Mentre le elefantiache, mediocri e arruffate istituzioni ufficiali si baloccano nei programmi culturali di quel ”che sarà e si farà” nel fatidico anno della Capitale europea della cultura, con una offerta preconfezionata che lascia fuori gli abitanti culturali, c’è chi con impegno e tanta voglia di fare promuove e cerca di approfondire l’argomento-attesa Matera 2019 facendo ”incoming” culturale. Gli appuntamenti del giovedì “Aspettando il 2019, cronaca,arte, storia, cultura, politica a cura del collega e scrittore Riccardo Riccardi, negli ipogei della Lopa di Antonella Passione via Bruno Buozzi n.13, sono la testimonianza che è possibile promuovere e approfondire con alcuni dei protagonisti di ieri e di oggi e con ospiti che vengono da fuori regione. E del resto, frase fatta o meno, si ripete da più parti che ” Se ce l’ha fatta Matera può farcela tutto il Sud”’ che ha una storia comune ma che per i ”bizantinismi” feudali e il familismo ”immorale” scoperto dal sociologo statunitense Banflied e approfondito da altri vedono ancora comprensori, comunità e territori preferire il ruolo di ”clientes” con la coppola in mano, rispetto a una autonomia decisionale che potrebbe smuovere e non poco le cose. Guardate cosa sta accadendo con le pressioni, l’accattonaggio per la richiesta di voti alle primarie del Pd  anche per i non iscritti nel solco della logica ” consenso per il potere…e servo vostro”. E di clientelismo, arretratezza culturale, politica, imprenditoriale, di difficoltà a fare rete, di Terra e di emigrazione si è parlato nell’ultima serata alla Lopa per il 2019 durante “La Conversazione con Vito De Bellis, autore dell’ultimo lavoro ”Oltre la terra il mare” Emigrazione-ieri, oggi e domani”, intervallata da brani letti dell’attrice Floriana Uva. L’amico Riccardo Riccardi, con il cuore e la mente tra Puglia e Basilicata ( la Lucania persiste nella storia e nella cultura) e con quel trait d’union rappresentato da Matera 2019 che spazia dalla Murgia a Bari alla Terra di Lavoro (l’esperienza di Di Vittorio e delle famiglie imprenditoriali ci stanno tutte) alla Terra d’Otranto, ha offerto utili e ”incalzanti” spunti di dibattito sui tanti perchè dei ritardi mostrati dal Sud nel non essere stato capace di dare e di darsi una svolta con l’avvento dello Stato Unitario post risorgimentale. Una sfilza di domande con tanti ”Perchè?” che hanno creato un po’ di imbarazzo nell’amico Vito De Bellis, costretto a rispondere spessp in ”pillole” su temi ampi ma di pertinenza per capire perchè (ci risiamo) i nostri giovani emigrano non più con la valigia di cartone come Pietro, protagonista del romanzo, ma con trolley e tablet al seguito. E la risposta è venuta citando un’altra ”T” , che è la Terra da non poter lavorare ieri come oggi. ” Ci vorrebbe un altro ’48” ripeteva il papà di Pietro, protagonista del romanzo,emigrato e tornato in tre occasioni dagli Stati Uniti all’inizio del Novecento, e cambiato al ritorno in Puglia, dopo essere venuto in contatto con le idee socialiste, la necessità della istruzione e della formazione che creano un uomo nuovo, responsabile che vorrebbe impegnarsi per un ”Mondo Nuovo”. Ma per questo servono riforme, un programma condiviso e la necessità di fare rete (cosa che continua a latitare nel Mezzogiorno) oltre a una classe politica, spesso largamente inferiore alle attese ma portata avanti da pratiche clientelari , frutto di un elettorato che ha delegato ad altri presente e futuro. Il fallimento o limite è tutto qui, con la piemontesizzazione del Mezzogiorno che ha , accelerato i tempi di costruire uno Stato Unitario, senza tenere conto di peculiarità e istanze, fino a sottrarre risorse preziose con una burocratica imposizione feudale. E la borghesia si adeguò facendo affari, ma impoverendo il Sud. Il Brigantaggio fu una delle risposte cruente, che alimentarono deportazioni ”obbligate” verso le aree industriale e l’emigrazione. Se la ‘Questione meridionale” è irrisolta, l’Italia a due e a tre velocità persiste e i giovani continuano a emigrare la risposta è nella mancanza di Terra, come ha ribadito l’ottimo Vito De Bellis, riannodando le fila del discorso. Senza lavoro di rete, cultura di impresa, partecipazione, spirito critico non andiamo da nessuna parte. Tanti gli esempi : dai tagli alle Università, che colpiscono guarda caso le città del Sud, alle infrastrutture viarie e tecnologiche con qualche piccola concessione per l’alta velocità ( ma che fatica) e le telecomunicazioni come il ”G5”. E poi c’è Matera 2019 che, al momento, è un calendario di eventi poco conosciuto e con tanti anglicismi progettuali (nè più nè meno come il latinorum del manzoniano avvocato Azzeccagarbugli) che destano diffidenza e perplessità tra gli abitanti culturali e non solo. Sarebbe stato meglio ”commissariare” la Fondazione come è stato fatto per Expo Milano 2015, ma si è preferito nascondere la cenere i frutti della putrefazione sotto il letto. E allora si va avanti, comunque. Forse spunterà il ‘Sole dell’Avvenire” ( campa cavallo…) nel solco dell’ottimismo ”spem et spes” o della speranza per la speranza, come ha auspicato Vito De Bellis. Ma c’è anche un altro detto popolare che recita : ” Chi di speranza vive, disperato muore”. Pessimismo? Dibattito aperto e non solo per Matera 2019. I giovani continueranno a fare esperienze e a trovare nuovi stimoli all’estero. E da noi? Non c’è “Terra” da lavorare. Certamente va dissodata con l’aratro della volontà e della lungimiranza, con tecniche biologiche, magari con l’apporto di fertilizzanti naturali come il letame…esempio di una filiera virtuosa, anche di saperi, che può fa fiorire culture valide anche per il futuro. A Vito De Bellis, compare di ricerche con Riccardo Riccardi, il compito e l’impegno di scrivere un altro libro a titolo invertito. ” Dal Mare alla Terra. Emigrazioni oggi, domani e ieri”, per raccontare (è auspicabile) il ritorno almeno di una parte degli emigranti con trolley, tablet verso la nostra Terra. Lo aspettiamo alla Lopa, naturalmente…