Mi hanno detto che c’era un comico in città… pensavo si riferissero a me e, invece, era un’altro…e con ingresso gratis”. E’ stata, questa, l’unica battuta “politica” di Dino Paradiso (che pure è cresciuto a pane e politica) dal palchetto dello IAC -Centro Arti Integrate, prima dell’avvio dell’improbabile “intervista” di Andrea Santantonio le cui domande (comprese quelle del pubblico) sono state solo la miccia per scatenare la sua sempre più pirotecnica ed irresistibile comicità.

Una battuta che ha però sintetizzato, da par suo, la sensazione provata di chi (come noi) aveva appena assistito alla performance appena svoltosi nel tardo pomeriggio sul palco del Duni, con in scena Matteo Renzi (quarantacinque minuti circa) che ha riproposto il suo solito “one man show” (http://giornalemio.it/politica/renzi-a-matera-con-toto-ironia-e-un-abbraccio-a-maria/)con relativo corredo di fotogrammi (Salvini in una moschea) e video (di Berlusconi, Totò e Kennedy), e che ora si apprestava, nel giro di poche ore, ad assistere al secondo spettacoli costellato da battute comiche.

Un format scontato quello di Matteo, lo stesso con cui si esibì la prima volta a Matera, nel Cinema Comunale. E come allora, ancora ieri sera, alla fine del suo passeggiare sul palco (con quei pantaloni forse un po’ troppo corti) e della recita del suo canovaccio (sagaci battute sugli avversari, pochi riferimenti a quanto realizzato dal suo governo -ha fatto “troppo” ha detto-, pochissimi sul programma elettorale) la sensazione è stata sempre quella: un vuoto pneumatico. Davvero impressionante.

Oltre a pillole di propaganda (dispensate con la spocchia di sempre), all’onesta ammissione del suo rapporto “difficile” con i referendum e del flop sulla “buona scuola” (“dobbiamo essere stati davvero molto bravi a scontentare tutti“); oltre alle battute (che è il suo vero talento, sebbene un meno smalto del solito)  che strappano gli applausi dei fans, il nulla. Con la consapevolezza a fine  show (perché di questo si è trattato) di avere assistito ad un lungo spot, con un’artista per altro in calo di forma.

Mentre, magari, qualcuno si aspettava il discorso di uno statista, di un leader politico di caratura nazionale, ben argomentato, come pure sarebbe stato utile e necessario allo scopo.

Ma così è se vi pare. Ed anche se non vi pare.

Ecco giunta l’ora di dirigersi verso il secondo show della serata, annunciato dallo IAC come “una discussione simpatica con Dino Paradiso”.

Paradiso -che a differenza della concorrenza serale- come il buon vino, migliora sempre più (e lo noti soprattutto se assisti ad i suoi spettacoli a distanza sostanziosa), ha spiegato come/dove nasce la sua comicità, le ispirazioni, il suo vestito di scena, la sua immersione sin dalla nascita nella commedia dell’arte che aleggiava nella dimensione popolare del suo paese d’origine.

La sua performance  ha risposto esattamente alle aspettative dei numerosi presenti, anzi è andato oltre l’immaginabile e l’atteso. Ci si è sbellicati dalle risate dall’inizio (le 21,00) sino a poco prima delle 23,00 quando si è stati costretti a malincuore a chiudere la chiacchierata a più voci, dominata dalla sua verve fulminante.

Dai suoi inizi, con la osservazione dei “diversi” (in fondo siamo tutti diversi in natura – i gemelli, fa rilevare, sono una eccezione –dice giustamente) per farne imitazioni esilaranti, assumendone movenze e maschere, ma mai per dileggio. Perché lui nasce -racconta ancora- come imitatore proprio dei “diversi” della sua Bernalda, dei suoi stessi familiari che scopre si muovono con una gesticolazione -sebbene naturale- tipica della commedia dell’arte (come se l’avessero studiata).

Racconti e aneddoti di paese sparati a raffica, con personaggi che sembrano nati dalla penna di uno scrittore di testi comici ma lui che assicura essere reali. Come quel giovanottone alto e muscoloso che a chi lo dileggiava per non avere un pelo sul petto rispondeva tutto tronfio: “sulla roccia non cresce un filo d’erba”.

Oppure la ilare descrizione della divisione interna delle case lucane, tutte uguali (lungo corridoio, bagno in fondo e stanza da pranzo inviolabile) e dei rapporti donna/uomo (nessuna decisione è possibile senza l’assenso della donna di casa), il tutto confermato da una platea che si sbellicava dalle risate per il suo efficace modo di rappresentarle.

E così alla fine della serata, volendo fare un paragone tra i due show non c’è storia. Nettamente superiore quello di Dino rispetto a quello di Matteo: più efficace, più pregno di cognizioni, migliore l’abito di scena e -soprattutto- molto più credibile.

Nonostante ambedue gli attori -come nella Commedia dell’Arte- erano caratterizzati da eccellenti doti mimiche, buona parlantina, un’essenziale fantasia e la capacità di sincronizzarsi perfettamente con il pubblico.

E se Dino, considerato i tanti comici che si spacciano per politici (lui che la politica la conosce bene sin da ragazzo, da militante di base e con esperienza nelle istituzioni) tornasse a fare politica…ora che la politica sembra richiedere anche doti artistiche? Mai dire mai….

Ne sentiremmo delle belle, forse con meno balle!

A proposito, complimenti ai ragazzi dello IAC, davvero straordinari con questa loro creatura.