Una dozzina di giovani materani, italiani e stranieri che con il loro entusiasmo e professionalità si stanno ripiegando da qualche giorno nel Casino Padula, al rione Agna, per un laboratorio sperimentale che dovrà fornire utili indicazioni sui luoghi  ma anche attrezzature per fruire di spettacoli di vario tipo, non solo nella ” Capitale europea della cultura 2019” ma anche nel resto della Basilicata e , probabilmente, nelle regioni vicine. E così si stanno impegnando con matita, trapano, chiavi, dati, bulloni, listelli di legno, rigorosamente Apple Mac che per la progettualità e grafica sono ultra affidabili, profilati antesignani del design tridimensionali ispirati a un principio dei secoli passati e poi tanta voglia di fare, ideare, creare. E’ uno spaccato di Matera 2019 poco conosciuto alla comunità locale, per i noti e ”oggettivi” limiti di comunicazione che hanno accompagnato l’azione della Fondazione , il cui ruolo non è stato ancora ben recepito a causa della doppiezza, della mediocrità e degli opportunismi spesso clientelari della politica che hanno rallentato l’azione della Istituzione e accresciuto la ‘diffidenza’ con cittadini e abitanti culturali, anche a causa di una gestione economica e della governance contrassegnata da troppe pagine oscure. Ma spetta ad altri illuminarle. Il laboratorio dell’Open design school ha avviato un censimento degli spazi aperti e al chiuso, con una scheda legata a funzioni, dimensioni, per accogliere a Matera e in altri comuni della Basilicata, eventi e spettacoli legati alla programmazione della ” Capitale europea della cultura per il 2019”. I risultati defintivi saranno pronti entro l’8 marzo 2018 grazie ai laboratori di progettazione che vedono coinvolte professionalità italiane e straniere . Li abbiamo visti lavorare sui tavoli assemblati da loro e confrontarsi volentieri con i ragazzi del Liceo Artistico, accompagnati dai docenti e questo ci ricorda, per certi versi, la utile ma poco compresa esperienza di Unmonastery che produsse non pochi progetti di sostenibilità urbana, che ci piacerebbe fossero recuperati e attuati. Avrebbero dovuto farlo l’Amministrazione comunale, ma il livello di attenzione e non solo culturale è basso e non c’e da aspettarsi nulla o quasi. E meno che meno con la rancida marmellata del ”governissimo”. L’attività che si svolge all’interno di Casino Padula, un fabbricato rurale del secolo scorso destinato a servizi di quartiere che il Comune ha concesso in uso alla Fondazione, è incentrata sul un laboratorio di sperimentazione interdisciplinare con il compito di progettare e realizzare le infrastrutture di servizio necessarie all’attuazione del programma culturale del 2019. Il lavoro di schedatura dei siti disponibili- è stato detto nel corso dell’incontro- porterà successivamente a una scrematura degli spazi e dei luoghi destinati ad accogliere gli eventi per la installazione dei palchi e di altre infrastrutture , prodotti dai giovani professionisti dell’Open design school. Un altro spaccato del lavoro dei ragazzi e dei loro tutor. I post-it muticolori con indicazioni in italiano e inglese contrassegnano una intera parete, degli ambienti di Casino Padula, una parte di quello che i ragazzi stanno producendo con tanti sopralluoghi sul campo. Ci siamo soffermati sulle schede del rione Piccianello, dove abitiamo, e possiamo constatare che i ragazzi hanno fatto un buon lavoro. Il ”laboratorio” produrrà,inoltre, anche una Open street map digitalizzata che sarà utili per raggiungere e fruire i luoghi dell’animazione culturale. E vediamo chi sono questi giovani che dalla esperienza materana sperano di avere altre opportunità nella vita. Sono Antonio Elettrico (architetto di Matera), Giulia Finazzi (architetto di Genova), Elisa Giuliano ( Exhibition designer ) di Alessandria, Alberto Lago (structural engineer di Bassano del Grappa), Gabriella Mastrangelo (designer di Taranto), Artemis Papageorgiu (designer di Atene Grecia), Davide Tagliabue (artigiano di Monza) per