E’ sempre gradevole tornare a visitare i musei della Città dei Sassi, a maggior ragione se a chiedertelo è, con entusiasmo, una bimba di nove anni ancora da compiere.

E se lo fa, come in questo caso,  a seguito di una recente “uscita” scolastica ti riempie ancor di più il cuore di gratitudine per quelle “maestre” che (nonostante gli episodi irrispettosi che la cronaca registra a danno dei docenti in genere) fanno il loro prezioso e certosino lavoro quotidiano di cesellature di queste nostre piccole creaturine che crescono.

E che possono crescere bene (oltre che per il lavoro educativo genitoriale) soprattutto se viene loro istillato dagli educatori scolastici (nella fattispecie, per dar onore al merito, la scuola primaria dell’istituto comprensivo Pascoli) la curiosità e  l’amore per la conoscenza.

“Uscita” scolastica al museo che era, a sua volta, stata preceduta da un’altra visita sul tema e, precisamente, al villaggio neolitico sulla murgia materana dove si era svolto anche un laboratorio di graffiti sul tufo con la realizzazione da parte di ognuno di un” lavoretto” (di cui alla foto che segue) custodito poi gelosamente nelle loro case.

Già ieri sera, passandoci davanti, la richiesta di entrare a visitare il Museo Ridola perchè gi “era piaciuto tanto” quando era venuta con la scuola. Ma era tardi e si è rinviato a questa mattina.

Puntuale dopo la sveglia è tornata la richiesta. Quindi rapida colazione e poi subito in centro. Superato il calvario della ricerca di un parcheggio ci si è ritrovati dinanzi al botteghino del Ridola.

E così, presi per mano da questa piccola grande guida, siamo stati accompagnati in quello che è, ogni volta, uno straordinario tuffo nel nostro profondissimo passato.  Dopo le prime teche e il nostro apprezzamento per la beltà di quei reperti primordiali  esposti, ci è stato detto dalla nostra baby accompagnatrice che il bello doveva ancora venire. Che più avanti c’era la parte che lei preferiva.

Ed in effetti ci siamo trovati in una zona di nuovo allestimento, con la ricostruzione alquanto suggestiva di ambienti “cavernicoli” in cui si svolgeva la vita primordiale  del paleolitico e neolitico,  che è davvero meritevole di essere visitato anche da chi è già stato altre volte in queste sale a godere della beltà di quei reperti che il lavoro certosino degli archeologi (di cui Ridola fu esimio esponente) ci ha messo a disposizione.

E’ poi la volta della visita alla ricostruzione di habitat del villaggio di Trasanello, quindi la risalita al piano superiore con l’ampio salone e il suggestivo lungo corridoio di teche di vasi e oggetti vari che non finiscono mai di stupire per i loro decori e fatture.

La visita al Ridola si conclude con la moderna ed ampia sala in cui è allestita la mostra itinerante sul calcio azzurro, sulla gloria mondiale italica che fù. Tra le coppe conquistate e le magliette indossate da calciatori che hanno fatto la storia della nostra nazionale. Con il boato dei tifosi e la voce dei telecronisti proviente da una TV che rimanda le immagini gloriose di notti magiche a far da colonna sonora. Una sorta di coltello che si rigira nella ferita di questa esclusione dall’agone russo.

Ma fortunatamente è una visita breve -quest’ultima- essendo la parte del museo poco apprezzata dalla nostra piccola guida che alla vista degli scarpini di “Baggio” in bella mostra ci obbietta, sconsolata, cosa ci sia di tanto interessante da vedere in quelle scarpe e magliette “vecchie”. Una verità che può apparire tale solo a chi non è ancora contagiato dal “tifo”.

E comunque, per chi ama il calcio…ed avesse voglia di farsi un pò male con quei gloriosi cimeli, consigliamo di fare in fretta ad andare a vederli. Questa mostra, infatti,  rimarrà aperta solo sino al prossimo cinque luglio, con ingresso gratuito.

Un buon pretesto per vedere o rivedere (con la novità del recente riallestimento) i tesori custoditi da questo importante museo cittadino con soli 2 euro e 50 (e i bambini che non pagano).

Un luogo di cultura che con un pannello su una parete ci ricorda la evoluzione della nostra specie, quasi un ammonimento, un sollecito a continuare ad istruirci ed evolverci. E senza cultura, senza la conoscenza, il rischio di una “involuzione” sociologica oltre che umana è sempre lì in agguato.