Eravamo abituati, sopratutto a dicembre, agli appuntamenti con le produzioni delle compagnie dialettali che a Matera erano solite riempire il vecchio Duni, ma quest’anno nulla o quasi. Poche hanno scelto soluzioni alternative, come la veterana  Talia teatro, che ha utilizzato il suo spazio nei Sassi per n pregevole lavoro ” Cristo qui non è disceso” sulla produzione leviana. Un’altra realtà come il teatro Povero presenterà al Duni il lavoro in vernacolo ” U’ Cristion’r ca cant’n” il prossimo 20 gennaio. Mentre una organizzazione importante come il consorzio Teatri Uniti di Basilicata ha fatto, ancora una volta, la scelta di Casa Cava e il 18 gennaio esordirà con ”Il Cantico dei cantici” di Roberto Latini, la prima delle proposte interessanti e di qualità del cartellone 2018. Del resto alternative non ce ne sono e a un anno dall’appuntamento per ” Matera capitale europea della cultura per il 2019” la soluzione teatro non c’è. Si è perso tempo ed è inutile piangere sulle occasioni mancate. Sappiamo perchè, per quali respinsabilità e per come. Anche se, come ripetono gli ottimisti inguaribili, la ” speranza è l’ultima a morire” che fa il paio del tetto contrastante ” chi di speranza vive disperato muore’ e non la buttiamo in politica… altrimenti saremmo al lumicino o quasi. Un pizzico di ottimismo, a quanto pare, viene comunque dai riscontri ” a occhio nudo” dai carotaggi effettuati negli strati argillosi della Cava del Sole. Non sembra che nel sottosuolo in quella antica cava privata, e ora di proprietà comunale, ci siamo sedimenti inquinanti allarmanti paventati alla vigilia. Certo si attendono i riscontri degli esami di laboratorio, per chiudere una vicenda contrassegnata da ”toni alti” e da qualche strumentalizzazione, che hanno coinvolto progettista, Fondazione ” Matera-Basilicata 2019” programma Open design School e associazioni professionali. Nel caso di riscontro positivo, comunque, si potrebbe voltare pagina, con il bando e i lavori per realizzare quel progetto di struttura ”temporanea’ e polifunzionale, proposta dall’architetto Antonio Mattia Acito, da destinare agli spettacoli, teatro compreso. Non sappiamo se, dopo una fase di polemiche, si possa recuperare il tempo perso. Ma tentare non nuoce. Uno spiraglio, chissà, potrebbe riaprirsi anche sul vecchio Duni qualora si dovesse concretizzare una ipotesi di acquisizione di privati, per ora ferma a livello di buone intenzioni. Anche qui stesso discorso. Ci sono volontà e tempo per farlo, comunque, a un anno da Matera 2019? Anche qui c’è un progetto presentato dall’architetto Luigi Acito alla presenza, ricordiamo, del critico d’arte Vittorio Sgarbi di imprenditori e amministratori locali proprio nel vecchio Duni. Il sipario ,per ora, resta abbassato anche per altre soluzioni come quella di un teatro tenda che privati potrebbero realizzare lungo la statale 99 per Altamura, e per attivare il teatro di Borgo La Martella. In attesa di soluzione la vicenda del cineteatro Kennedy, mentre proseguono i lavori e senza sosta per il cinema Comunale. La fortuna della città, paradossalmente, è quella di non aver cominciato i lavori di riqualificazione dell’auditorium “Roberto Gervasio”. Una struttura annessa al Conservatorio ”E.R Duni’ che sta consentendo lo svolgimento delle iniziative del festival Duni e di Matera in Musica e di tutta una serie di iniziative musicali e culturali presentate da istituzioni e associazioni. Lunga vita all’Auditorium. Ma non è pensabile che ci si possa presentare per  Matera 2019 senza uno spazio idoneo per lo svolgimento di eventi e spettacoli musicali e teatrali . E non meravigliamoci se alcuni  servizi sui media italiani e stranieri, accanto alle gratificanti attestazioni che vedono la Città dei Sassi tra le mete preferite,  continuino a indicare tra le ”pecche” della capitale europea della cultura 2019 il Teatro e altri opere infrastrutturali e di trasporto. Sono il frutto di errori, leggerezze, della mediocrità e degli opportunismi di certa parte politica che ha svenduto Matera e le sue potenzialità per un posto sul predellino del potere, facendo pagare un prezzo alto alla città…e alla sua visibilità europea. Personaggi che meriterebbero la gogna , come accadeva nel Medioevo, per un teatro dal vivo da rappresentare in piazza e,magari, tra i tanti eventi da realizzare alle 19.19 di ogni 19 del mese. Anche questo è teatro che seppellirebbe il teatrino della politica. Ma ci servono teatri al coperto.Se per la Cava del Sole e per il Duni si può fare,  allora … Chi puo’ si dia una mossa.