la sezione ”palchi e allestimenti in spazio pubblico”, Annegret Boenemann (graphic designer di Menden Germania), Silvia Cafora (architetto di Milano), Pierangelo Laterza (fotografo di Montescaglioso), Rossella Nicoletti (landscape designer o del paesaggio di Matera), Gustavo Velho ( visual designer o designer dei media di San Paolo del Brasile) che ci stanno davvero bene accanto a una ”musa ispiratrice” rappresentata dalla mostra di disegni, elaborazioni e abachi del 1974 dell’architetto Gakutoshi Kojima, autore di una proposta per il Teatro dei Sassi presentata al concorso internazionale di idee per il recupero dei rioni Sassi. Il concorso, lo ricordiamo, a quanti non c’erano per motivi anagrafici o non si sono informati venne espletato nel 1977. Non ci furono vincitori ma quelle proposte, dalle ex aequo alle successive,fu un punto di partenza per la legge speciale 771/86 e per l’attivazione dei due piani biennali di recupero. Chissà ,e ci piacerebbe fosse possibile, che il progettista giapponese fosse ancora ancora in vita per riprendere con gli occhi di oggi quella ”illuminazione” progettuale e nimimalista, non impattante, ideata quasi 45 anni fa. Fondazione al lavoro, siamo alla vigilia del 2019, e i problemi sopratutto logistici accanto a quello delle risorse non mancano.La Fondazione cerca spazi. Sta cercando altre soluzioni per ospitare attività progettuali e gestionali anche in relazione a nuove assunzioni. come da bando, e altre che potrebbero venire con eventuai comandi e designazioni dagli enti fondatori, operazione quest’ultima destinata a procurare non poche polemiche. Restiamo per ora alla logistica, che è il problema più impellente. L’indicazione di Casino Padula è stata una necessità, vista la impossibilità e nessuno sa per quanto ( nè tantomeno l’assessore alle politiche sociali Mariangela Liantonio ne ha contezza) quando sarà possibile riottenere la funzionalità del Palazzo del Casale, a causa di un contenzioso tra l’impresa e il Comune dopo i lavori di restauro …causati da un lungo periodo di degrado e di abbandono. Una catena di sprechi che ha messo a nudo la mediocrità della politica, incapace di gestire o affidare in gestione contenitori pubblici. Naturalmente non ci sono responsabili, perchè pagano i cittadini, come sempre. E allora si cercano soluzioni e nuovi spazi. Lo abbiamo sentito in consiglio comunale con una richiesta specifica avanzata dal Pd per i locali a pianterreno del Palazzo dell’Annunziata. Una richiesta tutta da verificare e da prendere con le pinze, visto che su un’ala a pianterreno ci sono già Regione e Apt Basilicata per il punto di informazione turistica ”Open Basilicata”. Risulta libera la sala della Mediateca, mentre sull’altro versante – quello di via Roma- a pianterreno del Palazzo ci sono l’Associazione Maria Santissima della Bruna e la biblioteca per ragazzi dedicata a Pinocchio. Altri siti liberi? Si parla del Teatro di borgo La Martella, voci per una parte dell’asilo di via Gramsci per il quale si dovrà espletare bando di assegnazione. Suggeriamo una parte deggli ambienti della Regione in via Annibale di Francia,ormai a funzione ridotte visto l’accentramento di tanti servizi a Potenza. E poi privati. Locali sfitti? Quanti ne volete e centrali. Nel frattempo Open design school a lavoro all’insegna delle 3 ” P” inglesi o in italiano della L.P.A “Luoghi, persone e attività, che sono i temi – come detto Rossella Tarantino Manager Sviluppo e Relazioni della Fondazione nel corso della conferenza stampa, alla quale hanno partecipato anche Rita Orlando coordinatrice del progetto, il collega Serafino Paternoster coordinatore della comunicazione e l’assessore comunale alle politiche sociali Mariangela Liantonio -che caratterizzeranno l’azione della Fondazione e l’Open design school ne è uno dei pilastri portanti di quanto la città e la Basilicata intendono fare per la programmazione culturale del 2019”. Il 19 febbraio, intanto, tutti al Palasport per la festa del Volontariato.