studiosi, rafforzando

sempre di più la passione per la ricerca e la ricostruzione

più minuziosa delle fasi della nostra storia, dell’evoluzione

geologica e socio-antropologica dei luoghi, delle loro

trasformazioni nel tempo e di come l’uomo ha saputo

convivere e interagire con esse.

“Leggere” ed “interpretare” il paesaggio, osservare, ricercare,

scoprire tracce visibili ed invisibili, diventa straordinariamente

accattivante nel nostro territorio. Qui, i segni del dialogo

uomo-ambiente, nel legame tra paesaggio fisico e paesaggio

antropico, e gli indizi della storia nella profondità temporale

del paesaggio, fanno di tutta l’area materana un sito

archeologico di immenso interesse sotto il profilo culturale.

Imparare a “leggere” il paesaggio, nelle sue molteplici

sfaccettature, è quindi un’operazione indispensabile per

prendere vera coscienza dei nostri luoghi e coglierne tutto

il valore identitario. Conoscere il territorio e la sua storia,

comprenderne caratteri, qualità e peculiarità attraverso una

“lettura” attenta del paesaggio è un’operazione che ciascuno

deve imparare a compiere. Non certamente solo una lettura

estetica legata alla valutazione dell’impatto visivo e di come

esso riesca a colpire per bellezza l’osservatore, ma una lettura

percettiva ed emozionale tesa a scavare nel tessuto più

profondo della memoria storica di un determinato luogo.

Certamente ben differente è “l’interpretazione” del

paesaggio, compiuta dagli studiosi e dagli specialisti della

materia in riferimento ai vari aspetti che si possono esaminare

in relazione alle specifiche competenze. Importantissimo

è il loro contributo per tutti quelli, appassionati e non,

che vogliono approfondire la conoscenza dei luoghi, sotto

l’aspetto storico, naturalistico, geologico, morfologico,

antropologico, socio-culturale. In particolare, il contesto

geologico ambientale, appare sicuramente il punto di partenza

necessario per comprendere la dinamica del paesaggio in tutte

le sue molteplici sfaccettature. Sotto questo aspetto, il lavoro

degli illustri autori di questa pubblicazione rappresenta un

contributo davvero utilissimo per approfondire la nostra storia

e comprendere, partendo dal Paleolitico, come nel nostro

territorio, il continuo rapporto tra l’uomo e le condizioni geoambientali

rappresenti un elemento caratterizzante la genesi

dei luoghi. Molto interessante è la rivelazione rappresentata

da come l’uomo del Paleolitico fosse un vero e proprio esperto

nella “lettura” del paesaggio e nella capacità di riconoscerne

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i punti naturali di riferimento per la protezione, la difesa della

propria vita e la crescita delle formazioni sociali delle prime

comunità.

Lo sviluppo del villaggio antropologico si è quindi

conformato alle regole, ai ritmi della natura, ai mutamenti

dell’ambiente fisico, alla diversità ecologica, alla morfologia

e geologia dei luoghi, alle trasformazioni operate dal clima

e dagli eventi meteorologici, adattandosi ai caratteri e alle

riconfigurazioni dell’ambiente in seguito all’azione dei

fenomeni naturali. Nella continua ricerca di un rapporto

favorevole con il modellato terrestre, le civiltà del paleolitico

si sono perfettamente integrate nelle configurazioni

del paesaggio fisico cimentandosi in vere strategie

di adattamento nel rispetto degli equilibri naturali.

Gli uomini primitivi possedevano una conoscenza empirica

della natura, una percezione spontanea delle caratteristiche

del territorio favorevoli o contrarie alla sopravvivenza degli

insediamenti umani, basata sulle conseguenze del loro agire

per le necessità fondamentali di sostentamento e sui successi

e gli insuccessi delle loro azioni, e avevano rispetto e timore

per i fenomeni naturali.

L’esperienza acquisita dall’uomo, fin dalla sua comparsa

sulla terra, ha consentito alle prime comunità di mantenere

a lungo l’equilibrio nel sistema ambientale in cui vivevano,

e da cui traevano i mezzi di sussistenza, instaurando con esso

un rapporto di armonica comprensione.

Questo accadeva in un tempo lontano, purtroppo, come tutti

sanno, l’uomo contemporaneo e della tecnologia imperante

sembra sovente aver smarrito se stesso e le ragioni della

propria esistenza non riuscendo a recuperare il rapporto

simbiotico con la madre terra. Con il passare dei secoli,

in tempi recenti ed in molte parti del pianeta, gli interventi

umani sono divenuti sempre più estesi e distruttivi, facendo

perdere definitivamente l’originaria integrazione dell’uomo

con la natura, alterando i segni della storia, della genetica

del paesaggio, dei valori naturali e delle identità culturali

dei vari luoghi, danneggiando in modo irreversibile la qualità

del paesaggio e annullando i ricordi della memoria collettiva.

Tutti coloro che sono consapevoli di ciò, apprezzano

infinitamente, riconoscendoli come bene prezioso

da difendere e tutelare, i paesaggi che presentano aspetti

di naturalezza che mostrano in modo chiaro come l’intervento

umano si è rapportato ai fenomeni naturali e si è inserito nei

cicli della natura sulla base del rispetto e della comprensione

dei suoi processi.

