Ricevo un lettera da Stefano Boenzi, credo giovane, che mi muove obiezioni circa la mia opposizione alla proposta di intitolare il Teatro Duni a Guerrieri (http://giornalemio.it/cultura/teatro-duni-o-guerrieri/).

Ecco la lettera, ed ecco la risposta. Credo che gli amici di Giornalemio,it abbiano il dovere di vigilare su questo come su altri temi che riguardano la storia e la cultura materana, in questo periodo, purtroppo, dal Sindaco De Ruggieri lette con occhio strabico. Cui, peraltro, seguono decisioni incancellabili.

Stefano Boenzi
19 luglio 2017 at 09:26

Gentile Professore, ho letto con interesse il Suo articolo.
Devo osservare , però , che omette di riferire che già il Conservatorio di Matera con annesso auditorium è intitolato al compositore Egidio Romualdo Duni, mentre il Liceo classico è intitolato al fratello giurista del compositore.
Pertanto ritengo che l’idea di intitolare a Guerrieri il Cinema-teatro non sia così errata. In città la memoria del musicista del Settecento è già stata onorata.
Gerardo Guerrieri, tra le altre tantissime cose, come lei ben sa, è stato il co-sceneggiatore di “Ladri di biciclette” , vincitore di un Premio Oscar come miglio film straniero nel 1950. Stiamo parlando anche di uno dei manifesti del Partito Comunista. Il Realismo dell’epoca era pura, onesta e sincera rappresentazione della realtà.
Molti anni più tardi un altro grande del cinema italiano, Monicelli, gridò allo scandalo quando vide, nel film di Benigni “la vita è bella”, pure vincitore di un Oscar come miglio film straniero, il falso storico del carro armato sovietico trasformatosi in un carro armato americano. Negli anni ’50 era sufficiente l’onestà intellettuale di Guerrieri per vincere un Oscar negli Stati Uniti.
Cordiali saluti

Caro Stefano,
non mi piace discutere di persone che non ci sono, a rischio di urtare la suscettibilità di quelli che ci sono: amici, parenti, figli, fratelli, sorelle. In premessa, anzi, chiedo loro scusa.

So bene, ovviamente, che il Conservatorio è dedicato e Egidio Romualdo Duni. Il doppione, però, non è stato creato da chi intitolò il cinema all’inizio del secolo e, poi, nel 1949 il Cine-Teatro. Il Conservatorio avrebbero potuto intitolarlo ad Antonio Duni (1700 ca-1766 ca), altro fratello di Egidio, grande musicista, che, dopo aver girato per tutte le più importanti corti di Europa, moriva a Schwerin, in Germania. Alcuni lo ritengono superiore a Egidio. Meglio ancora avrebbero fatto a intitolarlo a Francesco Duni (1670-1742), padre di tutti i Duni, maestro della cappella della Bruna, che, a tutti i quindici figli, insegnò la musica, facendo di casa sua, in Rione Celso, nel Sasso Caveoso, un vero e proprio Conservatorio.

Ma veniamo a Guerrieri. Giustamente, gli è stato dato onore a Grottole, essendo di famiglia grottolese, ricca e nobile. Guerrieri, però, non ha nulla a che vedere con Matera, essendovi solo nato. In fasce fu portato a Milano, poi a Roma. Mi piacerebbe che tu mi dica quando e come Guerrieri si è occupato di Matera, dei suoi Sassi, dei suoi contadini, della sua miseria, della sua cultura… Guerrieri, a Matera, è già stato onorato, qualche settimana fa, con targa apposta, quasi furtivamente, sul palazzo Giura Longo, dove nacque. Mi domando se è stata interessata la Soprintendenza.

Come vedi, caro Stefano, c’è anche un problema di metodo. Un sindaco di una città capitale europea della cultura, medaglia d’oro ai valori della Resistenza, non può ritenersi un uomo solo al comando. Voglio dire che non può non rispettare le regole della democrazia; non può non sentire il Consiglio Comunale; non può limitarsi ad ascoltare suggerimenti che vengono da persone a lui vicine o familiari o politici variamente interessati. Non può percorrere solo scalette private. Il Sindaco di Grottole ha deciso per Grottole. E ha fatto bene.

Il nostro Sindaco, negli ultimi tempi, intitola strade e affacci a iosa, sistematicamente scavalcando la legge dei dieci anni e cancellando toponimi. Voglio ripetere che l’intitolazione di una strada o di un edificio pubblico, caro Stefano, è una cosa seria. Il nome della strada o dell’edificio deve immediatamente risvegliare sentimenti, storia, etica… Ecco perché è buona regola aspettare dieci anni e, sotto ogni nome, mettere data di nascita, di morte e ruolo svolto. Cosa che per Matera non si è fatta e il nostro Sindaco non ha pensato di fare. Posso dirti che 999 materani su 1000 non sanno chi è Guerrieri. Tutti ignoranti? O è perché Guerrieri non appartiene alla nostra storia?

Prova invece a chiedere chi era “Ciccillo il capobanda”, alias Francesco Paolicelli. Era un piccolissimo venditore di cose comuni (aghi, spilli, rocchetti, pennini) in via San Biagio che, pensa un po’, tra gli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso, seppe riaccendere in Matera l’attenzione per la musica, organizzando un banda municipale. Lo faceva in una città che non si può dire abbia avuto una tradizione musicale, tranne che nel Settecento e nella prima metà dell’Ottocento, in coincidenza della esistenza della Cappella musicale della Bruna. Chiuso il negozietto, a sera, e tutte le domeniche, “Ciccillo il capobanda”, in un ipogeo della stessa via san Biagio, buio, umido e tetro, insegnava musica a decine i ragazzi che poi arruolava nella banda municipale. Erano anni di miseria, a cavallo della guerra. Qualcuno di quei ragazzi rimediava qualche pranzo e qualche lira. Spesso erano ragazzi sottratti a deviazioni di altra natura. In quegli anni del dopoguerra, devi sapere, si fece un qualche nome la “malavita di san Biagio”.

Mi dicono che “Ciccillo il capobanda”, autore anche di musiche, era in contatto con Mascagni, quando questi era “capobanda “ a Cerignola. Nessuno ha pensato di dedicare a Ciccillo una strada, un’aula del Conservatorio. Forse perché non era di famiglia nobile, non aveva amici che contano e, con caramelle di una lira, a noi ragazzi vendeva quaderni dalla carta spugnosa, in cui l’inchiostro si spandeva a macchia d’olio.

E magari fosse stato olio!