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Ambienti naturali e paesaggi d’eccezione, tra i quali spicca,

a pieno titolo, l’area protetta della murgia materana, sito

archeologico e naturalistico, di grande bellezza e riconosciuto

enorme valore culturale, che mostra ancora oggi, in modo

chiaramente evidente, una ricca presenza di segni storici,

di significative tracce delle civiltà passate, dell’organizzazione

delle prime forme antropiche e della loro evoluzione nella

dinamica dei fenomeni naturali e delle forme del paesaggio.

Un encomio va al lavoro di studio degli autori di questa

pubblicazione, documento che arricchisce la “Collana del

Parco” sottolineando il carattere polisemico del paesaggio

dell’area materana, come risultato del primitivo legame

tra l’uomo ed il suo ambiente vitale. L’opera “Il Paleolitico

nell’area materana nel contesto geologico ambientale” porta,

infatti, il lettore a riflettere sul ruolo del paesaggio come

realtà molteplice, come entità fisica e antropica, risultato

dell’interazione tra azione dell’uomo ed evoluzione della realtà

naturale, permeata da culture e da tracce della stratificazione

storica, dei cambiamenti geo-morfologici e ambientali,

come premesse per le future mutazioni. Solo partendo dagli

albori della nostra civiltà millenaria e da queste riflessioni è

possibile comprendere tutti i passaggi successivi, il senso delle

trasformazioni, lo sviluppo del tessuto urbano e la particolare

architettura dello spettacolare complesso storico dei Sassi,

patrimonio mondiale dell’Umanità.

L’osservazione attenta del paesaggio di tutta l’area

materana, partendo dall’esplorazione murgiana, è il primo

passo per una riflessione più ampia sul territorio e per la

sua comprensione. Il paesaggio comunica spesso nella sua

dimensione visiva ed il nostro è, sotto questo punto di vista,

luogo di incomparabile fascino, seduzione e bellezza, ma gli

occhi devono imparare a guardare e vedere oltre, riflettendo

su ciascun elemento del paesaggio fisico e antropico e su ogni

sua trasformazione, riscoprendo l’unicità dei luoghi nella

temporalità storica e naturale da cui sorgono.

Riconoscere, nel territorio materano, il paesaggio come

espressione di una comunità che si è evoluta partendo

dalle azioni e dalle scelte degli uomini che per primi hanno

popolato questi luoghi, è operazione fondamentale per

il recupero integrale della nostra memoria storica.

Partire dalla genesi del paesaggio, sotto l’aspetto sia fisico che

antropizzato, risalendo alle prime forme di comunità, significa

preservare e valorizzare l’identità locale arricchendola via, via

di nuove interpretazioni. Questo è anche il punto di partenza

per perseguire azioni di tutela e salvaguardia dell’ambiente

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e del paesaggio, preservando gli ecosistemi e la qualità della

vita nella direzione della sostenibilità. Se qualità ambientale,

sviluppo economico, equità sociale, come si sa, sono le tre

dimensioni in cui si muove lo sviluppo sostenibile, la cultura

è la base che consente di perseguire questo obiettivo

integrando i tre aspetti indicati.

L’educazione gioca, pertanto, un ruolo fondamentale

in quanto strumento per la sensibilizzazione verso questi

temi, la partecipazione civica ed il rinnovamento culturale.

È necessario avvicinare tutti gli abitanti, già dalla prima

infanzia e in età scolare, alla conoscenza del paesaggio e

della sua particolare fisionomia, al riconoscimento di quella

identità storico-culturale che è stata impressa sul territorio

dalle comunità che lo hanno nei diversi secoli popolato,

dando valore alla specificità delle radici culturali

e all’importanza di conservare la memoria storica.

Il Parco, come bene comune, è laboratorio di tutto ciò.

Non un’isola separata dal resto del territorio ma un’area

pensata come luogo pienamente integrato nella compagine

territoriale, dove si possono svolgere tante attività nell’ottica

dell’educazione ambientale, della cittadinanza attiva

e dello sviluppo sostenibile. Un luogo dove l’essere umano

ha la possibilità di riprendere ad interagire con l’ambiente

naturale, prendendo coscienza che maggiore attenzione verso

essa significa maggiore benessere per l’essere umano.

Il Parco, quindi, come laboratorio di ritrovata armonia

con la natura e sperimentazione per una conoscenza più

approfondita e tangibile delle radici della identità del popolo

materano nella dimensione temporale delle diverse epoche

storiche, partendo dal punto in cui tutto è cominciato.

Sotto questo profilo, “Il Paleolitico nell’area materana

nel contesto geologico ambientale” è testimonianza lodevole

di uno studio interessante del nostro territorio, molto valido

per una corretta analisi del contesto ambientale nel quale

hanno agito e operato, integrandosi con la natura, gli uomini

che hanno abitato la nostra area territoriale migliaia

di anni fa. Il lavoro di Federico Boenzi, Domenico Capolongo

e Gianfranco Lionetti ha il pregio di mettere in risalto tutta

la ricchezza culturale dell’area murgiana sottolineando la sua

spiccata propensione ad essere terreno fertile per una didattica

laboratoriale multidisciplinare.

Il Parco, in modo particolare, si presta ad essere pensato

ed inteso come un entusiasmante laboratorio all’aperto,

in cui è possibile osservare, sperimentare, conoscere con

le metodologie della ricerca-azione, accrescere la cultura